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Cosenza odia il fascismo – Lettera aperta ai paladini della libertà di pensiero

3 ottobre 2012 | ciroma 6 commenti stampa stampa
 

Le ragioni che venerdì scorso ci hanno spinto, e che ci spingeranno sempre, a scendere in piazza contro il neonazismo e il neofascismo, sono scritte sui libri di storia contemporanea, sulle lapidi di piazza Fontana, Bologna, piazza della Loggia. Forse per qualcuno saranno tematiche anacronistiche, pezzi di un ‘900 da lasciarci alle spalle. Per noi, no! Per noi sono sangue del nostro sangue vivo, memoria attiva, rabbia, indignazione, consapevolezza da trasmettere ai più giovani.
Qui ci limitiamo soltanto a fare chiarezza su alcune delle inesattezze che abbiamo letto in giro. Ci preme infatti ribadire che noi non abbiamo alcuna intenzione d’impedire l’agibilità politica ai partiti del centrodestra, nonostante stiano combinando disastri sociali e politici in Calabria. Ma Delle Chiaie rappresenta un’altra cosa! Di “democratico” non c’è traccia nel suo curriculum. E al contrario di come lo si vorrebbe far passare, non è un reduce sconfitto di una lotta tra idealismi e poteri costituiti. Egli è il testimone trionfante di una vittoria politica e militare, ottenuta in quattro decenni di violenze, ai danni di milioni di uomini e donne che hanno lottato per costruire un mondo più giusto e libero. L’Italia in cui viviamo è quella disegnata dalla P2 di Licio Gelli, è l’Italia voluta da Stefano Delle Chiaie e dai suoi camerati di merende: presidenzialismo sostanziale, bipolarismo senza differenze ideologiche tra i due poli, dominio assoluto delle caste, strapotere di poche antiche famiglie, risposta militare alle istanze sociali, stato di polizia, torture dei detenuti comuni e politici dentro carceri e caserme, sfruttamento selvaggio della forza lavoro, annegamento coatto dei migranti, emarginazione dei diversi.

Non è forse questo il risultato della “rivoluzione nazionale” che codesto personaggio sognava nei suoi deliri, quando andava in Cile e in Argentina a stringere la mano di golpisti e torturatori? Eppure, al contrario di quanto avete vomitato sui vostri giornali negli ultimi giorni, noi sabato scorso non abbiamo chiesto né al Sindaco né al Prefetto di impedire il diritto di parola a quest’uomo che rivendica la continuità col terzo Reich. Da anni gli apparati di polizia aggrediscono le nostre idee. Sappiamo cosa significa. Quindi non auguriamo a nessuno di subire questa forma di repressione, neanche al nostro peggior nemico.

Sì, venerdì scorso, dopo le prime manganellate, abbiamo sperato in un gesto di buon senso da parte del responsabile del CONI, l’unico abilitato a revocare la concessione dell’edificio. Quel lugubre convegno si sarebbe così potuto svolgere altrove, magari in uno dei tanti immobili di proprietà del miliardario organizzatore dell’iniziativa. Ma così non è stato. Ne terremo conto. Le associazioni di cui facciamo parte, non metteranno mai più piede nel CONI per organizzare o prendere parte a iniziative socio-culturali. Vi diciamo senza indugi che con i vostri appassionati editoriali non ci avete convinto! Non ci convincerete mai che tutto sia uguale a tutto, è che chi lotta per la libertà, la giustizia e l’eguaglianza, sia da porre sullo stesso piano di chi adora i totalitarismi. Al contrario di quanti ci accusano d’essere fuori dalla storia, il nostro antifascismo è empirico, attuale, realistico. Certo, non potrete mai capirlo se vivete rintanati davanti al monitor di un computer. Ma vi basterebbe mettere il naso nella terza dimensione per sentire i racconti di chi, a Catanzaro o a Reggio, nell’ultimo anno ha subìto accoltellamenti, pestaggi e attentati messi in atto da soggetti che si richiamano al fascismo.

Pensiamo a quanto sta accadendo in Grecia e nei quartieri delle grandi città italiane, dove l’estrema destra cavalca il tema della sicurezza per conquistare consensi e attaccare i più deboli, fomentando gli egoismi provocati dalla crisi. Siccome noi non vogliamo che nella nostra città la violenza razzista organizzata si abbatta su gay, lesbiche, migranti, rom, prostitute e attivisti sociali, consideriamo come un atto di guerra qualsiasi tentativo di trapiantare anche qui la teoria e la pratica di queste azioni infami. Tuttavia, riteniamo d’aver capito cosa si muova nel locale sottobosco neofascista. È significativo che a Cosenza l’operazione politico-culturale per legittimare personaggi come Delle Chiaie, non sia partita da organizzazioni radicali, ma dal ventre del PDL e da certa stampa. È chiaro: stanno cercando di ricompattare una destra che prenda il posto dello scopellitismo ormai prossimo al tramonto. Infine, per favore, risparmiateci la retorica d’accatto. A differenza di alcuni dei personaggi che avete scomodato per darci lezioni di democrazia, noi non viviamo sulla luna. Ci avete visto in piazza venerdì scorso, come ci vedete da sempre protestare contro il malgoverno, sotto i palazzi del Potere di questa regione, al fianco di precari, senza-casa e migranti, in difesa di beni comuni, territori e spazi sociali. Piuttosto, passatevi una mano sulla vostra coscienza. Se in questa regione non scoppia la rivolta che tutti ormai auspichiamo, la colpa non è forse anche delle vostre connivenze con l’attuale classe politica locale, e delle strette di mano che i vostri editori concedono a questi quattro parassiti che vanno a rappresentarci nelle sedi istituzionali approfittando dei ricatti con cui tengono per la gola migliaia di famiglie disagiate?

Le vostre lezioncine di tolleranza somigliano tanto al paradossale richiamo al rispetto della libertà di pensiero, che venerdì scorso i funzionari della digos ci hanno più volte scandito, prima di ordinare le cariche della celere. Ma come può un simile appello provenire proprio da poliziotti in servizio presso la medesima questura che solo pochi anni fa ha partorito l’operazione “Sud ribelle”, cioè il più grottesco attacco al diritto d’opinione della storia repubblicana? Ebbene, questi signori hanno avuto la conferma che a Cosenza le manganellate non sono mai servite a sgomberare le piazze. Al contrario, le riempiono. “Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia”.

Ottobre, autunno 2012

COSENZA ANTIFASCISTA

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6 commenti »

  • patrizio il 3 ottobre 2012 alle 11:41 ha scritto:

    La manifestazione rassomigliava ad un appuntamento raffazzonato di ragazzi e ragazze che non avevano adeguata cognizione di quanto stesse accadendo. Spettri pigri, noiosi, annoiati e annoianti convenuti lì per caso, per scattare una foto da mettere su facebook, teppistelli di famiglie rispettabili privi di qualsiasi argomento, senza costrutto. Non mi è sembrata alta invece l’adesione cittadina. Avrei voluto vedere famiglie, professori e ragazzi di ogni età e colore politico partecipare alla manifestazione per mandare un segno. Ho distrattamente riconosciuto “personalità” vicine ad una certa sinistra salottiera calabrese. Una sinistra massonica. E’ spiacevole constatare come dietro queste legittime rimostranze si annidi un atteggiamento, criptofascista conformista e omologato e semplicemente INCAPACE DI PROTESTE CONCRETE! Un modo di ragionare che è frutto di un condizionamento reciproco, collettivo ma che è privo di dialettica, capacità di formulare giudizi critici, analitici ed inferenze. Impedire a qualcuno di parlare è in sè fascista. Come si fa a restare antifascisti pur adoperando un linguaggio pienamente fascista? Mi sembra davvero difficle restare coerenti. Avrei di gran lunga apprezzato una protesta più “consapevole”.Il mio intervento si propone come critica. Pertanto accetto una risposta o una critica purchè sia costruttiva. Possibilmente più di quella che abbiamo fisto finora.

    A presto, Patrizio

  • eufronio il 6 ottobre 2012 alle 11:52 ha scritto:

    Alla faccia della “critica costruttiva”, Patri’. Inanelli una serie di insulti senza motivarli e poi dici che vuoi discutere. Ma mi facci il piacere, avrebbe detto Totò.
    “Impedire a qualcuno di parlare è fascista”? Allora la Costituzione italiana nata dalla Resistenza partigiana quando vieta la propaganda fascista è “fascista”? E in Germania, dove vietano ai nazisti di manifestare, sono “fascisti”?
    In piazza si è espresso il dissenso. Se questo ti dà fastidio, qui quello allergico alla libertà di espressione sei tu.

  • patrizio il 9 ottobre 2012 alle 10:17 ha scritto:

    Partire dal presupposto che Delle Chiaie faccia propaganda fascista è un un ragionamento capzioso e “da fascista”.
    Credimi, chi ti risponde è una persona di sinistra, forse troppo idealista che scade nell’incoerente quando è incapace di negare la parola al nemico per difendere la tolleranza e la libertà. Gli illuministi ci hanno regalato questo principio fondamentale. Sicuramente sarai più giovane di me e forse troverai questo messaggio noioso. Chi ti parla non vuole offendere, insultare o inasprire i toni. In piazza, questo dissenso più che essersi espresso, si è biascicato, trascinato a fatica. Questo è ciò che ho percepito! Non mi sembrano analisi poco condivisibili le mie, non avresti forse gradito anche tu maggiore adesione cittadina, sensibilizzazione? E’ un tema che riguarda una intera comunità. Ciao, Patrizio.

  • eufronio il 10 ottobre 2012 alle 13:30 ha scritto:

    quindi uno che scrive un libro auto-elogiativo, dalla difesa del nazista eichmann (sì, quello della banalità del male di Hannah Arendt) fino alle peggio porcherie delle dittature degli anni sessanta e settanta, non dirà cose “necessariamente fasciste” presentando il libro stesso? mi pare che qui si gioca di sofismi. il principio che ci hanno regalato gli illuministi (tralasciando la critica dell’Illuminismo di Horkheimer e Adorno) non è la libertà assoluta di parlare o fare propaganda di barbarie, quella è una vulgata liberale da editoriale di Pigi Battista

  • patrizio il 10 ottobre 2012 alle 17:23 ha scritto:

    No, non si simpatizza per Pigi Battista nè per i cerchiobottisti in genere.Anzi.

    Caro Eufronio che usi uno pseudonimo, chi non si documenta spesso su episodi indigesti della storia come della politica resterà sempre un mediocre.
    Se sono un bravo giornalista non posso scrivere solo un peana elogiativo sui miei amici. Devo anche conoscere le cose che detesto e che trovo esecrabili. Magari per poterle “criticare” meglio. Allora chi è di sinistra non deve leggere Evola? Chi è ateo non deve leggere la Bibbia? E’ un modo molto surrettizio e reticente di fare critica, giornalismo, informazione. Chi ragiona così è sulla strada sbagliata.

    Mi è sembrato attento invece,il giornalista Leporace. A volte, posare le proprie “lenti ideologiche” con l’acume di chi vuole documentarsi liberamente denota molta intelligenza.
    Sai che cosa ti dico? In fondo sarei stato curioso di sentire cosa mai avrebbe potuto farneticare Delle Chiaie. (Magari con un adeguato contraddittorio).

    Talune polemiche sono il sale della politica e dei dibattiti. Personalmente, ho esternato il mio pensiero liberamente usando questa piattaforma poichè non ho destrezza con i social networks e non sono registrato su alcuno di essi. Ti rimando alle parole del mio primo “intervento”, sulla necessità di manifestare si, ma in modo a mio modesto avviso, differente e consapevole.

    (Comunque Horckeimer e Adorno, più che criticare l’Illuminismo, criticarono la follia razionalistica che ha prodotto. E noi parlavamo della libertà di parola, appunto).

    Patrizio

  • eufronio il 11 ottobre 2012 alle 21:55 ha scritto:

    E chi ha detto che non bisogna leggere Evola o Delle Chiaie? Non potrei criticarli se non li avessi letti. Qui si cambiano le carte in tavola. Non facciamo i furbetti. Quello che si contesta a Delle Chiaie è di fare propaganda neonazista come se fosse un intellettuale qualunque.

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