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Recensione: Alberto Dubito – Erravamo giovani stranieri

12 dicembre 2012 | francesco a.k.a. china 1 commento stampa stampa
 

A te, ipocrita lettore
mon frère,
(o stimato conoscente)

Rivolte a te forse sono le frasi tra trattini, le anacenosi.

Le poche frasi che compongono l’intro di questo libro, fan già capire lo spirito di Alberto, un corpo che, sfortunatamente, il 25 aprile 2012 ha lasciato questo mondo. A dirla tutta questo scritto, catalogabile soltanto nella forma come libro, è qualcosa di più. Nel mio immaginario, si fa spazio una betoniera che impasta una rabbia malinconia fuori dal normale e un desiderio di ribellione che sa di puro, vero e tangibile.

Le parole sembrano tremare davanti a questo schermo perchè non è assolutamente facile parlare delle opere di un poeta e cantante andato via troppo presto e che ha lasciato un immenso forziere di parole radicate ed intrise in un disagio palpabile, con un significato che sconvolge i tuoi ideali, i tuoi pensieri e le tue certezze.
Un libro da leggere tutto d’un fiato, senza neanche pensarci, che invade con i suoi mille significati e le mille sfaccettature ogni singolo anfratto del tuo corpo. Non c’è spazio al realismo, le parole che fluttuano nel tuo cervello si incastrano, cambiano continuamente forma e colore e ti portano davanti agli occhi istantanee indelebili. Talvolta è come rituffarsi in prima fila in un corteo con il cordone della polizia a far capire chi comanda, altre volte è come sentire il freddo umido e pungente di una periferia o come trasmettere in etere, parole e musica da una gelida stanzetta di qualche emittente libera ed indipendente.
Spesso è semplicemente la consapevolezza dei suoi personaggi erranti che prende  forma.

Il problema dei vuoti
è che tu nei miei non nuoti

Erravamo giovani stranieri, opera divisa in tre parti inframezzate da una manciata di istantanee con didiscalie evocative (poesie – prose – canzoni) e arricchita da altrettanti scritti ad opera di Lello Voce, Marco Philopat e Andrea Scarabelli, ha come filo conduttore la musica. Alberto infatti rimane l’anima dei Disturbati dalla Cuiete, un gruppo contaminato dalla sperimentazione della sua poesia in rime e dalle atmosfere intrise di rap e derivati urbani.

Di recente uscita, supervisionato dal produttore e dj Walter Bonnot Buonanno, impreziosito dai feat di Lello Voce e da M1 dei Dead Prez, è La frustrazione del lunedì (e altre storie delle periferie arruginite).  Ascoltare questo disco, per altro fuori in tutti gli store digitali, è il miglior modo per capire fino in fondo la completezza, la rabbia e la genialità delle parole che erano racchiuse in Alberto Dubito. Le parole che compongono i vari testi, una su tutte Generazione di pentole a pressione,  sintetizzano al meglio le parole dette sopra e si incastrano magistralmente con la ritmica dei beat, dando vita a nuovi linguaggi espressivi, anche se questa è un’altra storia.

Lo sforzo di Agenzia X nel far uscire così presto questa raccolta di testi ed immagini, è stato quello, seppur con l’animo intriso di tristezza e dolore, di ripercorrere meticolosamente i testi di Alberto con la solita ed eccelsa convinzione che l’accompagna da sempre; offrire al pubblico questi scritti come segno di condivisione artistica, di affetto e di memoria, il miglior esercizio della mente umana.

“Abe era un poeta e i poeti non muoiono mai.” Lello Voce

ARTISTA: Alberto Dubito
TITOLO: Erravamo giovani stranieri
CASA EDITRICE: Agenzia X

LINK UTILI:

www.agenziax.it
www.facebook.com/Disturbati

PER APPROFONDIRE

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