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RetroRecensione: Curtis Mayfield – There’s no place like America today

31 luglio 2012 | francesco a.k.a. china 1 commento stampa stampa
 

Un disco che esce dal forziere dei ricordi, con quei suoni e quella voce dolcissima ed incantevole che ti catapulta in un’epoca che, non esiste più.
Era il 1975, in uno dei periodi più accesi per il mercato black statunitense, quando Curtis Mayfield, pubblicò il suo settimo album da solista. Alcuni anni prima, precisamente il 1972, fece il botto, come altri artisti dell’epoca, firmando la colonna sonora di Superfly, uno dei film più belli, assieme a Shaft, della corrente blaxploitation.

There’s no place like america today però, a dispetto di Superfly, è un album totalmente pacifico, intriso di amore fino all’inverosimile, con una ricerca verso le sonorità blues e quelle tradizionali del gospel che genera dei capolavori assoluto.  Un album che, nella maniera più elegante possibile, porta dietro un messaggio sociale importantissimo, in particolar modo per quell’epoca. Messaggio che si capisce già dalla copertina, dove una fila di persone di colore, affaticate dalle sofferenze della vita vengono messe di fronte ad una scintillante e felice famiglia che, rappresenta il sogno americano in bianco.

Trentacinque minuti, divisi in sette tracce fra l’anima dolce del soul e un groove che cuoce a fuoco lento, partendo da Billy Jack, che narra, senza nessun accenno di glorificazione, la morte di un teppista, dove la violenza ha un carattere esplicito. When season in change invece, si apre con delle campane e un dolcissimo groove, intriso di tristezza e pensieri verso la condizione umana di quei tempi, tra problemi economici e battaglie per i diritti. L’incredibile delicatezza degli arrangiamenti e il sussurrare di Curtis, la fanno diventare una stupenda e riflessiva ballad. L’alto tasso di amore e sentimenti invece, si tocca prima con So in love e poi con Jesus.
Una preghiera intrisa di soul e rivolta ad un Dio, un dialogo con qualcosa che è intorno a noi ma che, noi non vediamo.

Il realismo torna con Hard Times e Love to the people, la traccia di chiusura. La prima, con il suo piglio energico, sembra ancora una volta una preghiera rivolta in questo caso direttamente al cielo, con un’intensità energica fuori dal comune. La seconda invece, con i suoi toni gioviali, i suoi fiati e le sue liriche, ha l’obiettivo di seppellire per sempre tutte le brutture della società contemporanea.

La soluzione, secondo Curtis, era quello di donare amore alla gente.

 

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1 commento »

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