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Tractor Corner #45: Pendulum – Hold Your Colour (2005)

21 maggio 2013 | francesco a.k.a. china nessun commento stampa stampa
 

cover-pendulumNel precedente Tractor, io stesso pronunciavo le parole: “sembra ormai chiusa la parentesi del vecchio millennio per gli approfondimenti che catalizzano la propria attenzione sugli album più importanti per la jungle/drum’n'bass“. Bhè, è davvero il caso di togliere quel sembra, perchè da questo momento in poi ci tufferemo nel nuovo millennio, in quei lavori che ad un certo punto, hanno ripreso da padrone il mainstream, si sono mischiati nel mondo elettronico, catalizzando per la seconda volta l’attenzione dei più ed evolvendo ulteriormente il suono.

Dopo Nu:Tone che col il suo Brave Nu World, fu definito come il ragazzotto che nel 2005 sfidò i grandi capi della d’n'b (forte dell’appoggio della Hospital), è il momento di spalancare ed esplorare i confini geografici e sensoriali con i Pendulum e il loro Hold your color.

I Pendulum, una vera e propria band d’n'b, nascono nel 2002 (e successivamente si trasferisce nella patria dei bassi, l’Inghilterra) a Perth in Australia. Un vero e proprio melting-pot che già fa capire le influenze del loro suono, in continua evoluzione. In poco tempo, diventano fra i produttori più acclamati della d’n'b a livello internazionale, in giro con la formazione live o con un semplice dj set dal risultato garantito, dando vita ad una new new school: da lì a poco, si fiancheggieranno con The Quemist, Chase n Status e Kamo & Krooked.

Hold your colour, primo album vero e proprio in studio, uscito nel 2005 (ma anticipato dal singolo Vault del 2003), si guadagnò sin da subito notevoli acclami da parte della critica musicale. Ben presto l’album divenne assieme a New Forms di Roni Size uno dei dischi d’n'b più venduti di tutti i tempi (alla faccia della crisi) arrivando a 225.000 copie ed entrando nel 2008 nella classifica Uk dei 40 dischi più venduti in assoluto.

Sicuramente una delle produzioni più azzeccate, da annoverare fra i dischi da non scordare mai, dei Pendulum: nei successivi lavori, nonostante la voglia di provare nuove cose, non riusciranno a toccare più quei livelli. Si parte da quell’intro profetico, che sa tanto di oldschool, per poi far posto ad uno dei singoli dell’album, Slam, coinvolgente e mangia dancefloor. Una dei brani dal sapore particolari invece, è sicuramente Fasten your Sealtbel in collaborazione con Freestylers, sicuramente futuristica e con una cadenza fra la breakbeat e la d’n'b.

Sound of life e Girl in the fire, tranquillizzano invece la situazione con le sue atmosfere pacate, prima di Tarantula. Qui gli australiani si affidano alle sapienti manine di Dj Fresh e a due mc storici, Spyda e Tenor Fly: un refrain in cui è facile entrare in un ipnotico loop.

Si prosegue poi sul finire con The Terminal, Streamline, Another Planet e Still Grey, che chiudono l’album con le classiche ritmiche d’n'b e con ritornelli e campionamenti che costituiscono un puzzle perfetto.

In definitiva, perchè anche l’orecchio vuole la sua parte, Hold your color, risulta una di quelle produzioni che più ha dato vita di nuovo alla d’n'b, con una solo prerogativa: non stancare mai. Le ritmiche e i suoni variegati, che spaziano fra dnb, jungle e breaks, sono quelle da ascoltare e riascoltare, perchè c’è sempre qualcosa che ti perdi per strada.

Adatto a neofiti e alla gente passionale.

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