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Tractor Lovers vol. VI – Larssen

10 novembre 2012 | ciroma 4 commenti stampa stampa
 

La redazione di Soca Beat decide di allargare le sue congiunture, facendo focus on su uno dei suoi campi di riferimento, tra i bpm sparati a 360° e le altre sonorità bastarde che, ogni giovedì, riesce a farvi inalare tramite l’etere. Producer, Dj e protagonisti della scena italiana, messi di fronte alla domanda di raccontare quel mondo dalla mescola diversificata che noi chiamiamo bass music. Suoni che, questa volta, si trasformano in parole che creano sfumature viste dagli occhi di chi, in quell’ambiente, ci vive e sa farsene travolgere.

Tractor Lovers
vol. VI:

Larssen

(a cura di Francesco Cristiano e Marcello Farno)

(Istruzioni per la lettura: prima di iniziare premi play, keep the sound)

Gabriele Panico aka Larssen sonda i sentieri della musica elettronica dagli anni ’90. All’attività di dj si affianca presto l’esplorazione per tecniche e macchine che hanno rivoluzionato la club music e le dancehall: sampling, overdubbing, le Roland 303 e 808, i synths analogici e gli inseparabili nastri magnetici.Si esibisce in numerosi festival in Italia e all’estero, condividendo il palco con Mouse On Mars, Plaid, Jimi Tenor, Navigator, Africa Hitech e molti altri. Infaticabile producer e remixer, ha prodotto per diverse etichette continentali. Dal 2008 collabora stabilmente con la Pocket Panther Records, dando alle stampe diversi singoli. Proprio per la label romana, in estate, ha pubblicato il suo nuovo album “Pninism”, accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica in tutta Europa e catturando l’attenzione di network come Generation Bass, ZZK, Radio RAI, Radio Popolare. Divenuto resident dj della londinese Nasty FM, è considerato da diverse testate specializzate (Resident Advisor, Tsugi, Rolling Stone Magazine, Rumore, Blow Up)“un pioniere della bass music made in Italy”. Un vero e proprio ambasciatore del suono italico nelle più importanti piattaforme europee.

QUALCOSA SI MUOVE

Larssen, all’anagrafe Gabriele Panico, di origine pugliese, è musicista, dj e produttore tra i più personali ed identificativi per il tessuto italiano indipendente. Personalità dai più volti appunto, ma sempre nascosti sotto lo stesso cervello, ha in sé almeno due elementi che lo contraddistinguono dal resto: ricerca e passione. “Inizia tutto nel momento in cui ho scoperto e mi sono innamorato della musica elettronica. Partendo da ascolti comuni come il punk inglese e le derive americane, la fascinazione per il mondo delle frequenze è nata inizialmente attraverso i canali mainstream. Ad un certo punto, ironicamente, quasi per gioco” – come lui stesso tiene a sottolineare – “la faccenda si è fatta seria e si è accentuata, grazie alla folgorazione per il catalogo della Warp Records che, ancora oggi, rimane una sorta di alba per quel che riguarda una certa categoria di suoni e musicalità”. Non si scopre certo l’acqua calda dunque a ribadire che, le produzioni made in Warp, siano state catalizzatore di influenze, nei ’90, per tutta una serie di etichette e produttori.

Non meno importanza risiede in quelle che di Larssen, sono le radici musicali: “La Puglia, i ritmi reggae, dub, hip hop mi hanno fatto scoprire l’importanza della bassline, da cui sono stato letteralmente rapito. Non importa se la sentivo sotto un cantato roots o dei riverberi, lei avanzava implacabile come uno spirito oscuro”.

E così, attorno ai primi anni ’90, Larssen inizia a mettere su carta e su nastro le sue prime idee musicali, mantenendo ancora oggi lo stesso approccio. “In fin dei conti – racconta – le cose che funzionano e che rapiscono il cervello non si cambiano. Il mio centro nevralgico di produzione ruota ancora oggi, attorno alle macchine della Roland, in particolare la 303 e la 808″.

Analogical Power dunque. Rispetto a chi fa musica completamente in digitale così, nei suoni di Larssen i processi tecnologici hanno esclusivamente un ruolo di contorno ed affinamento sonoro. “Il digitale, nonostante il massiccio uso che se ne fa oggi, rimane per me, un processo finale, anche fondamentale, ma da considerarsi come un ultimo passo per completare il tutto. Arriva sempre dopo l’analogico”.

ASCOLTI FONDAMENTALI

A questo punto, tendere le orecchie, riuscire ad approcciare ritmi ed ascolti differenti, diventa la base dalla quale partire. “Non è solo una questione di ascoltare musica, per carpire ed entrare dentro quello che poi sarà lo stile da seguire. È più che altro un’attitudine culturale, un desiderio che parte dalla volontà di prendere confidenza con tutti i tipi di approccio compositivo, così come si fa con un qualsiasi strumento musicale”.

Dal canto suo, la filosofia maturata in anni di ascolti differenti, è legata in primo luogo a quella sana ed inguaribile malattia che si chiama comprare dischi. “Vinili in particolare. Se proprio devo essere sincero è un po’ la mia missione. Non mi definisco né un feticista né un collezionista – continua – ma più che altro un sentimentalista della musica, ed in parte, sono contrario alla musica esclusivamente in digitale, poiché rivedo in questa forma l’abitudine dell’usa e getta, cosa che non mi appartiene assolutamente”.

Quindi, nel catalogo di Larssen troviamo al primo posto l’amore e la passione, come già si diceva, per le releases di scuola Warp, assieme ai prodotti Reflex o Tempa, e i suoni, irripetibili, di gente come Digital Mystikz. Ovvio che, come lui stesso tiene a precisare, “la ricerca musicale e l’ascolto ti portano a fare anche dei viaggi nel passato, a scoprire delle cose parallele che mai avresti immaginato, partendo dal jazz, dal soul, passando per i ritmi funk ed arrivando a toccare il dub jamaicano degli anni ’70″.

3/3

Larssen così si spoglia ed inizia a raccontare le anime che lo compongono: “Mi divido in 3/3 – spiega – come Larssen produco esclusivamente musica elettronica, come Gabriele Panico sono legato alla musica contemporanea e alla scrittura di musica per film e documentari. In uno scenario così ampio” – sottolinea – “per quanto quelle descritte sopra, siano strade ben distinte, fanno capolinea ad un’unica testa, la mia. È normale quindi che, gli studi di composizione legati alla musica contemporanea, entrino in qualche modo nel mio modo di fare dubstep”. Un discorso che non fa una grinza e che parte dalle avanguardie della musica elettronica, fino ad arrivare ai giorni nostri. “Dai primi macchinari giganteschi a Stockhausen, passando per l’approfondimento su stereofonia e quadrifonia, arrivando a toccare i produttori di musica jamaican, in particolar modo quel filone dub anni ’70 che mi ha cambiato l’esistenza.” Appare quasi scontato che, in tutto questo marasma sonoro, la parte sperimentale si leghi in maniera indissolubile al suo personale concetto di dancefloor.

POCKET PANTHER – PNINISM – PUGLIA SOUNDS

Alcuni sodalizi nascono da incontri casuali, specie quando in mezzo ci si ritrova assieme a persone unite dalle stesse motivazioni e con la stessa passione. A Larssen infatti, è successo che “subito dopo un dj set a Roma, dove in passato ho anche vissuto, ho incontrato Giovanni Gentilucci, label manager della Pocket Panther, etichetta romana dedita alla musica elettronica. Interessatosi da subito alle mie basslines e alla mia interpretazione di dubstep, è nato questo matrimonio felice, culminato e coronato con l’uscita di “Pninism” che raccoglie un po’ gli ultimi anni delle mie produzioni in un sol colpo”. Il disco, ha visto luce prima in formato digitale e poi in formato fisico, attorno al maggio 2012. Parlando della sua creatura, Larseen racconta che in “Pninism” “confluiscono gli ultimi miei anni di ricerca sulla bass music, dediti soprattutto alla creazione di un mio personal sound, uscendo dal classico schema del singolo. La voglia di chiudere 14 episodi sonori in un disco, coincide con il fatto di volere creare un unico capitolo dove racchiudere tutti i miei deliri e annesse sfumature” Il disco infatti, è un insieme di derivazioni e variazioni di colore sonoro, dalla “terra di nessuno del garage uk, alle reminescenze dub, arrivando a toccare l’eredità della jungle music”.

Ad un certo punto poi, durante il confenzionamento di questo lavoro, Larssen si è imbattuto in un altro sodalizio, quello con Puglia Sounds. “Il fatto di aver incontrato Puglia Sounds” racconta “mi ha dato la possibilità di entrare all’interno di un meccanismo molto efficace. Se decidi di essere un musicista, un dj o un produttore, è fondamentale capire come programmare la tua esistenza, dalla produzione fino alla promozione dei tuoi lavori. L’avere al mio fianco questa realtà” continua “mi ha permesso di fare il mio lavoro nel migliore modo possibile e di rimanere indipendente ma, ambendo a tutti gli obiettivi che si pone un artista da mainstream” conclude. In definitiva, un esperimento con il quale si può riuscire a sfruttare gli stessi canali e mezzi di produttori che scelgono la via della massa.

TECNICHE – SCELTE – OPINIONI

È obbligatorio, arrivati a questo punto, entrare nella pancia della creatura per sviscerare tecniche, scelte e considerazioni squisitamente sul lato compositivo. Il nostro produttore, è uno di quelli che ama partire dalle cosiddette scatolette. “Qualsiasi punto di partenza” inizia a spiegare “mi vede all’opera con qualcosa di analogico. Il resto, una volta creato un brano, viene trasferito in digitale, per rifinire il tutto nel migliore dei modi. Ancora oggi” continua “mi piace registrare su di un nastro da 8″ e 1/2, abbassando la risoluzione sonora per ottenere un suono più caldo e dalle tinte… più fisiche. In questo caso” puntualizza “i mezzi tecnologici ed il digitale ti permettono maggiori soluzioni.”

Il punto cardine che unisce tutto questo però, è la magia e l’amore che solo certi suoni sono capaci di trasmettere. Cosa che puntualmente ricade nei dj set, suonati quasi interamente su vinile: “I miei dj set sono a trazione vinilistica. La magia di un dj la puoi trovare già nella sua borsa, composta al suo interno da mille reparti, con varie scelte stilistiche e sonore. È vero che il mio mezzo espressivo preferito sono i vinili” puntualizza “ma è pur vero che la tecnologia ti permette, grazie ad un laptop, di suonare quello che ancora non hai stampato su vinile. La sensazione di un Paese musicalmente depresso come quello italiano però, ti fa capire che l’unica spiaggia affollata è quella della musica in digitale, che si riflette nella cultura. Il sistema culturale di un Paese è fondamentale e si riflette indirettamente sul mercato. Se tu sei un Paese a trazione televisiva, è normale che vendi meno giradischi, meno vinili, meno cd, meno di tutto. Ti faccio un esempio, per concludere. A casa mia l’apparecchio elettronico più usato è il giradischi, fuori casa mia la televisione. Ci sarà un perché”.

ATTITUDINE

E così, come si sarà capito, Gabriele Panico aka Larssen è uno di quegli artisti che oltre ad una sua precisa filosofia ha sviluppato una certa attitudine nei confronti del dancefloor e della musica elettronica.”La mia attitudine” ci tiene a ribadire “è quella di ricercare, trovare delle soluzioni interessanti, farmi strada su nuovi sentieri e in alcuni casi asfaltarli. Il mio divertimento in questa faccenda musicale parte dalla voglia di costruire nuovi orizzonti e in qualche modo, dare spazio a tutte le mie componenti personali. Non ultimo, il fatto di creare delle armonie che stiano in piedi musicalmente e che non abbiano solo presa in un dancefloor. Fare musica con tutta l’eredità che questo nome comporta”.

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