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la buona vita di cosenza

10 novembre 2010 | Appunti di Sopravvivenza 4 commenti stampa stampa
 
Cosenza soffre della mancanza di un ceto politico dirigente degno del nome : è questo un problema che sta assai a cuore a Ciroma e a quella piccola tradizione che si è creata intorno a Ciroma.  A ben guardare un ceto politico dirigente in città c’è, ma è in grande parte costituito da chi pensa che i sentieri della politica portino direttamente, oltre che ai luoghi del potere, a quelli della ricchezza: tutto un personale politico professionale si alimenta formando un’impenetrabile ragnatela attorno alla cosa pubblica e rispondendo soprattutto in termini di fedeltà ai partiti e ai vari gruppi di interesse.In verità un altro modo di selezionare i gruppi dirigenti esiste ed è quello della tradizione democratica, cioè quello che avviene attraverso la discussione, il dibattito, la capacità di proporre soluzioni e di avanzare idee. E’ proprio su quest’ultimo aspetto che si vuole porre l’attenzione: la buona vita di una città, a nostro avviso, si misura soprattutto dal numero di persone che discutono e decidono in merito alle cose che riguardano la città: i piani urbanistici, i disoccupati, gli anziani. Non basta, infatti, lagnarsi su quanto i politici locali siano sconsiderati, autoritari e dispotici, perché a guardar bene il problema non riguarda la maggioranza e la minoranza, ma quello che noi come cittadini siamo capaci di elaborare e produrre. Si tratta piuttosto di fare uno sforzo, questa volta comune, per immaginare una città diversa, una città che faccia venir voglia di viverci. E’ possibile e si può fare: dare vita a forme di partecipazione alla sfera pubblica attraverso l’esperienza della discussione democratica e dell’azione collettiva.Rimaniamo infatti convinti che i luoghi pubblici o l’agire pubblico non siano monopolio delle istituzioni, ma che essi per sua natura siano un terreno praticabile direttamente dai cittadini attraverso l’invenzione e la costruzione di nuove forme della politica. Allora togliamoci la polvere di dosso e iniziamo l’opera, senza delegare.
Per fare cosa, ci si chiederà:
1. Per immaginare e provare a costruire una Cosenza che si doti degli strumenti e della politica tesa alla valorizzazione del patrimonio territoriale per le generazioni presenti e future. Chiediamo che si riconoscano le forme di produzione sociale presenti in città che hanno arricchito il territorio. Oggi il vero punto è cosa e come conservare e cosa e come trasformare: nutriamo fiducia nell’ intelligenza sociale e nella costruzione collettiva.
2. Per immaginare una Cosenza che ridimensiona il dominio del sistema economico a favore del sistema sociale e culturale. Cosenza, per questa via, crea le condizioni della trasformazione degli stili di vita di consumo e di produzione ricreando le condizioni per favorire la sovranita’ alimentare della citta’, come era fino a pochi decenni fa.
3. Per immaginare una Cosenza che sperimenta la crescita dei poteri e delle competenze delle municipalità e dei governi locali confederati, espressione delle municipalità. In una Cosenza che valorizza il patrimonio territoriale, chi governa il territorio è chiamato a governare le scelte economiche, produttive e coerenti con questa valorizzazione. Deve dunque essere in grado di promuovere attori sociali ed energie verso la valorizzazione del patrimonio e contrastare poteri forti che tendono ad appropriarsi delle risorse e volgerle ai propri profitti, danneggiando e consumando il bene comune.
4. Per immaginare una Cosenza che nell’epoca della crisi del lavoro salariato valorizza il lavoro autonomo, l’artigianato, la microimpresa, l’arte e la cooperazione sociale attraverso la sperimentazione del reddito universale e incondizionato (sull’esempio di quasi tutte le citta’ nord-europee e della Regione Lazio). Il comune riconosce il diritto dei cittadini adulti residenti nel comune e senza lavoro, di disporre di un reddito minimo di cittadinanza, anche nella forma di servizi gratuiti. La misura sara’ resa possibile attingendo ai fondi europei, riscrivendo le regole del welfare locale, azzerando gli ipocriti ammortizzatori sociali e istituendo una Carta Blu (che sia verde o gialla o rossa non ha importanza) che dia diritto all’utilizzo gratuito di tutti i servizi comunali – trasporti urbani, servizi sanitari, cinema, teatri, mostre, impianti sportivi – e alla riduzione delle spese di fitto, luce, acqua e accesso ad internet a tutti i senza lavoro.
5. Per immaginare una Cosenza cosmopolita, sia al suo interno che nelle relazioni col mondo. Cosenza – città “creola”, fatta di comunità multietniche e di migranti. Alla tradizionale molteplicità sociale di Cosenza bisogna sommare un’altra   molteplicità: quella etnica. In altri termini bisogna far posto, specie nella città antica, ai cittadini stranieri. Il Centro Storico deve vivere dei colori, dei suoni e della bellezza dei diversi linguaggi, partendo, più che da improbabili politiche di integrazione, dal rispetto dell’alterità dell’altro, dello straniero. I cosentini, consapevoli dei legami che da sempre la città intreccia con le altre città del Mediterraneo, ascolteranno il canto del muezzin, gusteranno il caffè arabo, acquisteranno prelibatezze kasher. Cosenza può permettersi il lusso della differenza, non temendo anzi favorendo le contaminazioni. Sull’esempio di altre città italiane, agli immigrati verrà concesso il diritto di voto alle elezioni amministrative.
6. Per immaginare, in via sperimentale, l’avvio della legalizzazione delle droghe leggere: il Comune favorisce l’apertura di un dibattito sulla possibilità di sperimentazione autonoma di forme di legalizzazione delle droghe leggere, indipendentemente dai tempi della legislazione statale, non proibendo l’apertura di locali dove consumare cannabis. Molti cosentini ricorderanno gli effetti della papagna, pianta che cresceva rigogliosa nei giardini delle case di campagna. Guardiamo alla questione delle droghe leggere partendo dalle nostre tradizioni.
7. Per immaginare una citta’ in cui Lesbiche e Gay potranno liberamente convivere, il Comune riconosce le unioni di coppie omosessuali e le famiglie di fatto.
8. Per immaginare, piuttosto che la “Grande Cosenza”, tante piccole citta’ civili ed autogovernate, il Comune di Cosenza promuove l’associazione, la confederazione tra le  città dei Casali, per dare luogo alla Comunità Urbana Bruzia, creando Municipalità alle quali delegare la gestione di quote del bilancio comunale. Questa misura è strettamente connessa all’emergere di forme di democrazia non rappresentativa, che l’amministrazione comunale favorirà, al fine di consentire una più adeguata partecipazione dei cittadini del quartiere alle decisioni che riguardano la loro vita.
9. Per immaginare una progressiva e sempre più ampia pedonalizzazione della citta’, Cosenza sperimenta e favorisce forme di evoluzione del trasporto pubblico.
10.  Per immaginare una gestione condivisa delle politiche culturali, Cosenza favorisce la restituzione di spazi e luoghi pubblici dismessi o scarsamente utilizzati alla produzione sociale e culturale cittadina.
dalla Ciroma, in data 6 novembre 2010

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4 commenti »

  • mah il 11 novembre 2010 alle 08:07 ha scritto:

    Tutto questo bel discorso rimane nella sfera dell’UTOPIA.

  • Bonavita il 12 novembre 2010 alle 12:41 ha scritto:

    questa sarebbe la mia città ideale!!!! credo sia interessante far firmare questo “manifesto” da più persone possibili! solo con una pubblicizzazione adeguata, ed un consenso massiccio alle spalle, il contenuto di tale documento potrebbe dispiegare i suoi effetti sulla realtà cosentina, fosse anche solo una presa di coscienza generale! che di questi tempi non guasterebbe affatto!

  • vincenzo il 13 novembre 2010 alle 17:13 ha scritto:

    questo documento si potrebbe definire “paranormale” più che utopico…vi consiglio di raccogliere un tot di firme per “salvare” i pesciolini che nuotano nelle buche delle strade cosentine…sarebbe una causa più perseguibile!!

  • Marco il 16 novembre 2010 alle 10:48 ha scritto:

    Un decalogo molto bello e condivisibile, astratto come tutti i manifesti, ma non per questo assurdo: è quantomeno ovvio che la cittadinanza cosentina non cambierà in tal senso, piuttosto dobbiamo pensare alla diffusione di un ideale sulla cui base orientare l’azione individuale e, ancor meglio, collettiva. Se poi ci vorranno parecchie generazioni per arrivare a una parvenza di quel che il programma propone, poco importa; fosse così facile cambiare il mondo, lo si sarebbe già fatto.
    Il lavoro da fare riguarda la mentalità cittadina, che io reputo sfortunatamente ristretta e dura da intaccare. Per programmi come questo bisogna dissodare il terreno, bonificare la palude, costruire le fondamenta (usate la metafora che preferite), insomma lavorare sull’educazione, meglio, l’autoeducazione del cittadino, contro il provincialismo e la grettezza, verso un’apertura di orizzonte che renda almeno probabile l’adesione a questa “dichiarazione d’intenti”.
    Come a dire che l’ideale guida l’azione, ma nel concreto c’è da rimboccarsi le maniche e fare esperienza.

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