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Donne, violenza e femminicidio. Basta silenzio.

30 dicembre 2012 | ciroma nessun commento stampa stampa
 

Quasi quotidianamente leggiamo sui quotidiani o ascoltiamo ai tg di donne che vengono uccise, a cui viene tolta la vita, senza pietà, senza amore, senza rispetto. A morire sono madri, figlie, fidanzate. Ad uccidere sempre la stessa mano l’uomo, il maschio, la bestia, declinato nei vari gradi affettivi: marito, figlio, fidanzato.
La violenza sulle donne come pratica secolare. La donna cosiderata come oggetto, come soprammobile per soddisfare tutte le voglie e le volontà del maschio dominante, del maschio padrone.
Queste tipologie di omicidi vengono definiti come “omicidi passionali”. Mi sono sempre chiesta cosa c’entri la passione con l’omicidio, che nesso ci sia. Ma non ho trovato risposte plausibili ad avvalorare questa tesi. Ostinatamente però si continua ad accostare due termini così in antitesi tra loro.

La passione non porta all’omicidio e l’omicidio non può essere compiuto per o con passionalità amorosa. Si uccide per odio, per cattiveria, per possessione morbosa e malata: “Se non posso averti io non ti avrà nessuno. Sei e dovrai essere solo mia. Nessuno ti amerà mai più di me”. Menti malate.
La violenza però non scaturisce così da un giorno all’altro, segue degli iter e ha una gradualità la cui curva di mostruosità aumenta e si esaspera freneticamente fino a giungere a un punto di non ritorno. Uccidere. Assassinare. Ammazzare. Cancellare dal mondo. Spegnere un’esistenza. Appagare il rifiuto con il sangue. Eliminare la vita.

Semplificando (e forse facendolo sbagliatamente) le cose vanno spesso così: lei lascia lui, lui diviene molesto, chiamate ad ogni ora del giorno e della notte, violenza psicologica; aggressioni fisiche sberle, calci, pugni, lei irriconoscibile va al pronto soccorso una prima, una seconda e una terza volta quindi denuncia il suo ex trasformatosi in stalker; varie misure inutili che non tutelano per nulla la donna; dopo poco lei viene uccisa e indovinate chi è stato? E’ stato lui! L’uomo che diceva di amarla. Schemi standardizzati, biechi, che cancellano le storie individuali tramutando le donne in numeri, nuovamente in oggetti che fanno notizia.

Noi donne sempre vittime anche quando ci ribelliamo, quando denunciamo, quando decidiamo di sfidare apertamentente anche se con paura il mostro. Noi che paghiamo sempre con la vita e che incassiamo ingiustizia sopra ingiustizia. La giustizia non si consuma in un’aula di tribunale dopo la nostra morte, la giustizia viene fatta quando io donna in pericolo, denunciando lo stalker, ho salva la vita e posso costruire il mio futuro, realizzare i miei sogni e vivere in tranquillità senza la paura di essere uccisa da un momento all’altro. Nella realtà invece la donna vive sempre in uno stato di soggezione e paura, violentata in primo luogo psicologicamente, demolita nell’anima prima che nel corpo, una non vita che si trascina per lungo tempo, tempo infinito. Scatta la denuncia. E poi di nuovo violenza psicologica, violenza fisica, atto eclatante, cadavere.

E poi c’è chi pensa che la donna se la sia cercata, che è la donna a provocare il proprio assassino quindi la razionalità mi impone di pensare che la donna merita di essere uccisa! Proprio così! Ora è il caso di quel sacerdote di Lerici che qualche giorno fa ha affisso sulla porta della sua chiesa un volantino riportando un estratto della lettera apostolica “Mulieres dignitatem” commentata dall’editorialista di Pontifex.it dal titolo: “Donne e femminicidio facciano sana autocritica. Quante volte provocano?” in cui si accusano le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. L’ennesima vergogna tutta italiana.
Dopo le mille polemiche scatenate da questo nuovo caso di discriminazione portato avanti da un “uomo di chiesa” ritornerà di nuovo il buio, fino a un nuovo femminicidio, poi di nuovo polemiche, promesse e di nuovo il buio. Sempre e solo donna oggetto, donna desiderio, donna corpo, donna schiava. Mai o solo raramente Donna Soggetto, Donna Persona, Donna Essere umano, Donna Libertà, Donna intelletto.

Facciamoci un esame di coscienza generale.
Donne noi in primis diveniamo cambiamento, uniamoci e lottiamo per affermare il nostro Essere, per difenderci a vicenda, per essere la spalla e il bastone su cui poggiarci quando non ce la facciamo più, diveniamo nuova r-esistenza, si r-esiste in tanti modi, combattiamo per i nostri diritti che non ci vengono mai riconosciuti ma che sulla carta esistono anche se mal scritti e inefficaci, riscriviamo la nostra storia, rivoluzioniamo insieme il nostro quotidiano, la battaglia anche di una sola deve divenire la battaglia di tutte noi perché se anche solo un’altra di noi verrà uccisa la responsabilità sarà anche nostra che non abbiamo fatto nulla per evitarlo, facciamo rete, solidarizziamo, non continuiamo a vivere come tante galassie sperdute in quest’universo sbagliato, diveniamo mondo nel mondo.

Chantal Castiglione

briganterossa.blogspot.it

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