COSENZA NON E' LA CITTA' DEI JUGALI

La risposta di Radio Ciroma alle dichiarazioni fatte a mezzo stampa dal Comune di Cosenza

di: La Ciroma

Esimio Direttore, ritorniamo, sperando di non annoiare più di tanto i suoi lettori, ancora sulla contestazione delle associazioni cosentine attuata durante la presentazione dell’ “Estate in Città” organizzata dal comune di Cosenza. Ché quella che organizza il comune di Cosenza questo è, poiché sia per impostazione, che per contenuti nulla ha a che vedere con Invasioni. Chermesse che non è stata tutta luci, senza dubbio, ma è stata certamente ben altra cosa dalla forma del semplice intrattenimento qual è confinata oggi. Tutti l’han capito, lo sanno, nonostante l’insistenza a voler affermare il contrario di Antonante. A ben vedere però all’interno della casa comunale, è solo lui così pervicace nell’ impuntarsi: perché all’assessore alla Cultura e Culto ( Dionesalvi, ha anche questa delega), direbbero a Roma non gliene po’…. de meno, in quanto nulla sa delle Invasioni, e gli interessa solo che ci sia spettacolo e amen. Insomma l’atteggiamento di Antonante non si capisce. Bah ognuno ha le sue fisime. Magari penserà ad una diminutio delle sue funzioni, nell’organizzare degli spettacoli durante il periodo estivo per chi resta in città e non ha la possibilità di andare a villeggiare. Non c’è nulla di male, invece. Rende o Castrolibero non s’inventa chissà quali genialate intellettualoidi per programmare una serie di avvenimenti d’intrattenimento. Noi di Ciroma eravamo alla conferenza di presentazione, con altre associazioni che a vario titolo e merito si danno da fare nel campo della produzione e della fruizione di spettacoli e cultura in questa città, per protestare contro la decisione del comune di privatizzare, il capannone dell’ex deposito ferroviario. Decisione per lo meno discutibile, perché presa senza dar conto del proprio operato alla città intera, senza, apparentemente, seguire una logica culturale o un qualsiasi piano di settore, senza spiegarne, sempre alla città. Il Comune senza pensarci troppo ha decretato, così di botto, che nell’ex deposito, ci dovrà essere impiantato un caffè letterario o culturale. Quelle robe che andavano alla moda tempo fa. Secondo quale studio sui bisogni logistici e funzionali della città si è giunti a tale determinazione? Buh! Si è agito cerando d’ interpretare e dare sfogo a quali bisogni di giovani e meno giovani di questa città? Non è dato sapere. Nulla è dato sapere del come il comune sia giunto alla determinazione che la città abbia impellente necessità di un caffè sì fatto, e proprio lì in quel luogo, tanto, per la miseria, che il comune s’immola e si fa carico di fornire lui stesso la struttura. Caffè tanto indispensabile e imprescindibile per la città che il comune, non ha predisposto a tal uso una sua struttura qualsiasi ma una costruzione che durante l’anno viene utilizzata per concerti esposizioni di quadri, di presepi, presentazioni di libri, che, per dirla com’ è, è sede di un bel viavai. L’urgenza, il bisogno, le ragioni, ecco come associazioni cittadine avremmo voluto sapere: così impariamo. Fra le altre anomalie c’è d’annotare che, in questo caso, succede il contrario di come avviene per consolidata prassi e cioè: non è il privato che vedendo il posto centrale fiuta l’affare e fa la proposta al Comune ma è il Comune che fa fare l’affare al privato. L’idea poi che il privato sia la panacea di tutti i problemi del mondo è una tale panzana ma talmente radicata desolatamente e pervicacemente nella testa dei signori del Pd, da non essere stati per nulla scalfiti dal crollo dell’ideologia liberista (ovviamente non del capitalismo) dopo i disastri del credo "finanziarizzazione uber alles" e le pesanti pezze che il pubblico ha dovuto mettere per sanare i guai creati dalla speculazione privatistica. Neanche sfiorati. Ma evidentemente se non l’han capita i Pd nazionali, figurasi i nostri che stanno in provincia. Chissà quando arriverà il fatidico: contrordine compagni! Oddio c’è qualcuno o qualcuna invaghita di D’Alema che come Giuda prontamente ha rinnegato il Blairismo stella cometa dei Capitani coraggiosi e della teoria dell’arricchimento per merito al grido di Fateci Sognare. Pentita, urla dalla tv locali che ci vogliono i valori (quali si guarda bene da elencarli). Come farà lei che ha avuto fortuna per merito, adesso ad imporre agli altri l’arricchimento per valori? Bah? Come si fa a girare con l’immaginetta in tasca di quel D’ Alema che quando gli faceva gioco e cassa ha distrutto la collegialità del vecchio Pds, con il famoso chi vince piglia tutto e niente più bilancini per salvaguardare le minoranze del partito; quello stesso della teoria del partito leggero e del decisionismo imperante e che ora scopre che ci vuole la collegialità; ora che un po’ a lui e ai suoi seguaci li han messi in ombra. Ma è altra storia ci scusi la divagazione. Eravamo là per protestare perché fra l’altro in più occasioni avevamo invitato a un pubblico dibattito i rappresentanti del Comune a spiegarci, ma nessuno ci aveva dato ascolto come a dire ch’eravamo invisibili, da ciò anche la maschera che rende tutti uguali e nessuno. Eravamo lì per la protesta, farà noia ma quando ci vuole alzare la voce e i toni non è male. Avevamo deciso di far andare avanti un po’ la presentazione di Estate in Città e poi legger il nostro documento. Ma via via che gli assessori Bozzo (che dice testualmente: “il momento clou delle Invasioni, sarà un funambulo che attraversa il centro storico”. E qui è volata qualche pernacchia) e Dionesalvi ( che pare capitato lì per caso e lascerà gestire ad Antonante, l’ambaradan), la Vuono, capisce che non è aria saluta e basta. I primi due si soffermano lautamente su programmi, progetti, culturali, immaginifiche sorti future della cultura cosentina grazie a loro e all’Estate in Città. E magnificenze per i giovani e tutto il meridione, il mediterraneo. Progettazioni, da far tremare i polsi, mica robe buttate lì per caso. Robe che siamo solo all’inizio vedrete dopo, a settembre e il prossimo anno che popò di culturale vien fuori. Tu immagini che lavoro d’equipe e di che portata ci sarà stato per partorir una tale genialata del genere. Finché: non escon fuori due paginette fotocopiate piene di amenità scambiate per paroloni con i quali imbonire magari un pubblico da bar. Finché: qualcuno chiede ad Antonante ma che vorrà dire mai questo che avete scritto: il Sud della mente? O la Mobilità degli intellettuali mediterranei. Sì perché di migrazioni concettuali se n’è sentito parlare ma di mobilità si conosce, quella classica della meccanica e tutt’al più quella che viene imposta, e quindi senza alcuna accezione positiva nei licenziamenti o preamboli di licenziamenti sui posti di lavoro. Antonante pare cadere dalle nuvole e dice sottovoce, io non ne so niente, tranne poi ad assumersi la responsabilità di quella pagina che ha in calce la sua firma ma di cui non ha letto niente. Poi qualcuno gli chiede come mai non la si vede in giro e candidamente Antonante dice d’essere dovuto andare in giro per la sua attività di direttore artistico del Rendano (pensiamo noi). Com’è stata preparata la chermesse estiva s’intuisce. Ancora la Mossuto ci dice che all’ultimo momento han dovuto fare la trattativa privata per aggiudicare il piano di comunicazione della festa. Si tratta di pubblicità. Appunto assegnata all’ultimo momento tanto che non c’è uno straccio di battage pubblicitario in città. Gli stand della Villa Vecchia. Ci dicono che il bando è uscito il giorno prima della presentazione. Da dietro la sala viene fuori, d’un tratto, il vero direttore artistico dell’Estate in Città e non solo di quella. Colui il quale da anni mette pezze all’inettitudine dell’assessorato alla cultura. Il mitico manager Iacobino, lui ci dice apertamente che Caparezza, Solomon Burke e Palma, li ha portati lui di sua sponde e, si capisce, senza seguire richieste di alcun tipo se non il classico: trovaci qualcosa che vada bene. Alla faccia della programmazione, alla faccia degli indirizzi culturali. Qui siamo di fronte all’improvvisazione più becera, venduta per altro. L’arte dell’arrangio accattone, contrabbandato per scienza e organigramma. T' incazzi o no? Anche per merito di Antonante; per quanto ha fatto in tanti anni d’attività col teatro dell’Acquario, Cosenza non è la città dei jugali, che te li puoi giocare con due parole “messe lì, che fanno strano”. Eravamo andati per far la protesta, ne siamo usciti fuori indignati. Insomma fate l’Estate in Città, fra l’altro non è neanche tanto cattiva, ma che bisogno avete di vendercela come frutto ragionato d’indirizzo culturale o stupidate del genere? Cosenza intera, non solo la sinistra cosentina, non merita quest’epilogo.  

12/07/2009 18.11.30

MENU' APPROFONDIMENTI

>>

Il servizio di Metrosat sulla conferenza stampa di Invasioni [ASCOLTA]


 
 
 
 
 
   
   
   

Copyleft © 2004 RADIO CIROMA Laboratorio di cultura e comunicazione