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ma quale area urbana? le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso

11 maggio 2010 | Appunti di Sopravvivenza 17 commenti stampa stampa
 
A Cosenza si è riaperto il dibattito sul Comune unico dell’area urbana. C’è il rischio che si riveli una discussione pilotata, per incoronare un nuovo Principe di cui i Cosentini in realtà non hanno alcun bisogno. Tuttavia, è una riflessione improrogabile che investe la natura stessa della nostra identità. Lo studioso ed architetto Emilio Tarditi fa notare che basta osservare un dettaglio, cioè l’andatura vanagloriosa ed impacciata delle signore che passeggiano sull’isola pedonale di corso Mazzini, per rendersi conto che Cosenza nel secondo ‘900 è stata investita da un urbanesimo, ma non può vantare un’urbanità. Identità e memoria sembrano assenti, barcollanti e precarie come la camminata delle pseudomatrone cosentine. In un recente suo articolo relativo al dibattito sull’area urbana, il docente universitario Battista Sangineto perviene più o meno alle stesse conclusioni, e nel contempo critica il modello culturale manciniano che avrebbe lasciato poche tracce nella coscienza collettiva di quanti abitiamo questa conca. La Cosenza di oggi è il frutto dell’accostamento paratattico e casuale di quartieri abitati da famiglie che per ragioni di necessità nel secondo dopoguerra si sono insediate qui, migrando dai 155 centri della provincia. Sono persone che conservano memoria e tradizioni dei rispettivi originari centri periferici di provenienza. Ma della cosentinità pura, conoscono poco e niente. Sarebbe quindi rarissimo trovare il Cosentino verace. È un’analisi discutibile, un po’ ingenerosa, ma interessante. Guardando al futuro, giustamente Sangineto fa notare poi che se nell’area urbana sorgerà un comune unificato, è scontato che dovrà chiamarsi Cosenza. Tra i centri coinvolti, è l’unico a poter vantare 2300 anni di storia. È infatti una città mai infeudata, omaggiata da imperatori come Federico II e Carlo V, culla del filosofo Telesio, teatro di importanti rivolte antispagnole nei secoli XVI e XVII, rispettata dai francesi di passaggio all’inizio dell’800, precorritrice dei moti risorgimentali, epicentro di importanti movimenti sociali, politici e culturali nel ‘900. Al contrario, Rende, Montalto e Castrolibero sono borghi rurali, con tanto di feudalità imposta e riconosciuta. Non è questione di campanile. È la storia. Il problema, comunque, non è il nome da dare alla nuova entità urbana. È indiscutibile che si chiamerebbe Cosenza. Il vero fulcro della discussione è rappresentato dalla forma di governo da attribuirle. Su questo punto, si conferma la debolezza di pensiero che caratterizza quasi tutti i nostri intellettuali, persino i più raffinati, quando devono elaborare scenari di progettualità politica cittadina. Gira e rigira, tutti rimangono subordinati al mito di un capo supremo, un supersindaco, un feudatario che rimetta ordine nel caos e ci illumini con il suo decisionismo. Ma così il medioevo esce dalla porta della critica e rientra dalle crepe della rassegnazione! È il vecchio vizietto premoderno di aspettarsi che qualcosa cambi dall’alto, magari grazie all’intervento di un clan regnante. Il professor Sangineto, come tanti altri, oggi vede nella famiglia Principe un modello assoluto. Eppure moltissimi Rendesi potrebbero testimoniare quanto squallore si annidi in questo modello, fatto di arroganza, utilitarismo, subordinazione. Qual è il prezzo che Rende ha dovuto pagare ai Principe? E siamo sicuri che sia così alta la qualità della vita in quel non-luogo, dove i ponti crollano e le imprese edili costruiscono senza versare gli oneri di urbanizzazione? Certo, oggi il confronto con Cosenza non regge. Qui non funziona più nulla. Città dei Ragazzi chiusa, viale Parco tagliato in due, manca l’acqua in centro, di raccolta differenziata non si parla più, le strade sono impercorribili, il centro storico è morto, centinaia di famiglie in emergenza abitativa, nessun intervento in situazioni critiche come quella dei rom. Forse, però, la colpa è anche un po’ nostra. Di quanti cioè, all’interno della cooperazione sociale e dei circuiti delle arti creative, negli ultimi anni ci siamo illusi di poter portare qualcosina a casa, in cambio del silenzio. Il piano strategico si è rivelato una pantomima; l’amministrazione comunale ha orchestrato una partecipazione pilotata per legittimare le proprie scelte e giustificare lo sperpero di denaro pubblico. La presunzione di ricomporre i conflitti attraverso compromessi più o meno evidenti, si scontra ora con la dura realtà del recente annuncio dell’amministrazione comunale che intende azzerare l’esperienza dell’area dei capannoni liberati tra viale Mancini e via Popilia. Incurante della ricchezza sociale prodotta dalle associazioni negli ultimi anni, Palazzo dei Bruzi impone su quei terreni, a partire dal dicembre 2010, l’apertura del cantiere infinito di un avulso auditorium. È la conferma della profonda distanza del potere politico locale da un certo associazionismo. Non c’è da meravigliarsi. Al di là degli uomini che si succedono ai vertici dell’amministrazione, quella attuale è la medesima forma di malgoverno che negli ultimi due decenni – come spiega uno studio dell’università di Reggio Calabria – ha fatto di Cosenza il centro urbano più cementificato d’Italia, con grande sollievo per le lobby affaristico-mafiose. Tutto il resto, dunque, sono solo canzonette. Il dibattito sull’area urbana è soltanto un fantoccio agitato da chi sa già dove deve arrivare. L’unica arma per buttare giù il fantoccio è nella prassi di una reale e partecipe cittadinanza. Che quando non viene dal basso, e non è disinteressata, si chiama in un altro modo: sudditanza!
Claudio Dionesalvi
www.terramara.it
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PS:  in questi casi, quando cioè si cerca di proporre un’analisi, poi i soliti giannizzeri dell’efficientismo politicista, ti chiedono di avanzare un proposta, altrimenti ti accusano di essere poco concreto. Odio ipotizzare scenari assoluti da saldare alla realtà. Tuttavia, per andare incontro alle esigenze degli osservatori più ansiosi e soddisfare le loro pruderie, propongo, in sintesi ed in maniera schematica: assemblee propedeutiche e consultazioni sull’ipotesi di comune unico dell’area urbana cariche pubbliche gratuite (niente soldi a consiglieri ed assessori. Solo rimborsi minimi) sindaco unico (Cosenza, Rende, Castrolibero, forse Montalto), ma con poteri ridotti, municipalità (ex circoscrizioni) con poteri di governo reale dei quartieri.

per una storia dell’area liberata dei capannoni occupati

http://www.ciccionoto.net/storia_area_ex_officine.html

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leggi anche l’articolo di Franco Piperno sulla questione “Area Urbana” (clicca qui)

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Versione audio della corrispondenza

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17 commenti »

  • narrasud il 10 maggio 2010 alle 10:51 ha scritto:

    trovo molto interessanti gli appunti di Claudio Dionesalvi sul comune unico dell’area urbana. Mi permetto di aggiungere altri appunti per allargare il dibattito….:
    http://www.globalproject.info/it/community/La-matrice-clientelare-delle-migrazioni-qualificate-a-Cosenza/2566

  • curioso il 10 maggio 2010 alle 12:11 ha scritto:

    Ma ancora con questa storia della borghesia?ma perche’ l’autore del pèosto appartiene ad una famiglia di proletari? eppoi se non ci fossero i borghesi chi è che organizzerebbe,farebbe analisi e proposte per i movimenti visto che i veri poveri hanno altro a cui pensare?purtoppo ancora l’ideologia novecentesca vi condiziona,inoltre mi sembra di capire dallo scritto,con molta difficoltà, che l’autore sarebbe d’accordo ad un referendum sull’area urbana?

  • a il 11 maggio 2010 alle 05:45 ha scritto:

    http://www.ciroma.org/site/archives/1449

  • Marco il 11 maggio 2010 alle 11:53 ha scritto:

    Molto interessante, avevo già sentito alla radio, ma è buono rileggere con calma; tempo fa a Roma un amico mi disse che era rimasto molto colpito dal progetto dell’area “metropolitana”, e io ero in dubbio se scoraggiare la sua fiducia o commentare brevemente sulla bellezza dell’idea in genere… alla fine fui diplomatico e gli dissi che probabilmente ci sarebbero voluti parecchi decenni per vedere qualcosa di concreto a causa degli egoismi in campo, ma che le potenzialità del progetto potevano migliorare molto. Oggi che si riapre il dibattito mi pare che la situazione sia persino peggiore di quanto pensassi, non tanto riguardo alle potenzialità quanto agli egoismi! E qui mi riferisco soprattutto alla questione dell’Auditorium, che sarebbe come uno stadio olimpico in mezzo all’oceano, a spese di chi nella stessa area fa qualcosa di utile e concreto.

    P.S. X curioso: posso capire l’obiezione sul lessico politico, ma non si tratta, credo, di mantenere le ideologie novecentesche a discapito di un’analisi attuale sui problemi odierni (e l’articolo lo dimostra chiaramente), quanto semmai di chiamare le cose col proprio nome. “Borghesia” è la classe media, ora larghissima, che come dici tu organizza e decide la vita della città, del “borgo”; bene, allora per criticare chi organizza e decide che nome dobbiamo usare? Classemediocrazia? Anch’io, come tutti o quasi, sono un borghese di fatto; se voglio criticare la mia stessa classe devo cambiarle nome? Se voglio criticare una squadra di calcio devo chiamarla “squadra di basket”? O proprio devo evitare di criticare la mia classe?

  • claudio il 11 maggio 2010 alle 13:42 ha scritto:

    … sul termine “borghesia”, forse ha ragione CURIOSO. La prossima volta che incontro Franco Battiato, gli dirò che deve aggiornare i testi delle sue canzoni (da cui è tratto il mio “catenaccio”).
    In merito alla mia appartenenza di classe, a prescindere da quella di provenienza, ritengo di essere (per dirla con Tobia Cornacchioli) un autodeclassato, a differenza di tanti presunti proletari che “spridano”. Comunque provvederò a consegnare a CURIOSO il mio modello UNICO 2010. Ma può ricavarlo visitando il sito del MIUR.
    Una precisazione seria, invece, mi sento di fare nei confronti di tant@ amici/e e compagn@ che abitano a Rende, Castrolibero e Montalto. Credo che questi luoghi abbiano un’identità propria, da rispettare. E non ritengo giusto, in linea di principio, che rinuncino alle loro identità peculiari. Tuttavia, se proprio accorpamento deve esserci, mi pare naturale che sia Cosenza il centro da cui potrebbe partire questo movimento di unificazione.
    Tutto qui.
    Un abbraccio
    claudio

  • claudio il 11 maggio 2010 alle 14:27 ha scritto:

    … dimenticavo: i complimenti più sinceri a narrasud, A e Marco per i contributi e il link d’archivio.
    Un’ultima considerazione: l’apporto più concreto al dibattito sull’area urbana, in questi giorni, sta arrivando da Ciroma, Officine Babilonia, Rialzo e Prendocasa, grazie alle loro iniziative che incidono con i fatti, prima ancora che con le opinioni.

  • gentleman il 12 maggio 2010 alle 16:12 ha scritto:

    Claudio, senza polemizzare, ma con vera curiosità, vorrei sapere cosa fanno “concretamente” le associazioni da te citate, escludendo Ciroma che é una radio e già fa quello che deve fare, ovvero musica e informazione e la kasbah che accoglie i migranti.

    Un appunto sull’associazione “prendo casa”: é giusto che si occupi uno stabile abbandonato, da chi ne ha bisogno, ma credo che forse la priorità era della gente che ancora vive in riva al fiume.

  • visibile il 13 maggio 2010 alle 09:59 ha scritto:

    riprendo testualmente!!”Forse, però, la colpa è anche un po’ nostra. Di quanti cioè, all’interno della cooperazione sociale e dei circuiti delle arti creative, negli ultimi anni ci siamo illusi di poter portare qualcosina a casa, in cambio del silenzio.” Ripartire da questo e iniziare a mettere oridine nell’agire politico! la confusione crea immobilismo e ambiguità…..meglio tardi che mai!!

  • claudio il 13 maggio 2010 alle 19:08 ha scritto:

    Gentleman, tu poni una questione sulla quale bisognerebbe costruire un dibattito ampio. Come dice VISIBILE, bisognerebbe mettere ordine all’agire politico. Non credo comunque che nella sfera del diritto alla casa, ci siano soggetti che abbiano priorità escludenti. Chi non ha casa, è giusto che la ottenga, magari occupando, come hanno fatto migranti ed abitanti del centro storico che fanno riferimento a Prendocasa. Il Rialzo ed Officine mi sembrano due realtà vive. Parlo da esterno. Proprio stasera e domani, Officine propone due serate importanti. Penso che nell’area dei capannoni operino associazioni e realtà sociali interessanti. Poi sono anch’io molto critico verso certi comportamenti e determinate forme di relazione e (mancata) costruzione dei rapporti associativi in questa città. Ma non si può disconoscere l’importanza di quanto è stato costruito. Comunque credo che l’incontro fissato per sabato pomeriggio nel nuovo spazio conquistato a piazzetta Toscano, sotto Ciroma, rappresenti un’ottima occasione per discutere di questi temi.

  • claudio il 13 maggio 2010 alle 20:04 ha scritto:

    … un mio carissimo compagno mi fa notare che forse avrei dovuto menzionare, tra le tante esperienze associative degne di nota, anche quella di cui faccio parte: la Coessenza, una realtà fatta di poche persone che hanno imparato ad esibirsi poco e ad essere nomadi nella promozione di iniziative culturali. Pubblichiamo libri, in conflitto con il diritto d’autore. Realizziamo laboratori di lettura, e andiamo nel campo rom ad insegnare italiano ai bambini, cercando di favorire la loro frequenza nelle scuole pubbliche e la loro partecipazione ad attività ludiche, ricreative e formative. Tutto ciò basta per poter affermare che facciamo qualcosa di “concreto”? Nell’ultimo anno ci siamo misurati anche, collaborando con altre realtà cittadine, con la promozione di eventi più grossi: il concerto della 99 Posse, lo Shaka Fest, la venuta di Wu Ming. In taluni casi, ci siamo sentiti gratificati, soprattutto perché abbiamo agito con gioia e in uno spirito di condivisione. Al di là del minuscolo contributo che noi diamo alla vita associativa, guardando agli altri, non sono forse concrete le battaglie portate avanti da benicomuni a Cosenza, o iniziative come Fierainmensa, i progetti di Verde Binario, il GAS, le compagnie teatrali di ricerca? E potrei citare decine di altri esempi. A me questi sembrano già semi di un’Altra società. Il problema è che fino a quando queste esperienze non si renderanno conto di essere ALTRO rispetto alle istituzioni ed ai partiti, e non si decideranno a dialogare anche in situazioni che esulano dalla resistenza e dall’autodifesa dagli attacchi dei gruppi di potere, difficilmente a Cosenza si riuscirà a scardinare il NULLA che sta avvolgendo la nostra terra e tante altre. O no?

  • gentleman il 13 maggio 2010 alle 23:33 ha scritto:

    Ciao Claudio.
    Purtroppo, nonostante la stima verso la tua persona, sono daccordo solo con la chiosa del tuo intervento, ovvero la mancanza di dialogo tra le varie piccole entità della città, che agli occhi di molti, sono operanti, ma ai miei sono davvero poco produttive.
    Per quanto riguarda “prendo casa”: mi ripeto nuovamete, siamo daccordo che si prendano spazi inoccupati, da parte di chi ha bisogno, ma forse, bisognava tenere in considerazione, chi da anni vive tra sudiciume, umidità e topi. Senza giri di parole inutili, i primi ad avere diritto agli alloggi occupati erano gli abitanti del fiume, non fosse altro che tra i ragazzini di quella zona, molti non sanno neanche com’é fatta una casa. Ma questo é solo un mio pensiero. Detto ciò, sono davvero contento che quegli alloggi siano stati presi.

  • frank il 16 maggio 2010 alle 07:50 ha scritto:

    io sottoscrivo e condivido in pieno l’uso del termine borghesia, con i dovuti aggiornamenti e le dovute specificazioni. c’è il capitalismo, ci sono i blocchi sociali, c’è la classe dirigente del capitalismo. caro curioso lejati ancunu cazz’i libro per cortesia.

  • Fazio il 16 maggio 2010 alle 08:54 ha scritto:

    X Gentleman riporto parte della tua affermazione: “senza polemizzare, ma con vera curiosità, vorrei sapere cosa fanno “concretamente” le associazioni da te citate, escludendo Ciroma che é una radio e già fa quello che deve fare, ovvero musica e informazione e la kasbah che accoglie i migranti” affermazione dalla quale si evince il lato comatoso,narcisista,autoreferenziale,inconcludente,ecc..di buona parte del movimento cosentino…presto detto….dire che Ciroma fa’ quello che fa’ è quasi una bestemmia,dopo 20 anni di attività basta dire che l’unico momento di informazione è 1H e 20 min. la mattina dal Lun-al Ven, sempre se non piove molto e Lappano non salta…se per te questo è fare “concretamente”, sinceramente dopo tutto questo tempo mi sarei aspettato una piccola crescita…visto che la giornata è composta da 24 H. ed una radio dopo 20 anni almeno dovrebbe coprirne buona parte di quelle ore con programmi in diretta,inchieste,ecc..se aspiri a fare qualcosa di veramente concreto per la città (Potenza ai Cittadini)…d’altronde la città non mi sembra che vi segua molto…infine mi dici dove sono accolti i migranti della kasbah????..mi basta l’indirizzo ed il Nr. civico.

  • gentleman il 16 maggio 2010 alle 17:21 ha scritto:

    Ciao Fazio.
    E’ interessante leggere che, tu pensi che io faccia parte di ciroma o della kasbah, beh, per dirla alla Gaber, per fortuna o purtroppo (fai un pò tu) non faccio parte di nessuno schieramento, preferisco rimanere un cane sciolto e guardare con occhi obbiettivi e coerenti tutto ciò che mi circonda, ciò che non accadrebbe se ne facessi parte. Dico solo che ciroma, essendo una radio, fa radio, bene o male, fa ciò per cui é nata e la Kasbah, fa altrettanto, e ci lavora anche gente (che non é una cattiva cosa). Poi che a te non piaccia come lo fanno é un’altro paio di maniche, quella é una tua opinione.

  • michelangelo il 17 maggio 2010 alle 14:19 ha scritto:

    ‘a vucca è na ricchizza

    caro fazio, non ci sarebbe neanche bisogno di rispondere, ma ti ricordo (o ti informo se non lo sapessi) che ciroma conta sul lavoro volontario e GRATUITO dei programmisti e di quanti collaborano alla vita della radio. non solo, i ciromisti si autotassano per far si che tu abbia come sottolinei 80 minuti al giorno di informazione, avendo deciso da sempre di fare a meno della pubblicità e di qualsiasi forma di contributo partitico o clientelare. abbiamo chiesto agli ascoltatori più sensibili di contribuire al sostentamento della radio. puoi, come chiunque altro, pigiare sul tastino “donazione” in alto a destra e le ore di informazione potranno diventare 2, 10, 15 al giorno.

  • christian il 1 giugno 2010 alle 11:26 ha scritto:

    ciao Fazio,
    vedo che accendi il pc di buon ora per fare polemica..
    i migranti che accoglie la kasbah sono reali e non virtuali, come tu lasci intendere. In particolare vengono ospitati tre nuclei familiari nel comune di lappano (da 5 persone, con bambini in età scolare e che frequentano le scuole del comprensorio di rovito) di nazionalità somala ed eritrea; altre due famiglie, una kurda siriana ed una somala (con la stessa tipologia) vengono ospitate in appartamenti presenti nel centro della città. Gli indirizzi non t’interessano; un altro appartamento, sempre in centro ospita 5 ragazzi provenienti dall’afghanistan e dall’iraq.
    Come vedi le tue sono supposizioni lasciano il tempo che trovano, ma che soprattutto denotano la tua scarsa conoscenza della città e delle attività che le associazioni vi svolgono.
    Una curiosità: tu che cosa fai per risollevare lo stato “comatoso,narcisista,autoreferenziale,inconcludente,ecc..di buona parte del movimento cosentino..”????
    Per quello che mi riguarda penso che Ciroma svolga un lavoro utilissimo alla cittadinanza … se a te non piace come lo fanno vai a dargli una mano!! magari tu hai idee più interessanti. Ma visto il tenore dei tuoi scritti ne dubito.
    E poi parlaci un po’ delle tue attività…. e soprattutto perché ti nascondi dietro falso nome???
    con la bocca è facile parlare e con la tastiera facilissimo scrivere … ma i fatti sono ben altra cosa!!! Per cui parafrasando Michelangelo di dico anch’io
    “‘a vucca è na ricchizza”.

  • avatar il 1 giugno 2010 alle 15:07 ha scritto:

    ciao gentlman, volevo risponderti in merito alla critica che ponevi a prendo casa per la mancanza di cittadini rom all’interno dell’occupazione. premettendo che non faccio parte di prendo casa ne di cose a lui vicino, mi viene di spezzargli una lancia a favore, si fa per dire, sono daccordo con claudio che dice che non ci sono soggetti che hanno priorità sulla lotta per la casa, inoltre penso che il ragionamento messo in campo dai prendo casa sia in completa antitesi con tutto ciò che è stato detto e fatto con i rom. mi spiego mi sembra ,almeno da esterno ad entrambe le vertenze, che i rom siano stati appoggiati con modi di fare che più volte hanno rasentato l’assistenzialismo quindi non puoi neanche aspettarti che da un giorno all’altro decidano di occupare le case se hanno sempre sentito una campana moderata o comunque di estrazione più di dialogo. i prendo casa almeno per come ho potuto leggere dai documenti e articoli che hanno pubblicato e passando un paio di volte da viale trieste a me sembra che hanno chiarito il fatto che secondo loro l’unico modo per ottenere qualcosa sia l’azione diretta, finalizzata sempre secondo loro a risolvere il problema, non attuando ragionamenti assistenzialistici. per andare al succo della situazione , tutto dipesìnde da come vengono impostate le azioni politiche se le si imposta in una certa maniera difficilmente si riuscirà a modificarla, poi possiamo fare tutti i ragionamenti teorici sull’autodeterminazione dei popoli ma è innegabile che chiunque si avvicini a determintai problemi sociali viene visto come speranza di una risoluzione dei problemi.
    un saluto a tutti i ciromisti che fanno alimentare queste belle discussioni.

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