aloe blacc-good things

Un tuffo nel passato, è sicuramente l’espressione piu’ adatta per descrivere e introdurre l’oggetto della nostra recensione. “Good things” sembra essere uscito direttamente dalla Motown nel suo periodo d’oro, mentre è stato partorito nell’anno appena passato da Aloe Blacc, sicuramente uno di quegli artisti che ha saputo prendere spunto da tutte le lezioni lasciate dai suoi predecessori.
Aloe Blacc, è un artista americano che si è sempre cimentato in diversi generi della black music. A partire dal gruppo hip hop Emanon, passando per le produzioni soliste che lo hanno portato da un suono jazz e blues sino ad approdare nel paradiso della musica soul. In “Good things”, l’artista si è lasciato guidare dai ragazzi della Stones Throw Records, label californiana che da sempre ha appoggiato e incrementato la cultura hip hop, con una certa propensione verso il funk e il soul.
Il disco di Aloe Blacc, regala 49 minuti circa di passione e sentimentalismi espressivamente in chiave soul divisi in 13 brani. Si capisce subito il senso del discorso, lasciandosi trasportare già dalla traccia d’apertura, “ I need a dollar”, singolo trainante del disco e sigla televisiva di “ How to make it in America”, telefilm statunitense che va in onda sulla HBO. Le emozioni che si plasmano nei nostri sensi sono soltanto all’inizio:” Good Things”, seconda traccia che porta lo stesso nome del disco, è un classico esempio di come liriche con un certo messaggio si uniscano ad atmosfere r’n’b e a fiati con una certa propensione soul ad arricchire la struttura sonora. Andando avanti, restando immersi in queste atmosfere intrise di passato, ci si accorge chiaramente che la chiave vincente di questo disco è sicuramente l’originalità, la presenza di una grande personalità, condite da una massiccia e spiccata dote interpretativa. Ad arricchire questi elogi, va fatta notare la presenza oltre che di messaggi che trasudano amore e sentimenti, anche una propensione verso un messaggio di tipo sociale e politico, il caso di “ Politician”, quinta traccia del disco che complice la struttura sonora orecchiabile e la linea melodica dei fiati, tarderà ad uscirvi dalla testa. La successiva invece è a mio parere una delle traccie piu riuscite dell’intero disco. “ If i”, che ricorda a tratti per alcuni suoni la celebre “ this is a mans world” di James Brown, complice l’articolazione della sezione ritmica, un tempo relativamente lento e la sontuosità della voce di Aloe Blacc, non rappresenta altro che un biglietto verso altri mondi sonori. In tutti questi suoni caldi, spicca anche “ Femme Fatale” dei Velvet Underground, traccia numero nove del disco. Qui la resa di questo indimenticabile classico è al di sopra ogni aspettativa preventiva, un po’ come ascoltare Gil Scott-Heron trasformato in Lou Reed. Un disco che prende il meglio del passato in chiave contemporanea, dotato di un messaggio sicuramente positivo e che sempre con una altissima dote di originalità si districa fra il soul, le chitarre blues come in “ Green Lights” e stupisce ancora con tempi lontanamente appartenenti ad altri generi come in “ Miss Fortune”.La traccia che invece conclude il disco, è una versione differente di Politician, fra le piu’ autobiografiche presenti in “ Good Things”. Consigliato a chi vuole arricchire la propria anima.
F.Cristiano












mega mega disco!!grande Francesco!
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