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inaugurato l’anno accademico all’unical

29 aprile 2010 | Appunti di Sopravvivenza 1 commento stampa stampa
 
Che c’era ben poco da inaugurare, anzi che non c’era assolutamente nulla da festeggiare, lo avevamo detto con forza e determinazione anche l’anno scorso. Il 15 gennaio del 2009, in una università totalmente militarizzata è stato impedito agli studenti ed ai ricercatori di esprimere il proprio dissenso. In uno scenario palesemente drammatico per le sorti dell’università, determinato da anni di riforme scellerate e definitivamente aggravato dai tagli imposti dalla 133, gli studenti sentivano la necessità legittima di protestare contro il governo chiedendo il ritiro della legge. Tutto questo è stato impedito fisicamente durante quella giornata, rendendo un luogo blindato quella che dovrebbe essere una libera università. Eravamo lì per difendere il nostro futuro da una crisi che non vogliamo pagare e per tutta risposta abbiamo ricevuto 5 avvisi di garanzia che rientrano in un processo repressivo che ha colpito tutto il movimento nazionale. Fin da ottobre 2008 con innumerevoli assemblee, dibattiti, azioni, occupazioni e manifestazioni l’intera popolazione universitaria ha annunciato il disastro incontro al quale l’università stava andando. Nonostante tutto ciò, il nostro carissimo Rettore, ha pensato bene di ignorare la realtà dei fatti aderendoall’Aquis. Il Rettore introducendo l’università della Calabria tra le cosiddette università virtuose ha difatto sostenuto il progetto criminale del governo di distruzione dell’università pubblica, accettando unadivisione tra atenei di serie A e atenei di serie B secondo parametri aziendalistici per noi assolutamentenon condivisibili. La distinzione, infatti, avviene attraverso criteri quantitativi che hanno come unicoprincipio quello della quadratura del bilancio, non importa se per fare questo si tagliano stipendi, sisfrutta il lavoro dei precari,si dequalifica la didattica e si rende ancor più discriminatorio l’accessoall’università pubblica. La principale ragione di questa decisione è stata quella di ottenere unfinanziamento destinato esclusivamente alle università “cosiddette” virtuose, che si è rivelato una vera epropria elemosina. I pochi spiccioli che sono arrivati non hanno minimamente inciso sulle conseguenze dei tagli effettuatidal governo sul FFO, deludendo le aspettative del nostro Rettore che oggi dichiara che c’è ben poco dafesteggiare. Il progetto latente di trasformazione dell’università in azienda, giustificato dall’alibi dell’insorgere dellacrisi, ora si manifesta chiaramente con il disegno di legge Gelmini in materia di organizzazione e qualitàdel sistema universitario, licenziato dal consiglio dei ministri il 28 Ottobre 2009. Il disegno prevede che nella governance universitaria il potere verrà concentrato nelle mani dei pochiche faranno parte del consiglio di amministrazione al quale è subordinata qualsiasi decisione. Undici persone, delle quali almeno il 40% esterno all’ateneo, determineranno le sorti dell’intera università. Questa ulteriore verticalizzazione dell’impianto decisionale si rifà all’impostazione aziendale, preparando le condizioni necessarie per sottomettere l’università pubblica agli interessi dei privati odelle solite lobby politico-mafiose. Un altro importante aspetto riguarda l’introduzione di un nuovo concetto di diritto allo studio che attraverso la retorica meritocratica diventa diritto al debito. Sarà istituito un Fondo speciale per il merito, anche vincolato a specifici usi, alimentato da donazioni effettuate a titolo spontaneo e solidale da privati, società, enti e fondazioni. Questo fondo servirà per erogare buoni studio e prestiti d’onore da restituire al termine degli studi per la gioia degli istituti creditizi che ne incasseranno gli interessi. Infine verrà resa ancora più precaria la posizione lavorativa dei ricercatori strutturati e non strutturati svilendo ulteriormente il ruolo essenziale della ricerca pubblica italiana. Siamo qua per sottolineare la grave responsabilità del rettore e della classe dirigente nel processo didistruzione della nostra università, strettamente connesso al più ampio processo di smantellamento dellacosa pubblica, conseguenza naturale di un sistema economico fondato sulla legge del profitto. Pertanto siamo consapevoli che l’unico modo per arrestare questo processo distruttivo èche studenti e ricercatori uniscano le loro forze contro questo nuovo disegno di legge, costruendo insieme momenti di discussione e di lotta per contrastare un processodecisionale che ormai da troppo tempo mette in mano a pochi il futuro di molti.
studenti dei collettivi unical
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Alessia del colletivo Red Shift
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1 commento »

  • mah il 29 aprile 2010 alle 12:23 ha scritto:

    Fanno l’inaugurazione alla fine?

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