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antonante a mazzotta «ora ti spiego il centro rat»

15 aprile 2010 | Appunti di Sopravvivenza nessun commento stampa stampa
 
Dopo l’intervista a Max Mazzotta pubblicata sabato scorso (LEGGI), continua il dibattito sul teatrocittadino. Ad alcune affermazioni del registacosentino risponde il direttore artistico delCentro Rat/Teatro dell’Acquario Carlo AntonanteBugliari.

Da quando Antonante è andato a dirigere il Rendano, ciclicamente si ripete che, sui quotidiani,leggiamo di improbabili disquisizioni sul conflitto d’interessi del Centro Rat, o sulla politicaculturale del Centro Rat, o anche persino sui registi del Centro Rat. Penso che sia normaleparlare del Centro Rat, essendo noi una istituzione fortemente radicata e, soprattutto, presente e attiva come “Centro culturale” (e nonsolo come Teatro dell’Acquario) sul territorioma ciò che proprio non capisco è la disonestà intellettualeche ogni tanto, purtroppo, si rivela inalcuni articoli pubblicati.Provocazioni, molto spesso, che non ci piace raccogliere per una questione di stile e perché c’è altro da fare ma per il 2010, si sa, l’Acquarioè Teatro Civile ed allora ci sembra giusto fareuno strappo alla nostra regola per difendere edaffermare le nostre opinioni e le verità stravolteda chi non le conosce, cercando di evitare lepolemiche sterili ma strumentali che a molti,invece, piacciono tanto.L’intervista di Mazzotta del 3 aprile, è un esempio di quanta confusione, approssimazionee ignoranza ci sia, anche fra gli addetti ai lavori,sul concetto di politica culturale. Nei confrontidi Mazzotta il Centro Rat, prima d’ora,non ha mai espresso giudizi negativi o apprezzamenti(in caso contrario, ce lo dica, così proviamoa capire perché ce l’ha con noi) ma ancorprima di discutere sulle “strategie culturali” e riordinare l’accozzaglia sconnessa che abbiamo letto sabato scorso, credo che se Mazzotta pretende un ruolo nella vita culturale della Città, se rivendica la gestione di spazi, se vuol far partedelle “eccellenze” come si auto definisce, debba,innanzitutto, adempiere a quei canoni ed aquelle normative che le “eccellenze” le regolamentano.Non si è eccellenze solo per talento operché una volta all’anno si riempie un teatrocon spettatori parenti e amici per l’esito di un laboratorio;si è eccellenze anche quando si pagano le tasse, i fitti dei locali, le buste paga, le cartelleesattoriali, le utenze, le assicurazioni, gliF24, e quant’altro tutte le altre “eccellenze” già pagano. Insomma, quando si adempiono i doveri,si possono vantare dei diritti. Semplice.Quando Mazzotta sarà capace di fare impresa,capace, cioè, di gestire spazi con risorse proprie,avendo una struttura organizzativa capace diprodurre ed ospitare centinaia di repliche, allorapotrà aspirare ad essere credibile nei confrontidel suo territorio, e le eccellenze saranno ben felici di accettare lezioni di politica culturaleda lui. Per il momento, né io e né il Centro Rat possiamo essere invischiati, tirati dalla giacca,dalle pretese, dai giudizi e dai ragionamenti infondati di Mazzotta. Per il momento Mazzotta rimane, per questo territorio e per gli operatori locali, un ottimo attore di cinema; dirigereun’impresa teatrale, essere una compagnia, è decisamente un’altra cosa. Ma andiamo con ordine.
La strategia del Morelli e la dedizione quotidiana
Mi sembra chiaro che l’assistenzialismo a cui ci si abitua quando si ricevono spazi gratuitamente,quando il contesto studentesco ti illudedi essere parte integrante di un sistema mentrein realtà non ci si accorge di essersi confinati inun ghetto, quell’assistenzialismo ti induce a ritenere che anche il mondo intero funzioni inquel modo, e che quindi un bando per un Teatro Comunale come il Morelli debba essere indettosecondo le proprie aspettative: ti devono venire a chiamare, ti devono chiedere se vuoi esserecoinvolto, ti devono dare, a gratis, il Teatro,e ti devono, soprattutto, dare anche i soldi perpoterlo gestire. Che bello sarebbe! Il Centro Rat,come tutte le eccellenze del territorio, ha avutodal Comune la possibilità di pensare un progetto,scegliersi i partners, individuare le risorseeconomiche ed organizzative, e utilizzare il Morellicome spazio ospitante. Noi, fra le tante attivitàgià programmate, abbiamo ritenuto dicoinvolgere il Morelli solo per la rassegna diTeatro Ragazzi “Famiglie a Teatro”, e per un laboratorio/residenza con la Compagnia A. Aiello,nel tentativo di capire se quello spazio restituitoalla Città avesse ancora la forza di adempiere la sua missione. Un punto di partenza, unprimo contatto mirato a pensare, ottimizzare e condividere un progetto futuro più ampio per laCittà. Nessun travaso di pubblico, quindi; ancheperché 3 volte su 4, fin oggi, abbiamo riempito nello stesso giorno sia il Morelli che l’Acquario.A Mazzotta, nonostante la sua attenzione al territorio,sfuggono troppe informazioni; non sarebbemeglio che s’informasse, prima di farsembrare i suoi dati delle insinuazioni?Il Centro Rat lavora a Cosenza da più di trent’anni e, soprattutto, ogni giorno. Per capire cosasi intende per “lavoro, impegno e dedizionequotidiana”, che Mazzotta reclama per sé, è sufficiente leggere il nostro calendario delle ultimedue settimane: cinema, mostre, prosa, concerti classici, concerti di musica irlandese, spettacoliper le scuole, incontri con registi e giornalisti,tournée, presentazioni editoriali, tutto ciògrazie alla capacità organizzativa della nostra struttura. Questa è dedizione quotidiana. Questoè essere presenti su un territorio. E oltre a noi, penso a RossoSimona, la Barraca, lo Stabiledi Crotone, il TCA, la Ginestra, che investendo risorse, umane ed economiche, partecipano e dialogano con il territorio: “Incontriamoci aTeatro”, le “R-esistenze” della Barraca, “La verità vive” di Lindo Nudo, “A Calabria è morta”,produzioni che marcano un territorio e legittimanouna partecipazione. Quali sono le circostanzein cui Mazzotta ha partecipato “con dedizione quotidiana” alla vita culturale della Cittàdi Cosenza? Chiedendo il Castello (anzi,l’esenzione dal ticket del Castello) per uno spettacoloconcerto? Oppure per qualche replica diFollia o Visioni di Galileo (finanziato interamente dal Comune di Cosenza)? E poi? Da cosa,il prossimo direttore del Rendano, dovrebbe accorgersi dell’esistenza della compagnia diMazzotta? Non voglio sminuirne il lavoro e, anzi,mi auguro che la sua compagnia possa realizzarealtri spettacoli e laboratori, ma la dedizione quotidiana è un’altra cosa. Antonante oggi,o chi ci sarà domani, avrà l’esatta misura dellaportata della politica culturale delle singole eccellenze del territorio.Si possono millantare crediti, nessuno può impedirlo, e si possono avere anche favori da questo o da quel politico, ma i fatti restano e parlano da soli.
I nostri registi
Il Centro Rat sceglie i registi dove, come equando vuole; se Mazzotta rimane basito peruna ovvietà così enorme è un problema suo.Non ci risulta, nei paesi democratici e laddove regni il buon senso, che i Direttori artistici nonpossano lavorare altrove alla regia di progetti che li interessano. Antonante ha già realizzato,anni or sono, una regia per il Rendano, anzi,per il pubblico del Rendano e per il pubblicodella Città, non per i suoi allievi e relativi parentie amici, e ha deciso quest’anno di lavorare allaregia di uno spettacolo propostogli dal CentroRat: dobbiamo chiedere autorizzazione aMazzotta?
Il Cifa
Il Centro Rat ha ideato e dirige il Cifa dal1999. C’è una convenzione, stipulata con il Comunedi Cosenza da Giacomo Mancini (senior),che regolamenta il funzionamento della struttura. Il CentroRat ne ha pagato la ristrutturazione,abbattendo costi etempi e facendo un enorme favore alla macchina comunaleed alla sua economia, e ne sostiene tutti i generi di spesa. E’un polo formativo accreditatodalla Regione Calabria, dovesono passati Predrag Matvejeviç,Judith Malina ed il LivingTheatre, Eugenio Barba el’Odin Teatret, Aldo Nicolaj,Renato Quaglia, e centinaia di attori e registi, tutti ospitati conle risorse del Centro Rat. E poi,ci piace ricordare che Dario DeLuca, Manolo Muoio, Ernesto Orrico, Dante deRose, Paolo Mauro, Emilia Brandi, e la maggior parte di quella generazione di attori cosentinisi è formata con i corsi di Teatro del CentroRat.Abbiamo la soddisfazione di aver creato una struttura unica nel Sud Italia. Possibile che anchedi questo Mazzotta non si sia accorto? Per concludere, stia pure tranquillo, Mazzotta, chele “coscienze dei benpensanti” non hanno dubbi sulle capacità e la trasparenza del Centro Rat;anche seminando dubbi o malignità, “l’ira dei malpensanti” albergherà sempre e soltanto negli imbecilli.
Carlo Antonante Bugliari
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