“Protiv kapitalizma” – Intervista a Mate Kapovic
“Il sapere non è una merce”. Da qualche anno queste parole campeggiano sulla facciata della Facoltà di Filosofia di Zagabria, diventata uno degli avamposti di un movimento studentesco che, iniziato nell’inverno del 2008 ed esploso nel 2009 in tutto il paese, rivendica un’università ed un’istruzione accessibile a tutti e fuori dalle logiche del mercato. Prima delle mobilitazioni sorte alla fine del 2008, i giovani studenti croati erano costretti a pagare tasse esose per sostenere la loro l’istruzione universitaria. La “claim” a difesa di un diritto sociale, l’istruzione, è rientrata in una critica complessiva verso l’intero sistema economico-sociale del paese, gli studenti croati hanno infatti messo in discussione le politiche neoliberiste adottate dal governo del loro paese ed un sistema che non comprendeva nessuna forma di democrazia diretta. Nell’inverno del 2010, l’opposizione verso “l’europa liberale” è stata il motore delle manifestazioni che hanno invaso le grandi città, per denunciare il governo neoliberista croato e “la dittatura del capitale”.
Mate Kapovic, dottore in filosofia, professore assistente del dipartimento della Facoltà di Linguistica dell’Università di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Zagabria, ha partecipato fattivamente alla mobilitazione degli studenti in Croazia ed ai movimenti di contestazione contro l’Unione Europea del 2010. Poco più che trentenne, è una voce critica di riferimento all’interno del proprio paese e fuori, ed ha risposto ad alcune domande.
Da più di tre anni è presente in Croazia un importante movimento di studenti. Quali sono le loro rivendicazioni, quali le ragioni delle proteste?
La richiesta del movimento degli studenti è la seguente: istruzione libera ed accessibile ad ogni livello, dall’asilo fino agli studi universitari. Il movimento studentesco ha protestato contro la costante modificazione e commercializzazione dell’istruzione universitaria. Prima del 1990, per la maggior parte degli studenti l’accesso all’istruzione era gratuito. Dalla metà degli anni novanta sono state introdotte, e costantemente aumentate, tasse per l’istruzione. Nel 2008-2009, l’anno dell’inizio delle proteste, circa il 60% degli studenti croati pagavano diversi tipi di tasse per l’istruzione. Oggi, grazie alla mobilitazione del movimento studentesco, l’attuale governo neoliberista è stato costretto a fare alcuni passi indietro, infatti attualmente sono state abolite le tasse universitarie per il primo, il quarto ed il quinto anno di studi. Se non ci fossero state le proteste degli studenti in questi anni, ci sarebbero state tasse per tutti i cinque anni e sarebbero state molto più alte di quelle che sono adesso.
In che modo si è svolta la protesta?
Tutto è nato con le proteste del 2008- 2009, quando ci furono due ondate di occupazioni nelle università della Croazia. Nella primavera del 2009, ci fu un lungo mese di occupazioni in venti università di otto città croate, la più lunga nella Facoltà di Scienze Umanistiche e Sociali a Zagabria. Sempre nel 2009, in autunno, ci fu una nuova ondata di occupazioni nelle università. Durante le occupazioni, interi edifici universitari sono stati occupati, nelle università sono state costituite assemblee generali consistite in forma di democrazia diretta e sono stati creati gruppi di lavoro.
Nelle loro proteste, gli studenti hanno stretto dei collegamenti con altri settori della società, hanno esteso il campo delle loro critiche?
Si. Dall’inizio delle mobilitazioni la protesta del movimento studentesco si è basata su un ampio raggio di critica rivolta all’intera agenda neoliberista e capitalista. Ci sono state diverse azioni di protesta organizzate insieme a lavoratori e contadini: associazioni, scioperi, proteste, occupazioni di fabbriche. In Croazia prima del 2009 non ci sono state manifestazioni del genere da decenni, quindi le occupazioni delle università sono state un evento politico di importante rilievo. I maggiori risultati delle occupazioni universitarie del 2009 si sono conseguiti nel campo del dibattito pubblico, qualcuno ha detto che questo si è spostato un po’ più a sinistra dopo il 2009. E’ stato il primo anno in cui il termine “neoliberista” è iniziato ad apparire al di fuori dei convegni accademici diventando una parola di uso corrente.
Tu hai dichiarato che le mobilitazioni sorte in Croazia sono state anticipatrici del movimento degli “indignados”.
Questa è una rivendicazione. Un anno fa, nel marzo del 2011, in Croazia ci fu un’ondata di proteste a cui prese parte il movimento degli studenti. Fu una esplosione spontanea di proteste antigovernative che durò circa un mese e si svolse in più di trenta città del nostro paese. La più grande protesta avvenne nella capitale, a Zagabria, dove circa 15 mila persone hanno protestato in un diverso numero di occasioni (la Croazia conta 4 milioni di abitanti). E’ stata la prima volta che dal 1990 il capitalismo è stato criticato apertamente in Croazia. Le proteste sono consistite in azioni che si sono svolte in tutta la città. Non ci sono stati leader o gerarchie, e le critiche sono state rivolte nell’intero sistema nel suo complesso e la rivendicazione più importante è stata quella di esigere una democrazia diretta. La Croazia, si è iscritta a pieno nel novero delle proteste globali come quella degli “indignados” in Spagna, OWS negli States, piazza Tahir in Egitto e le altre in tutto il mondo, condividendo le idee di critica al sistema.
Quali sono i problemi della Croazia oggi? Il vostro paese è sotto l’attacco delle politiche di austerity adottate dai paesi occidentali nel contesto della crisi? Sta avvenendo lo smantellamento del welfare e l’attacco ai diritti sociali?
Gli ultimi venti anni di “transizione”, cioè di restaurazione del capitalismo, sono stati un fallimento, naturalmente se guardati dal punto di vista degli interessi della società. Dal punto di vista della mafia croata, delle elite politiche a sostegno del sistema e delle classi alte del nuovo capitalismo, è stata una storia di successo. Oggi le stesse cose che stanno accadendo nella gran parte dei paesi europei avvengono anche in Croazia. La crisi del neoliberismo è usata come giustificazione per riforme di stampo neoliberale ed attacchi al 99% della popolazione ed i suoi diritti. La classe della rappresentanza politica, con il sostegno infaticabile dei media, è tutta schierata a favore delle politiche di austerity. Vengono annunciate nuove privatizzazioni ed attacchi alla società civile. La Croazia è da poco entrata nell’Unione Euroopea, e questo per la sinistra nel nostro paese è un problema rilevante, perché guardiamo all’istituzionalizzazione delle politiche neoliberiste dell’UE e pensiamo che il nostro paese sarà condannato al ruolo di periferia.
Mattia Gallo












grande mattia il migliore!!!
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