Radiohead – The King Of Limbs
ARTISTA: Radiohead
ALBUM: The King Of Limbs
ANNO: 2011
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Iniziamo dal principio, da quell’ipnotico loop di piano che apre “Bloom”, su cui va a incastonarsi un beat fatto di rumorismi assortiti e su cui entra poi la voce, quella di Thom Yorke, che, per i detrattori sarà pure nasale e lamentosa, ma ogni volta è come se cantasse stringendosi il cuore tra le mani. I Radiohead sono tornati. Dopo più di tre anni da “In Rainbows” arriva così questo “The King Of Limbs”, che fa tesoro dell’operazione discografica compiuta col precedente lavoro (il pay-what-you-want per la versione digitale, e la successiva pubblicazione di un box per gli appassionati) ma la rielabora e la rende forse meno radicale. Prezzo fisso per il download, 7 euro, e la solita selva di cd, vinili e artwork vari disponibili in un’unica confezione da maggio in poi. Aldilà dei modi e dei canali di distribuzione (e qui comunque va ai Radiohead il merito di aver concepito su così larga scala un nuovo metodo di approvvigionamento del prodotto discografico), musicalmente parlando l’album si presenta come un ibrido tra la verve più sperimentale di “Kid A” e gli umori onirici di “Hail To The Thief”. Il tutto come sempre attraversato da una sensibilità che non rinuncia a introdurre nuovi elementi sonori tipici di certa elettronica di questi ultimi anni.
In realtà, “The King Of Limbs” appare al primo ascolto come un disco strano, fuori tempo massimo, avulso da qualsiasi collocazione e tantomeno dimensione musicale. 8 pezzi, che di per sé sembrano già pochi per un album. E non sono brani di facile presa, di quelli che ti innamori al primo ascolto, ma che bisogna ascoltare, di quelli che arrivati all’ottava traccia c’è bisogno di premere ancora play, e poi ancora e ancora. Ed è lì che inizierai a metabolizzare pezzi come “Little by Little”, con quel tappeto variegato di suoni e la voce di Yorke che sembra direttamente uscire dal fondo degli abissi, o le propulsioni ritmiche di “Feral”, dove si sente tutta l’influenza di uno come Flying Lotus, le visioni cosmiche di “Lotus Flower”, che c’ha un refrain che ti si ficca in testa come un virus, “Codex” con i suoi archi e col piano che tinge delicate note, o ancora “Give up the ghost”, che parte come un pezzo folk alla Bon Iver, con la voce filtrata dal vocoder, per poi progressivamente diventare una dolce nenia che raccoglie i pezzi lasciati per strada da una storia d’amore. Un magma compatto e uniforme, che non concede nessun sussulto, ma procede seguendo una sottile linea che sonda i battiti cardiaci della contemporaneità, che ci si presenta ogni giorno come una gigantesca scatola vuota da riempire. Ed è qui che nasce il dubbio se “The King Of Limbs” sia forse specchio di una nuova frontiera della musica d’ambiente, quasi fosse il “Music For Airports” di questo millennio. Di certo rimane che, oggi come oggi, tra i pochi artisti in grado di scrivere la soundtrack della realtà interna e esterna del mondo, ci sono anche i Radiohead.
Marcello Farno
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TRACKLIST:
“Bloom”
“Morning Mr Magpie”
“Little by little”
“Feral”
“Lotus flower”
“Codex”
“Give up the ghost”
“Separator”












bravo marcello, hai descritto perfettamente l’album. tra le più calzanti recensioni che abbia letto finora. in tanti si sono fermati “al primo ascolto” senza esplorare la completezza degli abissi. grazie!
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