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Ciroma live @ Rock The Casbah! Fest – Day 1

8 agosto 2012 | ciroma 2 commenti stampa stampa
 

Mazara del Vallo giorno uno. Nerone brucia e Ciroma squaglia. A parte tutto, la temperatura, tra scirocco e vestitini, è di quelle ultra-letali. Fai un bel respiro e poi, magari, ti puoi mettere in cammino.

-punto 1: i vicoli della casbah. Se andate a Mazara, dotatevi di una mappa buona, o quantomeno non affidatevi a Farno (Argieri dixit). Meglio l’istinto, le ceramiche sui muri e la memoria visiva. Altrimenti uno, gira e rigira ottenendo solo qualche goccia di sudore in più. Epperò scopre angoli nascosti che sono meraviglia. Un negozio di dischi con dentro roba super-fabulosa, una chiesa convertita a sala comunale, un teatro (il Teatro Garibaldi) che sembra fatto apposta per stare in piedi con l’equilibrio dei respiri. L’erranza neorealista paga sempre.

-punto 2: Piazza Santa Veneranda. Che, giustamente, dal mattino e con 40 gradi all’ombra è tutta un fremere. Senza voler fare i ruffiani, ma lode a Paolo e a tutti i ragazzi dentro l’organizzazione. Che gestiscono una situazione bella, che può diventare scomoda nel giro di pochi secondi. Le autorizzazioni mancanti, i vigilanti a cercar il pelo nell’uovo, il matusa che fa la manfrina sui decibel. Sembra che una parte della città sia un po’ impermeabile alla cosa, non ne comprenda spessore e valenza, e un po’ ci spiace. Perchè, come si diceva, Mazara è una delle cornici naturali più belle dove oggi, in tutta Italia, possa essere organizzato un festival, o anche una più semplice rassegna di concerti. Vedere volontà ed entusiasmo costrette a fare a pugni, con la saudade borbonica di certi personaggi, certamente non ben dispone. Poi però guardi l’orario, le 22, i Bananalonga che con gli amplificatori addosso sono pronti a fare il giro della casbah, e la piazza è pressapoco piena. I ragazzi tirano un sospiro di sollievo, la musica può partire.

I Bananalonga sono il perfetto incrocio tra Morricone e le granite. Surf-west-music strumentale e misto andante. Vamos caballeros, live ancora più dinamite che su disco. Ci si mette in cerchio, si tiene il tempo, qualcuno urla. Una garanzia di freschezza mariachi. Finiscono il cammino itinerante, e dal palco attacca Nicolò Carnesi.

Nicolò e i suoi ragazzi sono oramai ben rodati sul palco e il suono che ne esce è compatto. Seppur la loro fisiognomica rimandi a dei timidoni naif ritrovatisi lì un po’ per caso, suonano come fossero dei veterani. L’impronta cantautorale è ben lontana dalle velleità di sofisticazioni tipiche di alcune nuove leve italiane. Qui è tutto più terreno. Occhio cinico ma ingenuo. Ha ancora tanto da dire.

Dopo è il turno delle Iotatola, due rockeuse, donne fino al midollo. Un impianto percussivo minimale e distribuito fra le due, sostenuto ora da chitarre, ora da tastiere. I pezzi stanno a metà tra il cinico e l’incazzato, l’amore sciamanico. In questa veste convincono di più, poi quando cercano di flettere verso l’ironico, l’attenzione scema, i testi non sembra vogliano andare propriamente a nozze con la musica. Un grande punto interrogativo insomma.

Cambi palco e dj-set nelle mani di Shirt vs T-Shirt. La solita cristoteca da 15 anni a questa parte. Colpo Grosso, Berlusconi, Fininvest, e il frullatore sonico stasera molto 90s. Giorgio Mastrota applaude e ringrazia. Una batteria di pentole anche per i più indecisi a muovere il piedino.

Chiudiamo in nottata a girare i contenuti extra, Carnesi che rifà all’ombra del mare Battiato. Gli ultimi spasmi, qualche decimo di chimica, poi si torna in albergo. Stasera si bissa e chiude con Oratio e Marta Sui Tubi. Game, set, match!

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