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miss fraulein e il loro “secret bond”

30 maggio 2010 | ester apa 1 commento stampa stampa
 

Una capacità orchestrale spiazzante. Una lente sonora fra passato e futuro. Immaginifici, cinematografici, una voragine di densità sonora fuori dal comune. Quella dei Miss Fraulein è una poetica musicale solida e ben equipaggiata che è riuscita in questi anni a diventare cuore di tenebra di un suono caleidoscopico, originale ibrido di stoner, heavy rock, noise di pregevole matrice europea.
Ecco dunque che la nuova uscita discografica della formazione cosentina “The Secret Bond”, porta come dazio un carico di aspettative di non poco conto. Se “Tob was my monkey” era puro concentrato di monoliti musicali che precipitano addosso e fanno male, il nuovo lavoro delle “Signorine” è inaspettatamente un microcosmo tutt’altro che codificato, possibile di nuovi sviluppi nelle forme musicali che gli sono proprie. Un album che è nuova e inattesa sintesi dei precedenti lavori, che parte dal songwriting folk per abbracciare il rock notturno e le sue mutazioni e poi adagiarsi su ballad che si poggiano su letti di note cromaticamente variegate. E’ una florida creatività, fatta di leggerezza e intelligenza. Efficaci, torrenziali, appassionati: danno alle stampe una manciata di tracce (la co-produzione è Indipendead/ MK Records) che rimettono l’attenzione costantemente in gioco, lungo una fisicità sonora appetibile. Parte “You Know Why”: è poesia scabra ed essenziale, che lavora di sottrazione, dritti fino alla spina dorsale del nocciolo compositivo. Ci sono canzoni acuminate e tremendamente orecchiabili, sporcate però di inappuntabili anticorpi chitarristici; una squisita attitudine nel contaminare generi e stili. Non basta questa annotazione però per inquadrare oggi il varco musicale della band cosentina. Capita infatti che nella fibrillazione gli strumenti diventino mutanti – rinvigoriti da iniezioni intramuscolari fuzz o da granate dal sapore psichedelico – e vengano letteralmente scaraventati via da una manciata di melagrane dal sapore rock leggero, con grande felicità da parte di chi ascolta. Un viaggio a colori che mette in stand by le sfumature del noise e dà il benvenuto semmai a certo blues malato, con una voce che intona timbri acidi e richiama alle armi, poche distorsioni, un nuovo immaginario che coinvolge senza lasciare spazio a incertezze.
Si affidano alle mani sapienti di Maurice Andiloro (già con Verdena, Afterhours, Bugo e Capossela), infittiscono le trame, danno cura e nuova sostanza alla scrittura. E’ un lavoro elaborato con una ricercata sensibilità, attraversato da melodie bellissime, sortilegi trovati nel cammino ed esperiti poi con coraggio e determinazione. Scrivono, ricreano l’ispirazione per ritrovarsi e rinnovarsi. Entrano nuovi paesaggi musicali, contrabasso e armonica a dare il nuovo tempo, il racconto in una manciata di minuti dei legami irrisolti. Rimangono intatte le specificità che li hanno imposti in questi anni come una presenza musicale fortemente riconoscibile nel panorama indipendente italiano, l’attitudine musicalmente carnale. Stavolta si muovono però con una nuova discrezione, infarciscono poco la neonata opera e cadenzano neonate vocalità duttili ed espressive. Lasciano addosso la voglia di riascoltare. Ascoltare ancora gli incastri armonici e l’intensa ascesa emozionale che scorre. Perché i Miss Fraulein sono in questo nuovo presente musicale molte cose insieme e quest’eclettismo gli dona, decisamente, e hanno tutte le carte in regola per piacere ad un sacco di persone, il che rende, se è possibile, ancora più interessante seguire nel prossimo futuro quello che per loro verrà.

Ester Apa

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