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la fabbrica dei sogni all’unical

5 ottobre 2010 | Appunti di Sopravvivenza 4 commenti stampa stampa
 

Interessante il percorso costruito dall’associazione culturale Zahir.
Si conclude l’8 ottobre presso il Piccolo Teatro dell’Unical il laboratorio teatrale rivolto agli utenti dei Centri Salute Mentale di Cosenza, Rende, Rogliano, S.Giovanni in Fiore, Montalto e Paola.

Davide Iodice esplora la poesia custodita nei sogni di esistenze Altre. Il regista napoletano ripropone un cammino già sperimentato con successo a Napoli, “dove – spiega una nota del Teatro Stabile di Napoli che è produttore del percorso di ricerca e creazione de ‘La Fabbrica dei Sogni’ – d’accordo con i responsabili del Centro di Prima Accoglienza per i senza fissa dimora, Iodice si è gradualmente avvicinato ai suoi ospiti in stato di disagio per povertà, esclusione sociale, alcolismo, tossicodipendenza, malattia psichica; li ha ascoltati e ha partecipato al loro quotidiano, rendendoli, poco a poco, ispiratori, narratori e drammaturghi delle proprie storie e dei propri sogni”.

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Davide Iodice, regista

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Giulia Cappelli, presidente dell’associazione Zahir

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4 commenti »

  • Gino il 7 ottobre 2010 alle 11:28 ha scritto:

    Scusate la domanda, non è per fare polemche ma, mi chiedevo come mai questa associazione culturale, come molti altri gruppi in città, si danno dei nomi, come dire “etnici”!? Zahir, Kasbah, Baobab, solo per citarne alcuni. Ma avere nomi così, fa figo?

  • asphodeline il 7 ottobre 2010 alle 20:53 ha scritto:

    Un’associazione avrà le sue ragioni per scegliere un nome, ragioni che possono essere derivate dalle più disparate fonti ; io trovo che “Zahir” sia un nome suggestivo, si rifà alla letteratura e può simboleggiare molte cose. Inoltre si ricorda facilmente e non ce ne sono altre con lo stesso nome, almeno che io sappia.
    Non ci vedrei nemmeno niente di male a chiamare una associazione”Baobab”, in fondo è un bell’albero, anche se non cresce qui in Italia. Se poi ti danno fastidio le derivazioni da altre lingue sappi che moltissime parole della lingua italiana derivano da altre lingue anche molto lontane (oer esempio l’arabo).
    Ma forse hai un po’ di risentimento perché ti chiami “Gino” ?
    “Gino/a è anche aggettivo in gergo usato a Milano per definire una persona poco alla moda o poco sveglia. ” (da Wikipedia)

    Ovviamente sto scherzando, si dice “Nomen est omen” ma non è sempre vero.
    Però trovare il nome ad una associazione non è sempre cosa facile.
    Anche perché se scegli qualcosa di semplice o comune rischi di trovarne altre 100 di associazioni che portano lo stesso nome !!!
    Secondo me è bello scoprire nelle altre lingue suoni e associazioni di lettere che sono insolite per noi.
    Eppoi diciamocelo, solo nel ventennio vietavano gli esotismi ! :-P

    Asphodeline
    (che ovviamente non è il mio vero nome, ma deriva dal latino, altra lingua esotica…)

  • Gino il 8 ottobre 2010 alle 12:58 ha scritto:

    Quanta cultura in una sola risposta, troppa grazia.
    Comunque hai citato una delle sottoculture più imbarazzanti che l’italia abbia mai avuto.
    Comunque la mia era solo curiosità.
    P.S.
    Quando c’era “lui” le cose andavano funzionavano meglio! ;)

  • asphodeline il 31 ottobre 2010 alle 16:06 ha scritto:

    Il solo elemento positivo che il ventennio ha lasciato all’Italia è rappresentato alcuni esempi di architettura razionalista che possiamo trovare in giro in varie città. Per il resto, basta leggere i libri di Storia.

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