Ciroma Top 20 – I migliori pezzi del 2011 scelti dalla redazione ciromista
Come sempre, arrivati alla fine di un anno, siamo soliti tirare le somme. E per questo 2011, per non lasciarvi da soli neanche durante le feste, abbiamo pensato di regalarvi la nostra speciale classifica dei migliori pezzi usciti nell’anno appena trascorso. 20 canzoni 20, scelte dall’intera redazione ciromista, con le quali abbiamo cercato di fotografare dodici mesi che, almeno musicalmente parlando, sono stati ricchi e pieni di ottime sorprese. Nessuna posizione, immaginate siano tutti numeri 1, cliccate sul link presente su ogni brano e non ci resta che augurarvi buon ascolto. A presto!
Brunori SAS – Lei, lui, Firenze
da Vol. 2 – Poveri Cristi
Con noi sarà pure di famiglia, è vero, però obiettivamente questo Vol. 2 è, senza mezzi termini, un gran disco. Per la capacità di scrittura che si è ancora più affinata, riuscendo a raggiungere i livelli dei grandi cantautori; per gli arrangiamenti e la musica in sé, che acquista ancora maggiore peso specifico e importanza. Non resta dunque che rimanere in piedi e applaudirlo questo secondo disco del buon Dario e di tutta la sua ditta. Chapeau.
Camera 237 – Carry on (to carry on)
da Alone in an empty bed
Da un album all’altro senza togliersi mai il vizio di scompigliare le carte in tavola. Ma soprattutto senza mai avvertire apparenti cali di forma e qualità. La nuova rivoluzione dei Camera, in questo Alone In An Empty Bed, è soprattutto finalizzata a un uso più ampio della voce, che entra in punta di piedi tra le armonie strumentali caricando i pezzi di nuove sfumature. Una nuova creatura tutta da applausi anche per loro, che si confermano ad oggi uno dei fiori all’occhiello della scena cittadina.
Captain Quentin – Gamma Rana
da Instrumental Jet Set
Loro la definiscono ‘musica sbagliata’. In realtà è un miscuglio di math, post, progressive e avant, e di tutti gli altri specifici prefissi che il rock si è cucito addosso negli anni. Al suo secondo disco la band reggina si conferma come una delle migliori realtà strumentali della penisola. Dotati di indubbie doti tecniche ma soprattutto di purezza e melodia, i Captain Quentin pervengono con Instrumental Jet Set a un qualcosa che, per respiro e originalità, non ha nulla da invidiare alla paccottiglia sperimentale che giunge da oltreconfine.
Casino Royale – Io e la mia ombra
da Io e la mia ombra
Da Reale a Io e la mia Ombra sono passati ben 5 anni, facendo tutto da soli, accettando vantaggi e rischi della cosa. L’uomo e la sua ombra, metafora azzeccatissima per descrivere una situazione tipica della società occidentale, facendo i conti da adulti con quello che la vita ti ha dato o ti ha tolto, esprimendo il tutto nel contrasto fra odio e amore. Musicalmente parlando questo si traduce in sonorità più elettroniche, distaccandosi dal precedente lavoro che affondava le radici nel roots e nel reggae. Il singolo, dopo un paio di ascolti, complice il ritornello, crea nella vostra testa una sorta di loop, dalla quale è difficile staccarsi, apprezzando tutte le qualità musicali e soprattutto delle liriche, degne di nota e dotate di un significato che porta a qualche riflessione sulla vita quotidiana.
dEUS – The final blast
da Keep You Close
Questo brano è solo una delle perle contenute in questo disco, un pezzo di rara intensità con una linea e un’esecuzione vocale rasenti la perfezione. Un lifting benefico per il gruppo belga che con questo album riconquista il terreno perso nel disco precedente, con un suono più maturo e decisamente meno “mainstream”, complici sound e atmosfere degne di un’innovazione che stavamo tutti (o quasi) aspettando. Il brano “The final blast” accomuna l’andante senza fronzoli e la voglia di uscire da questa moda “da decennio passato” che affligge e assilla la musica di questi tempi.
Dream Theater – On the backs of angels
da A Dramatic Turn Of Events
La band di Petrucci arriva al suo undicesimo album, il primo senza Mike Portnoy (dopo 25 anni di sodalizio). Con A Dramatic Turn Of Events i Dream Theater compiono un parziale ritorno alle origini; l’album è molto meno “pompato” dei suoi più recenti predecessori, anzi torna prepotentemente a regnare la melodia e ricompaiono alcuni maestosi elementi sinfonici.
Fabrizio De Andrè – Anime Salve
da Sogno n° 1 – London Symphony Orchestra
Un sogno attorno alla voce di Fabrizio De Andrè. E poesia fu. Il 22 novembre 2011 è uscito l’album Sogno n° 1, l’omaggio sinfonico alla voce e alle opere dell’indimenticato Faber da parte della London Symphony Orchestra, diretta dal produttore inglese Geoff Westley. La sfida di questo ambizioso progetto è quella di reinventare le canzoni del cantautore genovese attraverso l’esecuzione strumentale dell’orchestra e la sovrapposizione della sua voce. In questa “Anime Salve”(con la partecipazione di Battiato) la splendida partitura orchestrale amplifica l’intensità dell’interpretazione di De Andrè; è come se il lavoro orchestrale di Westley andasse a potenziare e valorizzare la poesia del brano, fino a condurla in una dimensione onirica, sospesa. L’elegante scelta timbrica, divisa fra fiati e archi, fornisce al brano le rare fattezze dello splendore. Il modo migliore per protrarre la memoria di uno dei grandi poeti del Novecento italiano.
Ghostpoet – Survive it
da Peanut Butter Blues & Melancholy Jam
Un uomo che cammina per la strada, di notte, occhi bassi e pensieri che bastardi continuano ad assalirlo. Ghostpoet è il moniker dietro il quale si cela Obaro Ojimiwe, 28enne afro-londinese. Suggestioni sonore che vanno dal grime al dubstep, il tutto riletto da uno sguardo in debito col rap e con certa spoken-word d’annata (Gil Scott-Heron su tutti). Citando Ondarock: “Ghostpoet è un antieroe metropolitano, piccolo poeta dei sobborghi, graphic novelist del flow che compendia intimismo e ironia in un idioma onirico e crepuscolare allo stesso tempo […] Le sue liriche assomigliano stralci di reading pronunciati a tempo di musica in un book café di periferia, mentre fuori risuonano, ovattati, udibili appena, voci di spacciatori, sirene della polizia e tossici in fuga. L’autocoscienza parte da lì ed è un fatto privato, nel quale la malinconia si tinge sardonicamente di humor”.
Hotel Chevalier – Dolori intestinali
da Hotel Chevalier
Molto semplicemente, perché alla chitarra e alla voce c’è il figlio del presidente Ciglio. A parte gli scherzi, già da questo ep di debutto, la band di stanza a Bologna dimostra un indubbia capacità nel rielaborare le classiche formule dell’ elettropop. Pescano a piene mani dai suoni sintetici degli anni ’80, rielaborandoli attraverso il tipico stile revivalista di inizio millennio. Il vero punto di forza è però nei testi, dove costruiscono un immaginario forte e soprattutto cosciente di sè. Ci aspettiamo grandi cose per il futuro.
Kinzli & The Kilowatts – Safe place for us
da Down up Down
Dal secondo album dell’estrosa coreana An-nyong, in arte Kinzli, un brano di incredibile dolcezza, perfezione compositiva ed esecuzione da brividi. Kinzli trasmette in pieno il senso di protezione, di ricerca di un mondo sicuro al riparo dai pericoli della vita, che costituisce il tema della canzone. La band londinese, che per la verità di londinese o inglese ha solo l’indirizzo, gioca con la voce strepitosa della vocalist coreana, creando atmosfere magiche e rilassanti. Bello anche il video animato.
Mastodon – Curl of the burl
da The Hunter
Come non scegliere l’uscita dell’unica band nell’ambito metal capace di reniventare il concetto stesso del genere? In quest’ultimo lavoro i ragazzoni di Atlanta gironzolano intorno a quanto la musica “alternativa” abbia prodotto negli anni ’90 e ’00 rivisitando e violentando ogni ambito; ma tranquilli cari amici niente paura i Mastodon stanno declinando il loro verbo usando un sound rinnovato e relativamente più scarno ma con la ricercatezza solita che ha reso la band unica.
Nick 13 – Carry my body down
da Nick 13
Debutto solista per Nick 13, cantante dei Tiger Army. Il self titled si compone di dieci brani inediti, compresi due pezzi del combo di Los Angeles (“In the Orchard” e “Cupid Victims”), rivisitati in chiave rock’n’roll-country anni ‘50. La voce più soave e poetica del neo-psychobilly americano ci regala canzoni che risaltano appieno questo stile musicale, già presente anche in alcuni pezzi dei TA, si pensi a “In the Orchard”, “The Long road”, “Outlaw Heart” o “Where the Moss Slowly Grows”.
Peter Gabriel – The rhythm of the heat
da New Blood
Un album formato da cover, come il precedente Scratch my back, dalle atmosfere sinfoniche che tanto sono care all’artista. Stavolta sotto le mani dell’ex Genesis non finiscono però brani di altri artisti, bensì vecchi pezzi del suo repertorio. Il suo obiettivo programmatico era di regalare “sangue nuovo” alla sua musica e la maggior parte dei pezzi della sua carriera si prestano alle coloriture drammatiche dell’orchestra.
Radiohead – Feral
da The King Of Limbs
Sublime opera di architettura del suono; questa la definizione più adatta per The King Of Limbs. Sotto le sapienti mani dei Radiohead ritmiche, rumori e suoni s’incastrano armoniosamente fra loro ergendo così l’incanto. Sonorità eterogenee impeccabilmente amalgamate che rendono l’album paradossalmente monolitico. Uno splendore reso ancor più suggestivo dal poetico Newspaper che accompagna l’album nella versione ‘box’. Un quotidiano pubblicato ‘oggi in tutto il mondo’ colmo delle magnifiche grafiche di Stanley Donwood. Tutti questi elementi fanno di TKOL uno dei migliori album del 2011, ma valgono inoltre un meritato posto d’onore nelle pagine della storia della musica.
Social Distortion – Machine Gun Blues
da Hard Times & Nursery Rhymes
I Social Distortion sono un gruppo punk rock formatosi nel lontano 1978, made in Orange County (California), considerati fra i pilastri della scena punk americana e che hanno influenzato tutta l’ondata di gruppi posteriore a loro. Hard Times and Nursery Rhymes è il settimo album in studio partorito dalla band californiana, pubblicato per la Epitaph Records nel gennaio di quest’anno ed influenzato tantissimo dai suoni tipicamente r’n'r e blues. “Machine Gun Blues”, è l’essenza fuorviante di questo disco, un misto di sonorità punk-rock, impreziosite dalle reminescenze blues e dalle qualità vocali di Mike Ness.
The Black Keys – Lonely Boy
da El Camino
Perché in effetti i Black Keys piacciono un po’ a tutti: da Robert Plant a Thom Yorke, fino ad arrivare a Kirk Hammett e a Carlo Cuccomarino. Questo El Camino (dove continua a farsi sentire, imponente, la produzione di Danger Mouse) è soprattutto un disco per i ragazzi degli anni ’70, (senza però disdegnare anche la gioventù degli anni ’80). In parole povere, tutta quella gente che avrà si, pure perso, ma è soprattutto riuscita a giocare.
Tinariwen – Tenere taqqim tossam
da Tassili
Ennesimo capitolo della discografia dei Tinariwen, per chi non li conoscesse, l’ormai sempre più affermata band maliana che mescola i classici elementi della musica tradizionale Tuareg con il blues e il rock, dando vita a un originalissimo connubio di matrice world. Tassili è un disco ancora più maturo e d’impatto rispetto ai precedenti, dove l’attenzione per la forma-canzone è sempre più al centro dei brani. Ricco di ospiti (qui ci sono i Tv On The Radio), Tassili è un disco fondamentale per chi voglia capire su quali coordinate si muove oggi la world music.
Tom Waits – Kiss me
da Bad as me
Tom Alan Waits è un cantautore statunitense, ampiamente considerato dalla critica musicale uno dei massimi autori del Novecento. In Bad as me, ultimo album del nostro, troviamo il Waits narratore di storie surreali, quello disordinato e rumorista, quello rarefatto e lirico, quello che come nessun altro reinterpreta i suoni del rock e del blues. Da segnalare inoltre molte collaborazioni, su tutte quella con Keith Richards. Il brano scelto per la Top 2011 di Radio Ciroma è “Kiss me”, traccia dove riaffiora il Tom Waits notturno della prima fase della carriera: contrabbasso in primo piano e chitarra e piano in lontananza.
Verdena – Miglioramento
da WOW
Uno dei migliori pezzi da quello che è, senza mezzi termini, uno dei migliori dischi dell’anno. Perché con WOW i Verdena sono riusciti a compiere un imponente salto in avanti rispetto a tutti i lavori precedenti, riuscendo a colorare di migliaia di sfumature una musica che prima era semplicemente intrappolata nel nero. Sfuggendo a qualsiasi definizione, quello che rimane tra le mani sono 27 tracce capaci di aprire le porte di un universo sonoro non indifferente.
Zun Zun Egui – Fandango fresh
da Katang
Di Bristol, ma quasi non ci se ne accorge, ascoltando questi folli musicisti che a nostro dire rappresentano la vera rivelazione di quest’anno. Perchè? Andiamo per ordine. Pensate ad un progressive rock più caotico del solito ma nitido nella sua composizione finale, con classici motivi e parti funky; il risultato è ricco d’entusiasmo e spesso esilarante, un ottimo modo per pensare a come uscire dalle idee retrò che ci vogliono ogni anno prigionieri di un decennio ben delineato e che musicalmente sa di stantìo. Quindi, un sonoro grazie a chi ci ricorda che la musica è altro, e non il ripetersi di vecchi decenni.
Menzione speciale
Amanita - Brugal
Assalti Frontali - Profondo rosso
Bon Iver - Calgary
Chase & Status - Blind faith
Crash Of Rhinos – Big sea
Destroyer – Chinatown
Fleet Foxes - Helplessness blues
James Blake - Limit to your love
Salmo - L’erba di Grace
Wilco - I might












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