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Conferenza dei nodi del Sud

3 marzo 2011 | Appunti di Sopravvivenza nessun commento stampa stampa
 

Una Vertenza Meridionale per il diritto di soggiorno
dei migranti sfruttati nelle campagne del Mezzogiorno
6 marzo 2011 h 10.30/ REGGIO CALABRIA
Via Domenico Romeo 6, Reggio di Calabria (sede Spi Cgil)

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Quanto sta avvenendo in Libia e in altri paesi del Nord Africa, costituisce un evento storico di enorme portata che va considerato in primo luogo guardando alle enormi potenzialità positive che si aprono, per l’Europa nel suo complesso e per i paesi del mediterraneo in particolare, a seguito della caduta di quei regimi corrotti e violenti che hanno dominato l’area. Le rivolte che si stanno susseguendo nel Maghreb ci restituiscono un quadro di grande forza e determinazione nell’affermazione del diritto e della democrazia contro i regimi autoritari. I nordafricani che si sono ribellati chiedono una cosa chiara e netta: pane, lavoro, dignità.

Tutto ciò sta producendo però anche una straordinaria emergenza umanitaria di fronte alla quale il governo italiano e l’Unione Europea non possono più rimanere in silenzio. Dovranno attivare un sistema di protezione per coloro che stanno approdando sulle nostre coste, come sta già avvenendo in Tunisia ed Egitto, nel pieno rispetto del principio di non-refoulement, mettendo fine alle politica ignobile del frontex e dei respingimenti, frutto di una insostenibile assenza di una politica europea di accoglienza.

E da toppo tempo infatti che l’Unione ha imposto il controllo dei movimenti migratori a costo di sostenere regimi dittatoriali. Anno dopo anno le condizioni dei migranti e dei rifugiati presenti sul territorio nazionale, sono peggiorate.  Dal 2008 il Governo Berlusconi ha messo in atto tattiche e strategie discriminatorie, con l’obiettivo non dichiarato di creare una forza lavoro priva di diritti. Tra il 2009 ed il 2010 vi è stato l’apice di quella che possiamo definire guerra contro i migranti ed i rifugiati. Probabilmente per due ragioni sono accadute cose senza precedenti: la prima, nel sud del mondo le povertà  è cresciuta e molti vogliono lasciare il proprio paese; la seconda è che l’Europa ha costruito la paura dell’invasione, della precarietà lavorativa causata da chi emigra e che diventa il potenziale nemico.
Ma le lotte dei migranti degli ultimi due anni hanno mutato il quadro. Siamo convinti che ci si trovi di fronte una nuova fase. Dallo sciopero dei migranti di Castel Volturno alla manifestazione dei braccianti africani a un anno dalla rivolta di Rosarno, una sfida è stata lanciata al movimento, alla politica, alle istituzioni, a tutti noi: molto si può fare se si lavora all’organizzazione delle comunità migranti, a partire dalle loro rivendicazioni primarie. Una lotta che indica una modello, nel metodo e nel contenuto.
La via da seguire è quella della lotta-vertenza praticata da anni, e con risultati importanti e conclamati, dal movimento antirazzista casertano: ogni mobilitazione un risultato, facendo seguire alle sacrosante rivendicazioni globali dei diritti dei migranti una pratica vertenziale capace di raggiungere obiettivi concreti ai tavoli di confronto con le istituzioni. Una pratica che genera circoli virtuosi perché a ogni risultato raggiunto si rafforza il principio che la lotta paga, perché si struttura l’organizzazione delle comunità migranti, perché cresce la forza contrattuale del movimento, perché si sposta su posizioni sempre più avanzate l’asse politico-sindacale. In più, il sistema ha delle forti contraddizioni, che la crisi ha acuito. Si tratta di fare esplodere le contraddizioni e incassare risultati vertenziali e politici.
Ma qual è il nodo centrale delle rivendicazioni? L’esperienza dell’ultimo decennio ci dice che tutto passa attraverso l’affermazione del diritto di soggiorno dei migranti. Dice bene chi dice che la legge Bossi-Fini non ha a che fare solo con le politiche migratorie, ma anche e soprattutto con le politiche del lavoro: genera irregolarità e alimenta sfruttamento e lavoro nero. Quindi la lotta per i documenti attraverso l’organizzazione delle comunità migranti è la via maestra per sovvertire le condizioni di sfruttamento nel mercato del lavoro e per rompere gli argini della “fortezza Europa”
La condizione che i migranti trovano nelle campagne del Sud sono le medesime: diritti negati e sfruttamento. In particolare, alcune migliaia di migranti dell’Africa subsahariana (entrati in Italia tra il 2007 e il 2009 prima dei controversi e falliti accordi con la Libia di Gheddafi) hanno il diritto permanere sul nostro territorio, un diritto negato, un diritto da rivendicare con una vertenza meridionale che assicuri loro tutele concrete a partire dalla valutazione dell’esistenza della doppia condizione di vulnerabilità provenienza rischio-sfruttamento nei campi e/o della condizione di inespellibilità. La vertenza partita il 7 gennaio 2011 è sulla giusta strada: l’incontro col ministero all’indomani della manifestazione doppia di Rosarno e Reggio Calabria ha registrato un’apertura positiva. E già un obiettivo concreto è stato raggiunto: la vertenza dei mesi scorsi sull’asse Roma-Caserta-Reggio si avvia alla conclusione con il riconoscimento di circa 200 permessi di soggiorno per motivi umanitari.
Occorre andare avanti, estendere la lotta chiamando in causa tutte le realtà del Sud attive per garantire diritti e dignità ai migranti, e che condividono il percorso aperto a partire dal nodo di Rosarno.

Info Reggio Calabria: 340.3974877

reteRADICI e CSA “ex Canapificio” – Caserta

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