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heavy rotation – marzo 2013

11 marzo 2013 | ciroma nessun commento stampa stampa
 

Ben Harper with Charlie Musselwhite - I’m in, I’m out and I’m gone

Prendete due grandi artisti che si incontrano nel 1997 durante una sessione in studio di John Lee Hooker, lasciate che il tempo scorra e che i due continuino a frequentarsi ad intermittenza, e ad un bel momento ecco arrivare un capolavoro dal titolo Get Up!. I due in questione sono Ben Harper, onnivoro estimatore e (ri)produttore di influenze musicali con una passione smodata per sonorità e strumenti vintage. E prendiamo Charlie Musselwhite, leggenda dell’armonica e indefesso “viaggiatore” blues. Blues tradizionale con retrogusto rock che ci riporta direttamente nell’umida aria del Mississippi. Il brano scelto per l’HR di questo mese è “I’m In, I’m Out and I’m Gone”, una batteria sporca ed essenziale accompagna riff sincopati di armonica a bocca distorta, chitarre stoppate esplodono nel ritornello e fanno sentire il metallo delle corde.

Bibio – A Tout a L’Heure

Andiamo in casa Warp, parliamo di un graditissimo ritorno, è stato infatti pubblicato all’inizio del mese, in free download tra l’altro, il singolo che anticipa il suo prossimo album. Stiamo parlando di Bibio, il producer britannico che ormai ci ha abituato nel corso degli anni a tirare sempre fuori delle gemme frullando assieme idm, indietronica, field recordings e campioni presi da ogni dove. “A Tout a L’Heure” è il pezzo che anticipa appunto Silver Wilkinson, album che vedrà la luce il prossimo 14 di Maggio, ed è un pezzo a cui è legato anche un annedoto molto curioso, raccontato dallo stesso Bibio. Il pezzo nasce in realtà in un giorno nel quale il ragazzo, sentendosi troppo chiuso dentro casa, decide di uscire fuori in giardino, portandosi una chitarra, un mpc, un microfono ed un mangiacassette ed iniziando a campionare i suoni degli oggetti che gli vengono a portata di mano. Il risultato è questo bellissimo pezzo, come sentirsi addosso il calore del sole e di una giornata in giardino.

Bonnot / Tracanna / Cecchetto – Drops

Un progetto, un disco, tre artisti; due vengono dal jazz che ama la sperimentazione e l’allargamento dei confini; uno è dj e producer che dell’elettronica e dell’hip hop internazionale è uno degli esponenti più importanti e riconoscibili. Secondo lo stesso Tino Tracanna: “Drops è basato sull’incontro tra sostanze musicali completamente diverse. I musicisti, mettendo in discussione il proprio background,fanno incontrare tra loro sonorità e linguaggi, apparentemente inconciliabili, attraverso un dialogo intorno al problematico, babelico ed insieme entusiasmante caos del mondo di oggi“. “Drops”, la traccia che dà il titolo al disco, rappresenta il manifesto sonoro dell’intero album: le diverse culture musicali si abbracciano e corrono su di un unico binario, creando qualcosa di assolutamente estatico. Non capita spesso nel Bel Paese.

Brothers In Law – Lose Control

L’onda nera di Pesaro colpisce ancora. Nati con la testa persa verso l’Adriatico, da una costola dei Be Forest, i Brothers In Law sono oggi una delle migliori new sensation che potessero capitare alla nostra scena indipendente. Wave e sentimento, delay che ripetono la lezione di Jesus & Mary Chain e una voce dreamy che puoi toccargli l’anima con un grissino. Hard Times For Dreamers è il loro disco d’esordio, fuori per la WWNBB, coi quali sono riusciti ad arrivare, proprio in queste settimane, a suonare allo storico SXSW di Austin.

Cut - Snake Dancer

I Cut sono una di quelle band che di italiano hanno solamente il documento di identità: il loro è sempre stato un viaggio costruito su strade che trasudano il proto-punk degli Stooges, la psichedelia più pura e l’alta tensione del rock’n'roll. Attivi ancora dopo 17 anni, scrissero una delle pagine più belle della musica indipendente italiana con Operation Manitoba, pubblicato nel 1998 per la storica etichetta Gamma Pop. Recentemente, l’etichetta che li produsse all’epoca (e che produsse anche band come i Giardini di Mirò), rinasce con una nuova linfa e decide di ristampare questo piccolo ma immenso capolavoro. “Snake Dancer”, ti risucchia con la forza esplosiva marchiata ferro e fuoco dal suono garage più sporco ed oscuro che sia nato dalle nostre parti. Siete pronti ad immergervi in questa storia?

David Bowie – The Stars (Are Out Tonight)

Ciromiste e ciromisti ci siamo, uno dei mostri sacri della musica mondiale è tornato ed ha fatto il botto. Stiamo parlando del duca bianco, ritornato sulle scene con un album splendido: The Next Day. Dentro ci troviamo un grosso blocco di canzoni rock che rimandano ad un Bowie elettrico, ma non solo, ci sono anche i fiati, gli archi, l’organo. Bowie sa benissimo chi è e ce lo dimostra, anche se non ce ne era bisogno, ironizza sulla sua assenza e sulla sua presunta malattia. In conclusione, Bowie sa trovare sempre il suono giusto, mai scontato, con dentro la zampata di originalità che solo un fuoriclasse sa cacciare.

Il Grill – Anno 1000

Un neonato progetto hip hop col suono preso e affogato dentro l’ardore dell’old school. Parliamo de Il Grill, combo di stanza a Roma, ma legato a doppio filo per natali e appartenenza all’asse Cosenza – Crotone. Fabio Gaudio da una parte e R Javier dall’altra. Beat che si srotola su degli scratch che non senti in neanche nel 10% delle produzioni odierne e flow di fuoco. Il pezzo si chiama anno “Anno 1000″. E non c’è il ritornello.

Moder – Invisibili

“Invisibili” è il primo singolo estratto da Sottovalutato, EP firmato Moder. Nel brano il rap si muove sul beatbox di Alien Dee mentre gli scratch sono firmati Dj 5L. Sottovalutato inaugura una serie di EP in cui l’MC ravennate – già parte della band Il Lato Oscuro della Costa – riunisce artisti underground che reputa validi ma a suo avviso non hanno la visibilità che meritano. ”Non mi liberi nè privi dei miei lividi invisibili

Nick Cave & The Bad Seeds - Jubilee Street

Chiudete gli occhi, stendetevi sul divano e concedete un pò del vostro tempo all’ascolto dell’ultimo lavoro di Nick Cave & The Bad Seeds, dal titolo Push The Sky Away. Ne vale la pena. Un lavoro che non rientrerà tra i suoi indiscussi capolavori figli del malessere giovanile, ma è un disco che ha il suo carattere distintivo. Unico. Cave penetra a fondo con la forza delle parole e della voce, quando racconta degli impossibili, morbosi intrecci amorosi. Un disco lirico ed essenziale, poche virgole ad interrompere un flusso musicale che potrebbe essere univoco e continuo, dall’inizio alla fine dei 43 minuti. “Jubilee Street” è tra gli indiscussi capolavori dell’album, tra l’altro accompagnata da un bellissimo video già censurato.

Sadside Project – My Favorite Color

In due, da Roma, chitarra e batteria. Assonanze e paragoni coi cugini Bud Spencer Blues Explosion sono ovviamente all’ordine del giorno, ma i Sadside Project pur rielaborando la materia del blues rock, si muovono su una sponda differente. Winter Whales War, album di debutto della band, fuori per Bomba Dischi e con distribuzione europea per Rough Trade, è un concentrato di suono roots che non manca di contaminarsi con aperture psichedeliche e alt country, il folk dei padri fondatori e ritornelli grossi da cantare in coro a braccia aperte.

The Bronx - The Unholy Hand 

A cinque anni dall’ultima fatica in studio tornano sulle scene i The Bronx, con il loro quarto lavoro che mantenendo la tradizione si chiama 4. I nostri riprendono il discorso intrapreso in dieci anni di carriera, dettato da riff moderni e una certa attitudine anni ottanta. Rispetto agli esordi ci troviamo di fronte ad un lavoro più morbido, più leggero. Sicuramente la scelta di un missaggio così rock-oriented ha svuotato il lato hardcore della band, difficile dire se la strada intrapresa sia un processo di maturazione o una virata per acquisire più consensi.

The Crazy Crazy World of Mr. Rubik – Sebele

Inaspettata evoluzione a distanza di tre anni dall’ultimo lavoro per i The Crazy Crazy World of Mr. Rubik. La loro attitudine anarchica si fonde in chiave etnica con tematiche che affrontano scorci del nostro Paese, descrivendo la bolla di sfiducia nelle istituzioni e nel futuro. “Sebele”, traccia d’apertura di Urna Elettorale, è “un canto mediatico“, con un messaggio che arriva dritto al cervello e con sonorità orecchiabili ma mai banali.

The Golden Toyz - Tribal

Il concetto di happy party è il termine identificativo per questo Tribal EP, nuovo lavoro firmato The Golden Toyz ed uscito per l’High Scream Records, una delle realtà che più sta infiammando il mercato underground elettronico del Bel Paese. “Tribal”, la traccia che dà il nome alla produzione invece, è l’incrocio per l’eccellenza: le atmosfere trap sono molto più leggiadre, per dare spazio alle ritmiche percussive orientali, ai campioni più dilatati e ai bassi d’estrazione dubstep.

The Night Skinny ft. Rocco Hunt – Futuro

The Night Skinny, sound engineering e producer di stanza a Milano, entra nel roster di Machete Empire Records e, dopo il successo del concept album Metropolis Stepson (Relief Records EU, 2010) – suo esordio – presto pubblicherà per il Machete Emp, con il supporto di Propaganda Agency, il secondo lavoro, 0 Kills. Come per il precedente si tratta di un album con numerosi ospiti. La maggior parte dei sample di 0 Kills arriva da una ricerca meticolosa di vinili di world music provenienti da mezzo mondo. Per sezione ritmiche e synth la selezione non è stata minore. Il primo singolo estratto dal disco è “Futuro”, con la voce del giovane Rocco Hunt: un pezzo manifesto che sottolinea quanto sia importante ai giorni nostri avere un futuro nella società in cui viviamo. La produzione di questo brano fa da collante tra Metropolis Stepson e 0 Kills.

Theme Park – Tonight

Sono tra le band emergenti più interessanti, non fatevi ingannare dalle loro faccine sbarbine, il loro sound mostra una certa maturità e sapienza, pur mancando ancora quel guizzo che li renderebbe riconoscibili al primo udito. A descrivere il loro stile musicale è lo stesso cantante Miles Haughton: “Si spera in un buon pop, io amo la musica arrabbiata ma quando mi trovo a sedermi e a fare musica preferisco essere allegro”.

Tomahawk – White Hats / Black Hats

Cosa si può dire di Oddfellows? Beh, sicuramente supera quel profondo baratro del supergruppo fine a se stesso, situazione in cui sembravano essere pericolosamente scivolati dopo l’ultimo album dell’anno 2007, ora però Oddfellows si può definire come un semplice ritorno al primo album omonimo senza però quella verve e genialità di pezzi come “God Hates a Coward” e “Capt Midnight”, il risultato è un album influenzato fortemente dal rock dei primi Faith No More, con venature dei primi Fantomas. Insomma Patton è ancora all’opera.

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