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14 giugno 2011 | Appunti di Sopravvivenza 2 commenti stampa stampa
 

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mercoledì 29 giugno: Piazzetta Toscano

Un giovane muore il 20 luglio durante gli scontri al vertice G8: Carlo Giuliani. Né un martire, né un eroe, ma ragazzo che reagì ad una profonda ingiustizia. A 10 anni di distanza, gli autori del fumetto Carlo Giuliani, il ribelle di Genova ripercorrono quei tragici momenti. Non solo la cronaca di un omicidio, né una semplice contro-inchiesta: è anche – e soprattutto – il ricordo di un ragazzo nelle parole di chi lo ha conosciuto e amato. Tanto è cambiato dal 2001, ed è difficile pensare di ritornare alla Genova, e alla situazione, del movimento globale. In mezzo, nell’ultimo decennio, ci sono stati nuovi conflitti e nuove forme di organizzazione da parte di precari, studenti, migranti. E c’è l’irrompere della crisi economica globale. Da qui vogliamo ripartire: ricordare Carlo e le giornate di Genova, i movimenti globali dello scorso autunno e le rivoluzioni del nord-africa. Segnare differenze e analogie, costruire ciò che non c’è, mettere in fila i problemi, proporre nuovi percorsi.

Ore 19:30 Presentazione del fumetto:

Carlo Giuliani, il ribelle di Genova

di Francesco Barilli e Manuel De Carli Edizioni Becco Giallo

ne discutono: Ester Apa (radio Ciroma), Manuel De Carli (coautore del libro), Luca Scornaienchi (autore di fumetti), Giuliano Giuliani Haidi (in video conferenza).

reading e proiezioni delle tavole del fumetto con Ernesto Orrico

Ore 21:30 proiezione film “Battle in Seattle” di Stuart Townsend (90’)

Ore 23:30 dj set ciromista

giovedì 30 giugno: Piazzetta Toscano

Bernard -Henri Lévy sul Corriere ha sostenuto che il motore delle rivoluzione arabe «non è stato evidentemente il proletariato» ma «gli internauti». Domanda: da quando gli internauti sono diventati classe sociale? Seppure Internet e i socialnetwork siano emersi come dispositivi con cui lanciare l’attacco al potere costituito e come strumenti importanti nella possibilità di costruzione di una società altra, che piaccia o meno preferiamo pensarla con le parole di un militante del movimento tunisino: «Cento di noi non sono morti per una zolletta di zucchero o per Youtube». Se la comunicazione, e la sua tecnologia, possono essere strumenti connessi alle lotte sui territori (esempi: in nord africa Google maps è stato utilizzato per mettere in atto pratiche di autodifesa dei quartieri; il 14 dicembre a Roma le reti cellulari mobili permettevano di conoscere gli spostamenti della polizia, l’andamento dei cortei, mentre radio Ciroma ha avuto la capacità di diffondere le informazioni in real-time svolgendo una funzione documentale e producendo una narrazione degli eventi contrapposta a quella mainstream) è anche vero che questi stessi strumenti ci rendono suscettibili di sorveglianza e di ritorsioni politiche da parte dei governi contro cui lottiamo. Soprattutto siamo consapevoli che questi strumenti creano al più legami deboli, sui quali è difficile pensare si possa innestare l’organizzazione di movimenti e rivolte. In ogni caso la comunicazione, e le sue forme, specie quelle tecnologiche, è caratterizzata da ambivalenza, dentro la quale a noi interessa starci, non per affermare che la comunicazione non è né buona né cattiva o che la tecnologia sia diventata improvvisamente un terreno neutro, ma che l’utilizzo di questi strumenti, partigiano e politico, produce forme di partecipazione diffusa. E siccome la rivoluzione comincia all’altezza delle caviglie, ci piace pensare che le “inattuali” istantanee realizzate dai partecipanti al corso di fotografia di base “Particolari dal centro”, curato da Vittorio Giordano, siano cariche di attrattiva e mordente ben più di quanto ne potrebbero mai averne qualche migliaio di avatar.

ore 19:30 Ambivalenza della comunic/azione

ne discutono: Francesco Febbraio (radio Ciroma), Wilma Mazza (Globalproject in video conferenza), Enzo Piperno (giornalista), Daniela Ielasi (fatti al cubo), Giuliano Santoro (Carta), Emiliano Russo (VerdeBinario).

presentazione del sito ciroma.info a cura di Pierluigi Vattimo (radio Ciroma)

Ore 21:00 Inaugurazione mostra fotografica “Particolari dal centro”, realizzata dai partecipanti al corso di fotografia di base curato da Vittorio Giordano

Ore 22:00 Pipol Live in diretta da Piazzetta Toscano special guest misha squad

Ore 23:30 Pipol dj set (black music selection)

Venerdì 1 Luglio: ex – Palestra via Milelli

Le rivolte sociali del Maghreb, la guerra in Libia, l’arrivo di migliaia di migranti in Europa, trasformeranno sedimentati assetti sociali, politici, simbolici. Nel frattempo l’Europa, e l’Italia, confermano le forme di confinamento della mobilità e dei corpi, in una logica di inferiorizzazione dei migranti, la stessa che costringe i ROM di Vagliolise a deambulare ai margini della nostra città. L’istant book Welcome to Lampedusa 2011, isola di permanenza temporanea racconta l’ “emergenza Lampedusa” che, come sappiamo bene noi calabresi alle prese con il costante emergenzialismo, ha significato stato di eccezione in un’isola diventata il laboratorio di sperimentazione delle peggiori prassi repressive e lesive dei diritti fondamentali come i respingimenti e le espulsioni di massa o le detenzioni arbitrarie e senza limiti. Tutto descritto dalla prospettiva privilegiata di chi, attraverso presidi e manifestazioni, ha scelto di condividere parte della propria esistenza con chi è venuto da lontano. Se qualche anno fa chiedevamo “libertà di movimento e di circolazione” per i migranti che, tra scelta soggettiva e spinte del mercato, cercavano di sbarcare sulla fortezza Europa”, Welcome to Lampedusa ci dice invece della necessità di rivendicare il diritto di scelta: per i giovani di piazza Tahir che praticando questa opzione hanno spezzato gli schemi della sudditanza ai regimi del nord-africa e della mobilità forzata, e per i giovani calabresi che, in fuga dal tessuto di corruzione e sporcizia del mercato del lavoro e delle università nostrane affermano la loro scelta nel cuore dell’Europa. Non la fine della mobilità, ma la sua autodeterminazione. Infine una proposta: che la Calabria sia luogo di convivenza e coabitazione per tutte le popolazioni del mediterraneo, come è sempre stata nel corso dei secoli. Venite, c’è posto per tutti. WELCOME!!!

Ore 19:30 Presentazione del libro:

Welcome to Lampedusa Welcome to Cosenza 2011, isole di permanenza temporanea (Instant book della Campagna Welcome a cura di Esc Infomigrante)

con la partecipazione di ESC Atelier – Roma

ne discutono: Militant A (Assalti Frontali), Ibrahima Diop (radio ciroma), Ejaz Ahmad (giornalista), Enza Papa (Ass. LaKasba)

Ore 22:00 Concerto degli ASSALTI FRONTALI Profondo Rosso Tour

articoli correlati: Assalti Frontali – Profondo Rosso

a seguire dancehall time onedrop fellas

 

 

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2 commenti »

  • supportolegale il 29 giugno 2011 alle 09:29 ha scritto:

    /”Mi pare che chi sta organizzando manifestazioni e celebrazioni per questo decennale dai fatti del G8 di Genova sia molto concentrato sulla questione vittime, soprattutto rispetto a quelle della Diaz e di Bolzaneto, piuttosto che sui manifestanti che ancora rischiano fino a 15 anni di carcere. Questo, a mio avviso avviene bizzarramente, perché mentre su quei processi “abbiamo vinto” su quelli riferiti ai manifestanti ci sono ancorasette persone che attendono la cassazione. Inoltre alcune all’epoca erano molto giovani e rischiano di passare buona parte della propria vita in galera. Sarebbe importante che l’attenzione il prossimo luglio si concentrasse su questo, lo meriterebbero molto. Anche riportando più attenzione sul reato di devastazione e saccheggio, che dopo il 2001 credo non sia stato più applicato. Forse sarebbe stato opportuno anche tra noi giuristi una riflessione su questo reato”./

    Laura Tartarini, avvocata del pool legale che da subito dopo quelle giornate a Genova ha seguito le fasi processuali che ne sono derivate, soprattutto a carico di diversi manifestanti, centra perfettamente cosa rimane di Genova 2001 a distanza di 10 anni. “Devastazione e saccheggio” è un reato che non era stato più contestato dall’immediato dopoguerra e che è stato rispolverato dalla Procura di Genova per i fatti del G8 del 2001, dopo due tentativi: uno fallito, a Torino, per la manifestazione per la morte di Baleno del 4 aprile 1998; e uno riuscito, a Roma, nel 2002, nei confronti di alcuni ultras. Gli elementi che integrano il reato sono: l’ordine pubblico messo in crisi e il danneggiamento ripetuto di beni, anche tramite “compartecipazione psichica” tra gli imputati.
    Per dirla in breve, non occorre aver effettivamente “devastato”, ma è sufficiente essere presente mentre gli altri devastano… Ed è quello che è successo per alcuni proprio in quei giorni di luglio. Contro cui, dopo 10 anni non rimangono alcune prove se non quelle di aver rotto una vetrina o essere passati davanti ad un supermercato chiamato diperdi.
    Al di là delle proprie esperienze vissute e delle analisi politiche fatte, questo è il dato importante che rimane: sette persone che rischiano fino a 15 anni di carcere. Sette cattivi da mettere sull’altare del sacrificio a bilanciare i cattivi dell’altro schieramento, cioè le forze dell’ordine che tuttavia così cattivi non sono mai stati considerati, viste le continue promozioni di carriera di cui hanno beneficiato.
    Perché la memoria di Genova, accantonato ogni tentativo di analisi politica o di elaborazione della memoria stessa, si è giocata sui due processi principali: quello per i fatti della Diaz e quello per il lager Bolzaneto. Il processo ai 25 manifestanti, di cui dopo varie assoluzioni ne rimangono solo sette, è sempre stato ignorato da gran parte dei comitati sorti dall’esperienza genovese (Verità e Giustizia su tutti). I 25 sono i cattivi, magari Black Bloc, lo spauracchio che si aggira per l’Europa, una comoda conclusione soprattutto per chi in quelle giornate di Genova si trovava a marciare alla testa dei cortei. Questo è stato ancora più vero dopo il proscioglimenti di tutti gli imputati arrestati per gli scontri di via Tolemaide. Da 25 ne rimangono sette, considerati i super cattivi anche dai manifestanti stessi.

    Diaz e Bolzaneto si sono conclusi con alcune condanne tra le FFOO e i risarcimenti per i manifestanti. Le responsabilità politiche per chi ha organizzato o dato l’ordine per cui tutto ciò accadesse rimangono vaghe, quantomeno non riconosciute da nessun tribunale. Per la Diaz il 18 maggio del 2010la terza sezione della Corte d’Appello di Genova riforma la sentenza di primo grado condannando tutti i vertici della catena di comando della Polizia assolti nel precedente giudizio. *In totale sono condannati 25 imputati su 28, per una condanna complessiva ad oltre 98 anni e 3 mesi di reclusione.*In particolare, l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma *Vincenzo Canterini*è stato condannato a cinque anni, il capo dell’anticrimine *Francesco Gratteri*e l’ex vicedirettore dell’Ucigos *Giovanni Luperi*a quattro anni ciascuno,l’ex dirigente della Digos di Genova *Spartaco Mortola*e l’ex vicecapo dello Sco *Gilberto Caldarozzi*entrambi a tre anni e otto mesi. Un dirigente della Polizia*, Pietro Troiani*, accusato con Michele Burgio di aver materialmente introdotto le molotov nella scuola, è stato condannato a tre anni e nove mesi.

    Di fronte a tutto questo, la sinistra democratica, l’associazionismo vario e gli stessi movimenti non sono stati capaci neanche di fare una campagna per far adeguare le forze dell’ordine alle regole di piazza a cui sono soggette a livello europeo: ad esempio con l’applicazione di numeri identificativi sulle divise. Anche il tentativo di istituire una (inutile) commissione d’inchiesta, è naufragata. Sono mancati i numeri anche a sinistra.

    Per anni dalle piazze dopo i fatti di Genova si è gridato allo slogan, la memoria è un ingranaggio collettivo, tuttavia una memoria che si gioca solo nelle aule di tribunale, è una memoria cieca. E l’aver lasciato per anni che questo accadesse ha facilitato una rimozione collettiva. Nonostante la mole di informazioni, video, ricostruzioni, uscite fuori immediatamente dopo il 2001, negli anni, sia il ricordo che l’elaborazione, si sono via via dissolte. Una rimozione in qualche modo anche voluta probabilmente da quel ceto politico che seppur nato da quella storia, nel tempo è naufragato insieme a tutta la sinistra istituzionale. Tuttavia è triste pensare che dopo 10 anni di quelle giornate del 2001 rimangono le immagini della Diaz fatte da Indymedia, le urla, le faccia sanguinanti o i raccapriccianti racconti dei reduci del lager di Bolzaneto. A volte si ha la sensazione che anni dopo, queste storie, siano più forti dell’immagine del corpo di Carlo Giuliani, steso in piazza Alimonda ucciso da un colpo di pistola sparato dal carabiniere Placanica o delle idee che avevano portato nella città ligure 300 mila persone a manifestare. Per fortuna le nuove generazioni di attivisti, basti pensare al movimento studentesco, per la stragrande maggioranza assente nel 2001 per limiti d’età, non si porta dietro quella sensazione di sconfitta e avvilimento maturata dopo Genova. E forse il 14 dicembre a Roma lo ha dimostrato.

    Sempre l’Avv. Laura Tartarini: “Sarebbe molto bello se qualcuno in occasione del decennale si occupasse di parlare di questo processo residuo a carico dei manifestanti; perché se si poteva astrattamente immaginare una maggiore fermezza soprattutto nei primi anni dopo il g8, a distanza di 10 anni pensare che ci siano sette persone che rischiano di scontare fino a 15 anni, per aver magari tirato un sasso o l’aver preso in un discount due confezioni di mozzarelle, è veramente triste e pericoloso”. Sì sarebbe molto bello. Sarebbe bello che prima che quelle giornate vengano totalmente rimosse, si riesca a portare a casa gli ultimi prigionieri.

    Alla cassazione manca ancora un po’ di tempo, oltre il decennale di luglio 2011. La partita di Genova quindi non è ancora finita e non lo sarà finchè rimarrà su quelle giornate il reato di devastazione e saccheggio, una ferita profonda e una responsabilita’ collettiva.

    Supportolegale

  • Manuel De carli il 1 luglio 2011 alle 10:45 ha scritto:

    Condivido, grazie!

    Manuel de Carli

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