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MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D'ORO ALLA PROVINCIA DI MASSA -
CARRARA
ARDENTE FOCOLARE DI VIVIDO FUOCO, ALL'INIZIO DELL'OPPRESSIONE
NAZIFASCISTA SPRIGIONO' LA SCINTILLA CHE INFIAMMO' I SUOI FIGLI
ALLA RESISTENZA.
VINSE LA FAME CON IL LEGGIADRO SACRIFICIO DELLE SUE DONNE E DEI
SUOI RAGAZZI SANGUINANTI SUGLI IMPERVI SENTIERI; SUBI' DOVUNQUE
STRAGI, DEVASTAZIONI E RAPPRESAGLIE ATROCI; SI ABBARBICO' ALLE
NATIE MONTAGNE FACENDO DEL GRUPPO DELLE APUANE LA CITTADELLA
INESPUGNATA DELLA LIBERTA'.
IN EPICI COMBATTIMENTI IRRISE PER NOVE MESI AL NEMICO E LO
VINSE; SANTIFICO' IL SUO DOLORE E IL SANGUE DEI SUOI CADUTI,
OFFRENDOLI COME OLOCAUSTO ALLA DIFESA DELLA PROPRIA TERRA ED
ALLA REDENZIONE DELLA PATRIA.
SETTEMBRE 1943 - APRILE 1945
Il secondo di questi nostri 'incontri' per celebrare i 60 anni
della Resistenza, evento praticamente ignorato dagli organi di
informazione ufficiali, è con Francesca Rolla, partigiana di
Carrara. Le oltre 40.000 donne italiane, che sono entrate nella
resistenza in qualità di staffette o direttamente inquadrate
nelle formazioni combattenti, hanno conquistato sul campo, col
sacrificio nella lotta contro l'oppressore, il diritto di voto e
di piena cittadinanza. Diritti che peraltro il fascismo aveva
negato a tutti per vent'anni, uomini compresi.
L'esperienza di Francesca ha il gusto dolceamaro di chi ha
vissuto una stagione irripetibile con tutte le sue
contraddizioni, le sue delusioni, i suoi momenti epici, le sue
tragedie. Prende parte attivamente alla sfiancante campagna
della guerriglia in montagna dove sarà protagonista di diversi
episodi dei quali ci dà qualche resoconto nell'intervista. Le
piace ricordare gli anni della gioventù ma ci parla anche con
rabbia e tristezza degli eccidi nazifascisti, dell'esecuzione
delle spie, della grande delusione del dopoguerra per essere
stata coinvolta in un processo palesemente ingiusto e fazioso
per l'omicidio di un ex-fascista. In punto di morte egli aveva
fatto il nome dell'omicida ma, a causa della falsa testimonianza
di alcuni delatori, diversi ex-partigiani, tra i quali il
fratello minore di Francesca, vengono messi sotto accusa in
relazione all'episodio senza alcun valido motivo.
Le cose che mi hanno di più impressionato dopo aver incontrato
alcuni partigiani sono quel sacro fuoco che i loro occhi paiono
sprigionare e la profonda saggezza che scaturisce dalle loro
parole. Per ovvi motivi un giorno anche l'ultimo di loro sarà
scomparso. E' compito delle forze sane della nazione tenere
accesa la sacra fiamma dell'ideale che spinse i figli d'Italia a
prendere le armi per conquistare la pace. L'appello dell'ANPI,
rivolto a tutti i cittadini antifascisti che intendano compiere
un atto concreto, è quello di iscriversi all'associazione.
Eroi non ce n'erano, non almeno per quella che é la concezione
odierna di tale figura. A dire il vero tra le file della
Resistenza c'erano anche attendisti e, purtroppo, traditori. Ma
ciò non può cancellare il sacrificio di chi ha sconfitto il
nazifascismo e riscattato la Patria umiliata per tentare di
darle un futuro di pace, lavoro e uguaglianza. Noi gli saremo
per sempre riconoscenti nel nome degli ideali di libertà, quella
vera, conquistata col sangue, col ferro e col fuoco sul campo di
battaglia.
Estate 1944. Siamo alla vigilia della liberazione di Firenze e
del ripiegamento delle forze tedesche verso la Linea Gotica. Nel
nord-ovest della Toscana le operazioni dei nostri partigiani che
combattono oltre le linee nemiche, e la conseguente dura
repressione germanica, subiscono una notevole escalation.
Da Radio Londra il generale Alexander, comandante delle forze
britanniche, esorta le formazioni irregolari italiane a
disturbare in ogni modo le operazione militari tedesche, a
compiere atti di sabotaggio per interrompere le comunicazioni,
ad attaccare le colonne del nemico in ritirata, ad appoggiare
l'avanzata delle truppe alleate.
Già dal settembre 1943 è nato a Massa il Fronte Nazionale
d'Azione, un comitato provinciale di liberazione per la
provincia apuana. Dalla fine di giugno del 1944 l'attività
bellica delle bande presenti nella zona si intensifica ed esse
diventano sempre più aggressive nella lotta contro i tedeschi ed
i repubblichini. Diversi militi della RSI, addestrati ed
equipaggiati in Germania che in molti casi si sono arruolati per
salvare la vita, passano in blocco nelle formazioni partigiane
in un numero vicino alle cento unità.
Le "misure di ritorsione" contro le bande e le attività
indesiderate vengono affidate dal comando germanico al maggiore
Walter Reder. Ai suoi ordini un nutrito gruppo di combattimento,
al quale sono tra l'altro aggregati reparti della 16^ divisione
corazzata Reichsfuehrer SS, che inizia in provincia di Pisa la
"lunga marcia della morte" verso Marzabotto e ancora oltre. I
veterani ai quali viene affidata la lotta alla bande si
dimostreranno particolarmente crudeli ed efferati rendendosi
colpevoli di numerose stragi che coinvolgeranno anche la
popolazione civile.
Si tratta degli stessi uomini che compiranno la strage di S.
Anna di Stazzema tornata di recente alla ribalta delle cronache
per l'apertura del processo a La Spezia dopo ben 60 anni. Tra
l'altro i fascicoli inerenti a questo procedimento penale sono
stati ritrovati nel famigerato "armadio della vergogna", un
archivio statale rimasto chiuso per oltre mezzo secolo colmo di
procedimenti penali mai aperti nei confronti di numerosi
criminali di guerra.
Le rappresaglie nazifasciste non tengono conto nemmeno di un
minimo di codice d'onore militare. Gli uomini della Wehrmacht e
delle SS, affiancati da reparti italiani della Guardia Nazionale
Repubblicana, della X Mas e dalle Brigate Nere, si abbandonano
al saccheggio, alla rapina e al massacro, con la ferocia della
belva ferita, che ha le spalle al muro ed è vicina alla fine.
Decine di paesi vengono sgombrati e dati alle fiamme mentre gli
abitanti sono costretti alla fuga. Le SS e le Brigate Nere
inseguono i fuggiaschi e li finiscono a colpi di fucile
automatico. Uomini, donne e persino bambini vengono barbaramente
massacrati anche con l'uso di mitragliatrici pesanti. I poveri
resti vengono poi gettati in fosse comuni o inceneriti dai
lanciafiamme.
Nei rapporti militari tedeschi i civili italiani sono registrati
come complici dei "banditi" giustificando così eccidi e
deportazioni di massa. Centinaia di persone vengono coinvolte
nel conflitto che si fa sempre più duro in vista del confronto
finale del 1945. Le Brigate garibaldine dislocate nella zona
delle Apuane incalzano il nemico con audaci azioni. Riescono ad
occupare alcuni paesi, dovendo in seguito ripiegare a causa
della reazione nemica. Le formazioni partigiane affrontano
coraggiosamente reggimenti pesantemente armati e truppe d'elité
che hanno combattuto su diversi fronti.
Sul fronte italiano vengono applicati gli spietati metodi già
messi in opera dalle divisioni germaniche durante l'invasione
dell'Unione Sovietica. Nessun riguardo nei confronti dei
"banditi" e della popolazione civile, anche se non mancano
singoli atti di pietà e di insubordinazione alla crudeltà degli
ordini da parte di soldati e anche di ufficiali tedeschi. In
seguito le autorità militari occupanti riconosceranno
implicitamente il valore dimostrato sul campo di battaglia dai
nostri patrioti: nei rapporti militari non si parlerà più di
banditi ma di partigiani.
Nel raccontare eventi lontani Francesca afferma di sentirsi lì,
ai tempi della sua gioventù, tanto è l’entusiasmo mai sopito nel
suo animo per aver vissuto quella grande stagione. E’ un
entusiasmo raro da trovare oggi persino nei più giovani. Quello
stesso sentimento che spinge gli ex-combattenti a partecipare
ancora ai presidi antifascisti ed alle iniziative di piazza.
A questo punto la nostra conversazione scivola inevitabilmente
verso tematiche più confidenziali e attuali. Tentiamo di
connettere ancora una volta la storia al presente. Senza timore
di smentita possiamo affermare che le riforme costituzionali
recentemente approvate dal governo sono un atto vergognoso
perpetrato nei confronti del popolo italiano, un atto gravissimo
che getta sul nostro paese l'ombra di una svolta autoritaria.
Facciamo un semplice ragionamento: paesi come la Francia e,
perché no, gli Stati Uniti d'America hanno due tra le carte
costituzionali, ritenute validi modelli per i principi di
modernità ivi contenuti, entrambe stilate alla fine del 1700,
vale a dire più di duecento anni fa. Sorge allora spontanea la
domanda: per quale motivo la Costituzione Italiana, essendo
andata in vigore appena cinquantasette anni fa, dovrebbe essere
già 'vecchia'?
Eppure le forze conservatrici, il cui scopo é di far tornare
indietro il nostro paese, sostengono questa tesi delirante, una
volgare menzogna che é totalmente da respingere. Dobbiamo invece
difendere la validità e l'attualità della nostra costituzione e
premere subito per ottenere l'annullamento delle riforme che
danno al ‘premier’ poteri maggiori di quelli che si era
attribuito il duce.
Si tratta di un vero e proprio affronto nei confronti dei
partigiani che cancella con un colpo di spugna le conquiste
ottenute da un secolo di lotte sociali legittimando nel contempo
l'odio dei vinti, i quali sono tornati a sbraitare i loro
sconnessi concetti grazie ad un'abile 'formula' (il premier
appunto) che ha coagulato le forze conservatrici e reazionarie
presenti nella nazione.
Tali forze sono state 'dormienti' per molti anni e sono potute
emergere dalle loro luride fogne grazie ad un'incessante opera
demolitrice della democrazia parlamentare. Il loro 'patto del
male' ha trascinato di fatto la nazione nel caos a causa della
totale incompetenza governativa in campo politico-economico e
del malaffare dilagante. In pratica l'Italia di oggi è quella
che auspicava la loggia P2 in quanto diversi punti
destabilizzanti per la società civile - ad es. la fine della
concertazione tra industriali e lavoratori, la riforma
'flessibile' del lavoro, la depenalizzazione dei reati
finanziari ecc... - erano contenuti nel programma occulto del
gran maestro Licio Gelli e sono stati realizzati.
Inoltre l'entusiastica adesione del nostro governo alle
operazioni di 'polizia internazionale' volute dagli Stati Uniti
la dice lunga sulla 'baldanza guerresca' di una destra di
governo forcaiola e antipopolare, che non ha eguali in Europa.
"L'Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le
controversie internazionali", suona più o meno così uno dei
primi concetti espressi dall'assemblea costituente e messi per
iscritto nella carta costituzionale italiana, tradita
palesemente e sotto gli occhi di tutta l'opinione pubblica. Il
nostro contingente in Iraq risulta invece essere una sorta forza
di polizia militare al soldo di una potenza straniera (gli USA)
in un paese terzo (l'Iraq).
Secondo la consolidata abitudine italica di schierarsi coi più
prepotenti il nostro governo é servile con l'amministrazione
neocon statunitense nel difendere interessi nazionali che
non sono i nostri, mentre si imbarca, con incredibile
leggerezza, nell'avventura senza ritorno della 'guerra infinita'.
L'attuale amministrazione USA inoltre pare avere uno strano
concetto dell'amicizia con l'Italia, un po' come quella del
padrone nei confronti del proprio cane.
Se prendiamo per es. in considerazione il caso Sgrena, e la
successiva morte di Nicola Calipari durante il trasporto di
Giuliana verso l'aeroporto di Baghdad, possiamo facilmente
dimostrare questa tesi. Le autorità militari statunitensi non
solo sono arrivate al punto di negare la propria responsabilità
nell'incidente, ma si ritengono al di sopra di qualunque
giurisdizione rifiutando di processare gli autori dell'uccisione
del funzionario italiano. E il nostro imbelle governo non è
capace di ottenere, non dico giustizia, ma nemmeno una benché
minima spiegazione sull'accaduto da parte dell'alleato.
La logica conclusione di questo ciclo storico disastroso per il
nostro paese e che il governo deve tornare a casa per aver
violato a più riprese i principi cardine della costituzione sui
quali nel 1948 si è fondata la nostra repubblica.
Chi vuole trascinarci nella perenne catastrofe della 'guerra
infinita', chi sminuisce e nega l'importanza della lotta di
liberazione, chi taccia i partigiani di essere stati banditi e
delinquenti è un nemico del popolo italiano e come tale va
trattato. Bisogna sbarrargli il passo prima che sia troppo
tardi. |