una questione che riguarda tutti
Bene ha fatto “il Quotidiano” ad innescare un dibattito pubblico sull’area urbana cosentina. E questo a ridosso dell’esito dei comizi regionali, caratterizzato, ben oltre la sconfitta del centro-sinistra, da una massiccia astensione elettorale; e ad un anno dal rinnovo dell’amministrazione comunale del capoluogo. Sicché, obiettivamente, l’apertura di questa discussione dà il via, per tempo, alla campagna per il municipio cosentino.E tutto questo con ragione dal momento che l’area urbana non è un affare per specializzati, politici o urbanisti che siano; ma, al contrario, una questione che riguarda il mutamento delle forme della vita urbana, insomma: il nostro comune destino.Va da sé che in una simile prospettiva non è compatibile con la riduzione della intera questione alla costruzione della metropolitana leggera o alla moltiplicazione delle imprese edili o alla dilatazione del commercio o ad un nuovo piano regolatore. Questa riduzione aveva un suo senso fino ad un quindicennio fa, quando era ancora possibile realizzare immediatamente la metropolitana leggera recuperando il tracciato ferroviario Cosenza-Paola, tecnicamente affidabile e naturalmente bello; quando la grande distribuzione, in mano alla finanza multinazionale, non aveva ancora gettato sul lastrico centinaia di piccoli commercianti; quando la forsennata cementificazione sull’asse Cosenza-Rende non aveva definitivamente compromesso il verde urbano, e con esso il rapporto, materiale e simbolico, con la campagna, mutilando, così, quel bene comune che è il paesaggio. Qui mette conto osservare, sia pure per inciso, che la grande distribuzione arriva nel cosentino con ritardo-sicché mentre i nostri politici si affannavano a bene accoglierla, nei paesi dove pure essa era nata svelava impietosamente i suoi limiti in termini di consumi alienati e anomia sociale. L’area urbana di quei tempi era concepita per accogliere i flussi finanziari trattenendone sul territorio una modesta frazione.Da allora lo scenario è significativamente mutato: nel medio periodo, la ripresa della crescita economica comporta una severa contrazione nell’occupazione; d’altro canto, tra un po’ più di un biennio, cesserà quel flusso finanziario destinato dalla Comunità Europea alla famosa modernizzazione del Meridione d’Italia; infine, il radicamento territoriale della Lega Nord rende del tutto improbabile ogni intervento di compensazione da parte dello stato italiano.In fondo, a ben vedere, nel Sud, il fallimento del ceto politico di centro-sinistra è riconducibile al venir meno di quella funzione di procacciatore di flussi finanziari che ne aveva fondato la legittimità socio-economica.Ai giorni nostri, l’area urbana di certo non può fare assegnamento su una sorta di automatismo della crescita della produzione mercantile; piuttosto, per costituirsi, ha bisogno di concepirsi in autonomia dalla illusoria ideologia della crescita senza fine, dal funesto desiderio d’arrichirsi in fretta.. In altri termini, l’area urbana non si realizzerà come mera regolazione di flussi, bensì come sperimentazione di differenti stili di vita, di inclinazioni, attività, passioni e sensibilità sociali. Il che vuol dire che l’area urbana emergerà se e solo se sarà in grado di mutare, in armonia con i luoghi, tanto il consumo quanto la produzione; e ciò, a sua volta, significa porre la sua costituzione come atto di sovranità, innanzi tutto nella dimensione alimentare ed energetica. Sicché il territorio dell’area urbana è quello necessario a garantire la sovranità a tutti quei luoghi che su quel territorio insistono.
Infatti, non c’è chi non veda che, senza un risarcimento del rapporto città-campagna, l’area urbana cosentina è ricacciata ad un ruolo economico parassitario e ad una vita politica subordinata e servile ancor più di quanto non sia fin qui accaduto.D’altro canto, solo l’esercizio di questa sovranità permette d’affrontare le questioni del vivere urbano che già si annunciano drammaticamente cruciali– come il diritto all’abitare ovvero l’immediata socializzazione del patrimonio edilizio non utilizzato o come la solidarietà civica ovvero il diritto ad un reddito minimo garantito erogato dal comune di residenza.Ed è ancora questa sovranità intesa come autogoverno ad autorizzare una immediata misura di pedonalizzazione di tutti i centri storici, migliorando la qualità dell’aria respirata e consentendo al cittadino di stare in piedi andando a piedi; e riappropriandosi così di quella topologia urbana che era stata concepita per il corpo e non per l’automobile. Come si vede, bisogna imparare a far da sé dotandosi di tutti gli strumenti necessari per rispondere in loco alle cause della sofferenza sociale-valga come esempio la costituzione di una banca dell’area urbana, in grado di trattenere il risparmio dei cosentini e combattere l’usura; attualmente viviamo la grottesca situazione di dover ricorrere alle banche del Centro-Nord per poter impiegare, ai costi più alti a livello nazionale, quello stesso risparmio generato nel nostro territorio.In conclusione, l’area urbana non sarà una “Grande Cosenza” affidata da politici illuminati alla programmazione di architetti scienziati. Forse, piuttosto che,per patetico provincialismo, sognare una piccola metropoli californiana trapiantata sulle rive del Crati, si tratterà di evocare la rinascita di quel antico Patto federativo tra Cosenza ed i suoi Casali che, ben prima dell’unita nazionale e per secoli, ha assicurato a questi luoghi benessere e libertà comunale.
E’ lecito dubitare della capacità del ceto politico cosentino non dirò di far fronte alla questione ma persino di pensare l’area urbana al di fuori della ideologia della crescita economica e della modernizzazione. Il ché non è poi così strano se solo ci si ricorda che questo ceto si è venuto formando con l’intercettare ed il gestire, attraverso le clientele, i flussi finanziari nazionali e comunitari, barattando denaro pubblico per consenso elettorale.Questa deficienza strutturale della nostra rappresentanza finisce col conferire alla iniziativa del direttore del”Quotidiano” una valenza che va oltre l’aspetto informativo ed investe direttamente il terreno propriamente etico-politico. Il pubblico dibattito aperto dalle colonne di questo giornale va nella giusta direzione perché cerca di moltiplicare i soggetti investiti dalla questione, di suscitare una sorta di cittadinanza attiva, di allargare la cooperazione sociale per affrontare problemi nuovi e perfino inediti, per risolvere i quali è necessario coinvolgere l’intelligenza collettiva.In questo anno che ancora ci separa dalle elezioni comunali, il primo dovere civico è organizzare nei quartieri di Cosenza e di Rende, nonché nei Casali una discussione di massa sull’area urbana, attraverso assemblee pubbliche appositamente convocate-perché i giornali o la rete costituiscono una cooperazione meno potente di quella in presenza.Mi permetto quindi di proporre che il “Quotidiano”, in sinergia con le associazioni ed il mondo del volontariato, si faccia diretto promotore nell’articolare questa opportunità di discutere in tutti i luoghi dell’area urbana.In fondo, anche se il tentativo dovesse fallire, verrebbe comunque agita la democrazia diretta come antidoto al vuoto politico e culturale della rappresentanza-nella convinzione che la corruzione della nostra vita civile sia prodotta non tanto dalla criminalità organizzata quanto dalla separatezza ed autoreferenzialità della rappresentanza, divenuta una sorta di professione specializzata.
Franco Piperno
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Le considerazioni di Franco Piperno durante l’assemblea pubblica “La sinistra sconfitta ed il governo della città”
ascolta:
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segui il dibattito dal blog del “quotidiano della calabria” (clicca qui)



Nulla da dire sull’eccellenza dell’articolo, ma se é veramente UNA QUESTIONE DI TUTTI, sarebbe meglio se tutti, riuscissero a capire il significato di questo lunghissimo testo, che proprio a causa della sua impeccabile correttezza, risulta di difficile lettura.
perchè?
http://www.youtube.com/watch?v=uooEJ7ousYg&feature=related
…i treni arrivavano in orario…
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