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Il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio, di
concerto con il Ministero per i beni e le attività
culturali, hanno dato il loro assenso alla realizzazione
della centrale termoelettrica nella località di Simeri
Crichi, sostenendo che quest’ultima possa essere
strumento di sviluppo territoriale.
L’investimento
prevede 330 milioni di €uro con un’occupazione
stimata in 700 unità per i primi due anni di
realizzazione e poi, durante la fase di gestione (25
anni) impiegherà un massimo di 50 unità tra addetti
diretti e indiretti. Trascorsi questi anni, per
continuare il funzionamento della centrale, sarà
necessario un riadeguamento con conseguente nuovo e
ingente investimento di capitale.
Simeri Crichi
è un piccolo comune della provincia di Catanzaro,
presenta una popolazione residente di 3836 abitanti ed
una estensione territoriale che dall’entroterra giunge
fino al mar jonio.
Questa
località presenta caratteristiche tipiche delle zone
rurali, paesaggio collinare con una contenuta
antropizzazione e un’intensa attività agricola che si
evidenzia particolarmente in colture da frutto e serre,
oliveti, viti, orzo e grano. Sono anche presenti case
sparse, con incluso il Centro Agricolo Sperimentale, ad
una distanza di 450 m dal sito scelto per
l’insediamento della centrale.
Il clima è
temperato, caratterizzato da una relativa umidità,
l’ambiente idrico locale è prevalentemente costituito
dal mare con le sue coste ed i suoi fondali sabbiosi e
dal fiume Alli. Sulla sponda opposta del fiume è
attualmente in funzione una discarica di circa 5 ettari
realizzata negli anni ’90 per lo smaltimento di
rifiuti solidi urbani. Recenti studi hanno segnalato che
la metà del territorio limitrofo all’area è
caratterizzato da zone in dissesto o in degradazione con
scarsa consistenza dei suoli, evidenziando che la
maggior parte di essi, se sottoposti a carichi
concentrati anche minimi, potrebbero subire deformazioni
irreversibili fino a rottura.
L’insediamento
della centrale, avrà sul territorio degli effetti di
varia natura:
- sull’atmosfera,
sono identificabili nella ricaduta al suolo di
ossidi di carbonio e di azoto;
- sull’ambiente,
idrico sono attribuibili lo scarico a mare delle
acque reflue;
- sul
suolo, sono
riconducibili alle torri di raffreddamento, gocce di
acqua salata (circa 0,4 m3/h) ed alla conseguente
deposizione di sale che interesserà: le
aree interne al perimetro della centrale, l’area
PIP del Comune di Simeri Crichi all’interno della
quale sarà localizzato l’impianto, le aree
esterne alla zona industriale che sono in piccola
parte adibite ad uso agricolo;
- sul
clima acustico, possono essere attesi nei pressi
della discarica e del Centro Agricolo
Sperimentale (circa 45 dBA) in termini di
pressione sonora presumibilmente mascherata dalle
emissioni del traffico stradale di giorno, ma
costituente un rumore di fondo la notte.
- sul
paesaggio dovuto a:
edifici e manufatti che compongono la
centrale, la cui altezza varia tra i 15-17 m delle
torri;
50 m del camino;
pennacchio di vapore acqueo di lunghezza
superiore a 300 m che potrebbe innalzarsi dal gruppo
delle torri di raffreddamento per circa 350
ore/anno;
- sulla
flora, potrebbero essere attribuiti agli effetti
tossici selettivi dell’aerosol marino sulle
piante
ed in particolare alla capacità di quest’ultimo
di provocare la necrosi del tessuto
fogliare.
A servizio
della centrale sarà realizzata un’opera di Presa a
Mare costituita:
-
da una vasca
pompe localizzata a 250 metri dalla battigia, con
bocca di presa sommersa e torrino posto tra le
batimetriche –5 e –10 m;
-
da due
condotte di lunghezza 4,6 km e 4,4 km,
rispettivamente dedicate all’adduzione ed
allo scarico dell’acqua mare, realizzate
interamente interrate nell’alveo del fiume Alli.
L’ acqua
aspirata dal mare, dissalata, verrà, in primo luogo
utilizzata per il raffreddamento della centrale e poi,
immessa nel sistema irriguo regionale. A tal proposito,
l’Ufficio Bonifiche ed Irrigazioni del Dipartimento
Agricoltura Foreste Caccia e Pesca della Regione
Calabria dichiara la propria disponibilità a recepire
circa 2 milioni di m3/anno di acque dissalate, e
disponibili per uso agricolo, rese disponibili
dall’impianto. Appare evidente che l’acqua
risultante da questi processi e che sarà utilizzata per
irrigare i campi non sarà delle più incontaminate.
Dalle
conseguenze sul territorio su elencate, appare evidente
che, al contrario di ciò che viene sostenuto dalle
fonti ufficiali, la centrale non può rientrare nel
programma di sviluppo sostenibile del territorio come
invece è dichiarato dal Programma di Riqualificazione
Urbana per uno Sviluppo Sostenibile del Territorio di
Catanzaro, in
quanto va contro i principi di tutela ambientale.
Il
fatto che il territorio in questione sia già gravemente
danneggiato dalla presenza di una discarica, non
giustifica un ulteriore danno all’ambiente; in oltre
lo sviluppo sostenibile del territorio necessita di un
equilibrio virtuoso tra regole di costruzione dei luoghi
e ambiente, è necessario attingere alle risorse del
presente tenendo conto del futuro.
Inoltre,
non possiamo non valutare l’irrisoria ricaduta
occupazionale in rapporto all’ingente capitale che
s’intende investire, 330 milioni di €uro contro un
totale di 50 addetti tra diretti e indiretti.
Bisogna
considerare che questi pochi posti di lavoro saranno
“sicuri” per soli 25 anni e che, se teniamo anche
conto di eventuali altri insediamenti industriali che
questo impianto dovrebbe attrarre grazie agli incentivi
(sconti significativi sull’energia fornita alle
aziende che verranno ad insediarsi nell’area
produttiva di Simeri Crichi), il rapporto tra occupati e
impatto ambientale appare, in ogni caso, assai
sproporzionato. Risulta evidente che la costruzione di
una centrale termoelettrica per
la località in questione,
una con il più alto tasso di disoccupazione
dell’intera regione Calabria, non rappresenta
sicuramente la scelta più opportuna per lo sviluppo
economico e sociale di lungo periodo.
Parlando
di energia, viene spontaneo porsi alcune domande: in
un’era in cui la produzione di energia alternativa, più
pulita, appare ormai una necessità più che una scelta,
e soprattutto dopo che associazioni autorevoli, come
Legambiente, spingono molto in questa direzione
evidenziando il grave degrado ambientale ed atmosferico
in cui versa l’intero pianeta, è ancora sensato
investire su questi tipi di produzione energetica
inquinanti e origine di depauperamento del territorio?
E
soprattutto in un a regione come la Calabria in cui il
paesaggio rappresenta una delle più importanti risorse?
Il
nostro rapporto con il paesaggio è continuo perché non
siamo solo osservatori ma protagonisti responsabili
delle sue trasformazioni.
Affinché
la conservazione del paesaggio avvenga in modo
“attivo” e l’evoluzione delle strutture produttive
non determini una perdita di valori, ma ne aggiunga
piuttosto nuovi, occorre progettare le trasformazioni in
modo consapevole.
Occorre
“progettare il paesaggio” nel suo modificarsi e nel
suo divenire, ricorrendo a quelle analisi che consentono
di mettere in luce i fattori evolutivi, potendo così
interpretare i “segni” visibili sul territorio.
Con
“l’interpretazione di segni” si vuole indicare un
metodo di conoscenza, d’analisi e di valutazione di
quelle caratteristiche particolari proprie di ogni città,
di ogni campagna, vallata, paese, di ogni territorio,
che costituiscono l’identità del luogo.
Noi
pensiamo che qualsiasi persona di buon senso che non sia
influenzata da meri interessi economici e che abbia una
minima conoscenza dei vantaggi ecologici e anche delle
nuove e qualificate tipologie di occupazione che le
nuove tecnologie per la produzione energetica offrono,
risponderebbero No!!
In
conclusione i vantaggi sono nettamente inferiori agli
svantaggi, la cosa più grave che emerge da tutto ciò
è il grossolano errore di valutazione delle alternative
di investimento operato dalle Autorità competenti per
lo sviluppo territoriale. È necessario prendere
coscienza della responsabilità che tutti noi abbiamo
nei confronti dei luoghi e della società in cui viviamo
e quindi della necessità di indirizzare la scelte di
coloro che ci rappresentano.
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