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heavy rotation – gennaio / febbraio 2013

25 gennaio 2013 | ciroma 2 commenti stampa stampa
 

Action Dead Mouse – Divided City Anthem

Post something loop orchestra così si definiscono gli Action Dead Mouse. In tre, da Bologna, arrivati in questo inizio d’anno alla pubblicazione contemporanea di due diverse release. La prima è un EP, “Perchè questa casa ci esplode negli occhi?”. Quattro tracce, cantate in italiano e licenziate dai tizi di Triste (free download da qui). La seconda è un invece un LP, “ä”, sette tracce fuori per i francesi di Greed Recordings (anche questo lo scarichi gratis qui). Un concept quest’ultimo che mira a raccontare attraverso suggestioni post-rock e tiro e attitudine chiaramente emocore, la città di Berlino. Sette drittissime impressioni, sette panorami catturati dagli angoli più immaginifici della città degli orsi.

Bad Religion – Fuck You
Sono tornati i Bad Religion, usciti in questo inizio 2013 con True North. Inutile presentarli, per noi i Bad Religion sono una colonna portante del punk/rock mondiale, mai banali nè nei testi nè negli arrangiamenti, in più in questo album rispolverano una rabbia ed una concisione degna dei loro primi lavori: 16 brani e poco più di 30 minuti. Dunque una piacevolissima conferma questo sedicesimo lavoro dei Bad Religion. Il brano scelto è emblematico di questa loro ritrovata rabbia Fuck You ed in questo periodo di campagna elettorale ci sembra molto azzeccato l’invito dei nostri.

Beach Fossils – Shallow

Prendete i Beach Boys e immergeteli in uno scenario cupo, tipo figlio del post-punk. Alzate la manopola del delay e otterrete in cambio una miriade di band, sbocciate nel cuore degli States a partire da un paio di anni fa. I Beach Fossils sono figli diretti di questa stessa ondata, probabilmente una delle band che, assieme a Real Estate e Best Coast, portava avanti al meglio il manifesto della scena. Questo “Clash The Truth”, loro secondo lavoro, arriva sul piatto pronto a sancire una volta per tutte la verità. E, ci riesce. Pezzi leggeri, che corrono via sull’asfalto della tangenziale, dream quanto basta per immaginarci appresso un qualsiasi scenario retro-nostalgia.

BoomDaBash ft. DJ Double S – The Message

Era il 1982 quando Grandmaster Flash and The Furious Five scrissero in modo indelebile una pagina dell’hip hop statunitense, pubblicando l’album “The Message” che conteneva l’omonimo singolo. Si parla di frustrazioni e vita nel ghetto, probabilmente per la prima volta, mescolando sapientemente “Rappers Delight” della Sugarhill Gang e “Another one bites the dust” dei Queen. Trent’anni dopo, i BoomDaBash, uno dei gruppi reggae italiani portatori del sound salentino, miscelato fra il dialetto e l’inglese jamaicano, sbarcano in Usa per un paio di date. Il resto lo si trova in free download dal loro sito; uno street video girato a NYC che porta il titolo del brano di cui sopra con beat e scratch ad opera di uno dei personaggi più influenti dell’hip hop nostrano, DJ Double S.

Dj Lugi – Brigante – Cario M. – Tony Polo – Già Già Love – Dj Peeticchio - Akira Funky Powa

Non parliamo di una traccia ma di un vero e proprio manifesto; all’interno troviamo vari pezzi di Calabria, vecchi e nuovi, conosciuti o meno, ma uniti da alcuni caratteri: l’hip hop, il groove e il Made in Calabria. Uscito il 7 gennaio e scaricabile in free download da Audioplate Records (audioplate.com), al grido del coinvolgente ritornello “a rima è sull’ottava, akira funky powa, calabria people“, Lugi al beat, Brigante, Cario M., Tony Polo, Già Già Love con Peeticchio allo scratch, danno prova che tutti assieme l’hip hop, oltre che cultura e musica, diventa un valore aggiunto che ti rischiara le giornata.

Dropkick Murphys – The Boys Are Back

Il 2013 si apre con il ritorno di uno dei nostri gruppi preferiti: i Dropkick Murphys che sono usciti con un nuovo album “Signed And Sealed In Blood”. C’è poco da dire sui Dropkick, per noi sono gli AC/DC del celtic punk e, come al solito, il loro lavoro profuma di birra, sudore, Irlanda, nostalgia, esuberanza, divertimento e poghi sotto al palco. Dodici brani con cui i Dropkick non vogliono e non devono dimostrare nulla, si divertono da sempre a suonare e cantare i brani assieme ai loro fan ed anche questa volta ci riescono alla grande. Ed allora corriamo al pub a prendere una birra e mettiamo gli auricolari a palla.

J Dilla / Ghostface Killah / MF Doom – Sniper Elite & Murder Goons

Icona della scena hip hop degli ultimi 15 anni e artista che, più di ogni altro, ha spostato il concetto di rap verso lidi futuristici e avant-pop. Parliamo del compianto J Dilla, scomparso il 10 febbraio 2006, tre giorni dopo la pubblicazione di quello che viene oggi visto dai più come suo testamento definitivo, “Donuts”, album che lo stesso Dilla compose in gran parte seduto al letto d’ospedale dove era in cura per la rara forma di eritema che lo aveva colpito e che lo portò alla morte. Ed è appunto quel “Donuts” che viene oggi ristampato dalla Stones Throw in una versione deluxe, in un box set di sette 45 giri che raccolgono gli oltre trenta pezzi dell’album, a cui si aggiunge un altro doppio 45, con invece due pezzi inediti di JD, “Signs” da un lato, “Sniper Elite & Murder Goons” dall’altro, che raccoglie questa speciale collabo del beatmaker di Detroit con MF DOOM e Ghostface Killah. Rap senza rapper era solito dire JD riferendosi a Donuts. Stavolta la sostanza cambia.

Lotus – Neon Tubes

Due paroline d’introduzione sono fondamentali: la band che ha fondato la jamtronica e che ha regalato al mondo live che in realtà sono veri e propri spettacoli, ora ci regala un altro elegante trip: “Build”. E quante sorprese ci sono in serbo! Electro mista a fiati e anche tracce di hip-funky-pop.

Newsted – Soldierhead
E’ uscito il primo EP da solista di Jason Newsted, per chi non lo sapesse ex-bassista dei Metallica, album dal titolo semplice ed efficace: Metal.
In questo Ep il buon Jason si fa aiutare dal batterista Jesus Mendez Jr e dal chitarrista Jessie Farnsworth. I 4 brani che compongono l’Ep sono un pò pochini per giudicarlo, ma di certo possiamo dire che è uno stile compatto, quadrato e diretto, senza troppi fronzoli, ne sono la dimostrazione i veloci gli attacchi di Soldierhead.

NOFX – 72 Hookers

Sono tornati i NOFX, per portare il verbo del punk rock con il loro nuovo album “Self Entitled”. Poco più di mezz’ora, veloce e diretta nel solco della tradizione del combo californiano. Per sgomberare il campo da ogni dubbio: in questo “Self Entitled” non c’è molto di nuovo. Perlomeno, nulla che i fan dei NOFX non abbiano già sentito. La formula è sempre la stessa, semplice ma efficace: l’energia del punk mescolata con le melodie, il tutto suonato con la velocità della migliore tradizione hardcore strizzando l’occhio al pop rock. Fortunatamente delle occasionali derive ska e reggae del passato ormai non vi è più traccia: ciò che resta in “Self Entitled” è puro skate punk.

Ogun Ferraille - Peter

Torna a farsi sentire, dopo un silenzio durato un paio d’anni, una delle migliori band della scena rock cosentina. Gli Ogun Ferraille arrivano in questo 2013 alla pubblicazione di quello che è il loro terzo lavoro, “My stalker doesn’t love me”.  Sette tracce classicamente alternative rock, con la messa bene a fuoco e un tiro al fulmicotone. Nei testi si canta di fantasmi e rapporti umani, mentre sotto, la sezione ritmica macina km avvicinandosi al granito.

Radio Moscow - We’re All Troubled

Ve ne avevamo già parlato a proposito del loro precedente lavoro, “The Great Escape of Leslie Magnafuzz”. Ora il trio ritorna con un nuovo album, “3 & 3 Quarters”. Registrato nel 2003 con il nome di “Garbage Composal”, ma mai venuto alla luce, al suo interno il leader della band, Parker Griggs, suona tutti gli strumenti. Ascoltarlo oggi, ci fa immergere nelle sonorità anni ’60, in un garage sbarazzino, ancora lontano dallo psycho-blues che caratterizzerà gli album successivi.

Sinew - One Glimpse Bc

Li abbiamo lasciati nel 2008 con l’album “The beauty of contrast”, adesso hanno rilasciato il loro nuovo lavoro, “Pilots of a new sky”, accantonando il progressive che li aveva fatti conoscere ai loro fan ed entrando nel dibattuto terreno dell’alternative. Nell’ascoltarlo però non si deve essere cattivi, ciò perché se si volevano discostare da alcune band simbolo del progressive, si sono avvicinati troppo all’alternative, a volte con forti sfumature pop. Alcuni critici tedeschi hanno definito quest’album Indie-Prog-Drama, definizione che, per quel che ci riguarda, rende molto bene l’idea.

StoneRider – When The Sun Goes Down

Prendiamo la macchina del tempo e torniamo dritti dritti negli anni ’70. Ebbene si, gli StoneRider usciti da poco con “Fountains Left to Wake” ci fanno fare un bel tuffo nel passato. Abbondante l’energia che si sprigiona dalle tracce di questo nuovo lavoro del quartetto di Atlanta. Se non ne avete abbastanza dei vari figliocci dei Led Zeppelin sparsi per il mondo, non abbiate paura a seguire gli StoneRider nei loro viaggi sonori, il loro sound riesce sempre a far muovere testa e gambe.

The Jim Jones Revue - It’s Gotta Be About Me

Sono tornati i londinesi Jim Jones Revue con la loro giusta dose di rock’n'roll bello grezzo, suonato in modo molto passionale e cantato da quel pazzoide di Jim Jones. In questo nuovo album, “The Savage Heart”, segnaliamo l’ingresso del tastierista che diventa il protagonista indiscusso del disco dato che i suoi tasti li sentiamo sbucare da tutte le parti. Un bel miscuglio questi Jim Jones Revue, blues-rock ma non solo, una band con l’attitudine giusta, da far ascoltare e diffondere a più persone possibili.

Toro Y Moi - Say That

Metà americano, metà filippino, se siete amanti degli incroci multirazziali e del velluto, il nome di Chaz Bundick in arte Toro Y Moi non vi suonerà del tutto estraneo. Dopo due LP che avevano contribuito a definire la strada e il confine di certa neonata estetica chillwave e glo-fi, Chaz arriva al terzo disco, quello della verità. “Anything in return”, questo il titolo, in uscita per Carpark Records. L’impressione a un primo ascolto è quella di un disco molto più pop rispetto ai precedenti, con un continuo rincorrere il ritornello giusto, evitando troppi svarioni ipnagogici e chilate di delay. Ovviamente permane immutata la matrice dreamy & 80s che è marchio di fabbrica di Toro Y Moi, quel suo tocco funk&delizia che in giro nessun’altro possiede.

Yo La Tengo – Ohm

Manifesto d’un certo modo d’essere, prima che di suonare, visceralmente indie-rock, 29 anni di carriera e non sentirli, gli Yo La Tengo tornano con un disco nuovo, il tredicesimo. “Fade” questo il titolo, dieci pezzi che si divertono a rincorrere suggestioni alternative country mischiandole con la psichedelia più pop e colorata. Prodotto dalle sapienti mani di John McEntire, storico batterista dei Tortoise, “Fade” si fa assaporare a poco a poco, per poi immancabilmente diventare, come ogni disco della band, un gioiellino imprescindibile.

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2 commenti »

  • cheap sunglasses oakley il 15 agosto 2014 alle 13:34 ha scritto:

    All The Young on Kaisers’ indie bill. http://www.plzsupport.com

  • bible book corinthians il 7 settembre 2014 alle 17:35 ha scritto:

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