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Intervista a Johann Merrich: Viaggio nelle frequenze dipinte di rosa

15 maggio 2013 | francesco a.k.a. china nessun commento stampa stampa
 

cover-johann2Johann Merricch, autrice de Le Pioniere della musica elettronica, è cultrice, appassionata e producer di musica elettronica. L’intervista, naturalmente con un rosa predominante, parte dalla sua ultima produzione cartacea per esplorare il mondo delle frequenze, arrivando a parlare della netlabel Electronic Girls, sua ultima creatura.

L’avventura di queste insigne pioniere ha inizio “tra i velluti degli ambienti vittoriani, in un clima arretrato e lontano dal concetto di pari opportunità.” Raccontaci invece come è nata l’idea di scrivere un libro che parlasse delle origini della musica elettronica (fino ai giorni nostri), ma tutta al femminile.  

Tutto è iniziato dopo aver letto Analog Days, the invention and impact of the Moog synthsizer di Trevor Pinch e Frank Trocco, un bellissimo libro che mi ha fatto conoscere mio fratello, restauratore di synth. Suonavo già da alcuni anni le mie macchine e, a parte a Walter-Wendy Carlos e a Cosey Fanni Tutti, non avevo idea di quante altre donne fossero state impegnate nella costruzione della musica elettronica. E’ stata una sorpresa, anche se in quel volume erano solamente citate alcune tra le più “celebri” pioniere alle quali erano dedicate solo poche righe per ognuna… Così ho iniziato a documentarmi, a studiare, ed è nato il blog “Electronicgirls, stories fom the ecletric days”. Dal blog al libro il transito è stato naturale, soprattutto perché più tentavo di approfondire l’argomento, più mi rendevo conto dell’inesistenza di pubblicazioni simili in Italia e della loro esiguità anche all’estero, tanto che per recuperare informazioni, ho cominciato a scrivere mail a mezzo mondo, arrivando a conoscere personalmente Suzanne Ciani, Alice Shields, Laurie Spiegel…  Tre anni di ricerche dopo, ho pubblicato Le Pioniere della musica elettronica.
 
Qual è stato secondo te il personaggio al femminile più influente per lo sviluppo dell’elettronica contemporanea e qual è invece il peso che gli è stato dato? 

E’ una domanda difficile perché ognuna di loro ha dato il suo contributo: dalla Beyer a Doris Norton… Paradossalmente, anche se hanno compiuto rivoluzioni importantissime, dalla prima sonorizzazione completamente elettronica di un film all’invenzione di strumenti musicali e software, alla realizzazione della prima opera elettronica, a nessuna di loro è mai stata data la giusta considerazione, per lo meno quando erano ancora in vita. 
 
Nel tuo libro, oltre che delle gesta dei cervelli in rosa, si parla anche delle macchine e della terribile rivalità fra il Buchla ed il Moog. Raccontaci di queste due creature e dei loro approcci compositivi.

Non parlerei proprio di terribile rivalità… Diciamo che, per una serie di eventi, due tecnologie diverse ma utili a uno stesso fine, ossia lo sviluppo dell’elettronica, si sono sviluppate contemporaneamente creando una sorta di fazione temporanea… Credo che la rivalità tra innovazioni tecnologiche e il conseguente schieramento sia assolutamente normale (penso ad esempio al banalissimo LP vs CD). I primi Buchla e Moog erano davvero due “oggetti” diversi, pensati per approcci diversi e ciò si definisce partendo dalla prima sostanziale differenza, ossia la presenza della tastiera nel Moog e la sua assenza nel Buchla. Ascoltando Switched-On Bach e Silver Apples of the Moon, i primi portavoce di queste due nuove tecnologie, ci si rende conto delle due diverse applicazioni e potenzialità degli strumenti.
 
Nel capitolo “Frequenze Italiane”, si parla di alcune esponenti della musica elettronica del BelPaese. Quale è secondo te l’attuale situazione in questo versante? 

Parlando del presente, non mi riferirei esclusivamente a una situazione italiana “al femminile”. Conosco molte artiste italiane impegnate nell’elettronica e davvero molto valide ma, il problema non è più tanto quello di genere… Ben inteso, ci sono ancora persone diseducate (o maleducate) che non trattano in maniera uguale artiste e artisti, e che tendono a non considerare seriamente le prime. Comunque sia, il problema a mio avviso è più generale ed è proprio l’Italia. Temo che il nocciolo della questione risieda sfortunatamente negli ascoltatori… Purtroppo, la mia impressione è che non ci sia più interesse o voglia di sentire un certo tipo di elettronica (e mi riferisco a quella sperimentale) perché troppo impegnativa, o forse perché non ci sono i presupposti per comprenderla. Si installa poi una reazione a catena, laddove se manca l’ascoltatore, spesso manca anche il luogo dove poter performare e così finisce che ce la si racconta tra noi quattro gatti che ancora amiamo il rumore del frigo… E dire che sono passati ben 100 anni dalla pubblicazione dell’Arte dei Rumori di Russolo… un certo tipo apprezzamento dovrebbe essere stato interiorizzato da tempo, e invece…
cover-johann3 
Spostandoci invece in altri campi, ti inviterei a parlare dei diversi approcci sulla composizione della musica elettronica, partendo da un concetto alla base: analogico o digitale? 
 
Parto dalla mia esperienza personale, perché la diatriba in materia è infinita e l’argomento non può esaurirsi in poche righe… Se potessi permettermelo, suonerei tutta la vita con un EMS Synthi e un Buchla 200. Non potendo, suono con due Groove Box Yamaha degli anni ’90, che hanno un’interfaccia che può, per certi versi, ricordare l’analogico… Niente patch cords ma almeno hai l’envelope generator, puoi costruire o decostruire un’onda, VCF, VCO, controllo delle harmonics e parecchi filtri… se ci si impegna, il suono può quasi imitare quello di un vecchio analogico e la “manualità”, quella goduria del potenziometro sui polpastrelli, rimane presente. E’ chiaro poi, che per registrare si baipassa il tutto dentro una scheda audio e l’editing avviene grazie a software come CuBase. Volendola prendere per i capelli, la tecnica è una sorta di metà via tra passato e presente. Ma si deve considerare che un tempo, e neanche troppo lontano, si registrava su quattro tracce a nastro, le possibilità di errore erano poche e replicare una stessa cosa identica rispetto alla volta precedente era quasi impossibile… il tasto “preset” non esisteva! Pensiamo poi a portarsi in giro una quintalata di delicati modulari… Insomma, macchinoso, affascinante e faticoso al contempo. Poi c’è la computer music, Ableton e compagnia con le belle librerie di suoni che ti permettono di suonare qualsiasi strumento e di non battagliare con sezioni ritmiche ribelli perché, compositivamente, è tutto molto più facile… Non so, ognuno ha il suo metodo, personalmente trovo l’uso incondizionato, esclusivo e spregiudicato del computer, ossia senza neppure aver mai toccato una macchina, un po’ ipocrita e forse troppo comodo…

Oltre che studiosa di storia della musica elettronica, sei una musicista che partendo da un approccio rock si è poi spostata verso l’emisfero delle frequenze.  
Parlaci della tua ultima realtà, la netlabel ElectronicGirls. Spiegaci della filosofia che le sta dietro, dei progetti che sviluppate e del suo futuro prossimo.  

Electronicgirsl è una netlabel money free, e questa è una tra le cose più importanti. Diamo la possibilità agli artisti emergenti di condividere la loro musica, il loro paesaggio sonoro, con tutti senza avere la pretesa di un ritorno: tutti gli album sono infatti in free download. E’ poi anche un collettivo, una fucina creativa, un luogo di scambio e collaborazione che raduna artisti di varie provenienze coinvolti sia nella musica elettronica che, più in generale, in vari ambiti artistici. Attualmente stiamo collaborando con un gruppo di performer radunati a c32performigartworkspace (Forte Marghera, Venezia): tra le varie iniziative, musicisti di elettronica, performer e coreografi hanno dato vita a 21, un progetto di improvvisazione che sfrutta le interazioni tra suono e movimento strutturato sulla sequenza dei numeri di Fibonacci, un territorio di scambio molto affascinante che stiamo portando avanti anche grazie a Electro Camp, una settimana di workshop di elettronica e performing art dal 15 al 22 giugno a Forte Marghera (le iscrizioni sono ancora aperte, www.electrocamp.it) supportata da un festival. C’è poi uno spettacolo teatrale musicato sulle pioniere della musica elettronica, Annusavamo Fiori di Fibra Ottica, con Ilaria Pasqualetto, Giacomo Trevisan e Chronomia. E poi nuove releases, concerti… Tutti gli aggiornamenti sulle nostre iniziative possono essere trovati su www.electronicgirls.org.

Un grazie speciale per la realizzazione di questa intervista và a Francesca Chizzola.

Francesco Cristiano

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