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ROMA CITTA' APERTA
4 giugno 1944: le truppe tedesche in ritirata
lasciano Roma che é dichiarata 'città aperta'. La Città Eterna
viene miracolosamente risparmiata ma i nazifascisti si lasciano
dietro una scia di sangue e di lutti che pagheranno cari ma mai
abbastanza per i crimini commessi.
Le formazioni partigiane capitoline si
mobilitano attaccando le retroguardie nemiche in rotta. Alcuni
patrioti cadono negli scontri a fuoco che si susseguono in
diverse zone della città, ma i tedeschi sono sconfitti e
lasciano sul campo notevoli perdite.
La Capitale non é insorta a livello popolare ma
ugualmente la Resistenza romana ha inflitto duri colpi al nemico
attraverso una guerriglia urbana incessante. Il cuore nevralgico
delle operazioni é il Quadraro, il quartiere che venne definito
il 'nido di vespe', la spina nel fianco delle truppe di
occupazione e del complice repubblichino. Il tributo di sangue
pagato dai cittadini romani alla causa della libertà é tra i più
alti.
La 'banda Koch' e le SS di Kappler hanno
spadroneggiato in città. La caserma di via Tasso, dove gli
antifascisti sono stati imprigionati e torturati, è divenuta
tristemente famosa per le atrocità ivi commesse. Il Ghetto di
Roma è stato rastrellato e centinaia di cittadini ebrei italiani
sono stati avviati ai campi di concentramento e alla morte.
La storia dei patrioti romani rimarrà per sempre
scolpita nella gloria e nel ricordo. A via Rasella, con un
legittimo atto di guerra nei confronti dell'occupante, i Gruppi
d'Azione Patriottica si sono coperti d'onore colpendo duramente
il nemico e i suoi complici. Il battaglione di polizia militare
altoatesina Bozen ha avuto quello che si meritava, essendo
inquadrato nella polizia militare tedesca, lasciando sul campo
33 morti.
Questo evento ha scatenato la reazione germanica
che si é attuata nell'infame strage delle Fosse Ardeatine, nella
quale 335 persone - molte delle quali pescate a caso con
incredibile sprezzo della vita da parte del comando tedesco -
sono state barbaramente uccise, e nel meno conosciuto episodio
del rastrellamento del Quadraro durante il quale centinaia di
persone sono state tratte in arresto e deportate, con una vera e
propria operazione di guerra che ha coinvolto numerosi reparti
delle SS. Solo pochi sopravvissuti ritorneranno a casa alla fine
della guerra.
Durante i lunghi mesi dell'occupazione Roma si é
trovata in uno stato preinsurrezionale, una situazione simile a
quella determinatasi in molte altre località italiane
schiacciate dal tallone nazista. In questo periodo la Resistenza
infligge colpi pesantissimi alle truppe occupanti che per un
intero mese non mettono piede a Centocelle.
Il quartiere viene costantemente pattugliato da
reparti irregolari, che operano nella zona a sud-est della
città. Importanti vie di comunicazione, come la via Prenestina e
la via Casilina, sono controllate dalla guerriglia che appoggia
l'avanzata degli alleati verso la Capitale.
Roma si era distinta già all'indomani dell'8 di
settembre quando esercito e popolo, trovatisi per la prima volta
insieme dopo molti anni, avevano difeso vanamente la città
dall'occupazione tedesca. Alle porte della Capitale, alcune
centinaia di uomini, tra civili e militari, affrontarono
migliaia di paracadutisti tedeschi.
Nei mesi della cospirazione sono nate bande e
comitati spontanei di supporto alle attività insurrezionali. Tra
gli altri compiti recuperare armi e munizioni, tentare di
riunire i reparti sbandati dell'esercito per reinquadrarli nella
guerriglia partigiana, fornire aiuto e ricovero agli
ex-prigionieri di guerra, entrati in clandestinità dopo la fuga,
e alle famiglie dei deportati.
Alla luce del sacrificio di tanti nostri
connazionali, spesso ancora ragazzi, ai quali la libertà era
stata negata per troppo tempo, dobbiamo far sì che il 25 aprile
diventi la vera festa nazionale italiana, condivisa perché non
si possono non condividere e tradire gli ideali della
Resistenza.
L'intero popolo italiano, con l'eccezione di
poche centinaia di migliaia di complici e assassini prezzolati,
si é sollevato nella lotta finale contro il nazifascismo, che
aveva portato la nazione, l'Europa e lo stesso mondo nel
baratro.
La Resistenza
italiana é stata movimento popolare spontaneo, come nella troppo
dimenticata 'resistenza del sud' all'indomani dell'8 settembre
1943, e movimento organizzato, sulle montagne e nelle valli dove
spirò il 'vento del nord', che nell'aprile del 1945 spazzò via
definitivamente l'invasore dal suolo patrio.
Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Genova, Torino,
Milano, tutte le grandi città d'Italia hanno risposto alla
chiamata della Patria, seppure in momenti diversi e in modo
diverso l'una dall'altra.
Ottobre 1943: a Napoli, dopo quattro giorni di
duri scontri, la popolazione volge in fuga i reparti d'elité di
SS e di paracadutisti della divisione corazzata Hermann Goering
schierati in città. Il colonnello Scholl, comandante di piazza
tedesco, é costretto a negoziare la resa con i cittadini
partenopei. All'entrata degli alleati nel capoluogo campano non
sono presenti unità tedesche.
Settembre 1943 - Giugno 1944: a Roma, durante i
lunghi mesi dell'occupazione, la guerriglia partigiana si
compatta, si organizza e si fortifica nel fuoco della battaglia,
incalzando il nemico senza concedergli un attimo di tregua.
Agosto 1944: Firenze si solleva e caccia i
tedeschi senza l'apporto rilevante di unità alleate. Le
avanguardie britanniche e neozelandesi rimangono prudentemente
schierate oltrarno, isolate, tra l'altro, a causa della
distruzione dei ponti sull'Arno effettuata dai tedeschi.
Novembre 1944: a Bologna i partigiani,
appoggiati da avanguardie polacche entrate in città, affrontano
il nemico in campo aperto, a Porta Lame, battendolo duramente.
Aprile 1945: Genova, Torino e Milano rispondono
con perfetto tempismo all'ordine di insurrezione generale
emanato dal CLNAI.
L'elemento unificante fa splendere di una luce
epica il ricordo di quella lotta, riagganciandolo alla
tradizione garibaldina dei volontari del tutto scomparsa durante
il 'ventennio'.
Boves, Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema,
Marzabotto, alcuni tra i maggiori crimini di guerra perpetrati
dai nazifascisti nel nostro paese. Migliaia di italiani immolati
sull'altare della libertà, spesso traditi o addirittura uccisi
da connazionali. Preciso compito delle Brigate Nere, alle
dirette dipendenze del segretario del PNF Pavolini, è la lotta
antipartigiana.
Questo il lascito del fascismo per la Patria da
esso vergognosamente tradita.
Non ci può essere nessuna rilettura diversa dal
supremo giudizio di condanna, impugnato dal CLNAI e già
pronunciato dalla Storia, verso un'ideologia, quella fascista,
che il popolo italiano, insieme a tutti i popoli del mondo
libero, ha condannato ad un'ingloriosa fine.
E' giunto il momento di contrapporsi, con la
forza della ragione, al revisionismo che vorrebbe far passare
come un crimine le legittime azioni partigiane assolvendo i
carnefici nazifascisti, ora divenuti vittime, secondo una
perversa interpretazione di fatti invece inconfutabili.
Forse certe idee oggi fanno breccia
nell'opinione pubblica perché sono state create condizioni di
ricettività, attraverso l'opera demolitrice attuata dalle
menzogne revisioniste nei confronti di fatti comprovati da
decine di migliaia di documenti, che certificano l'esatto
contrario di certe tesi deliranti.
Per es. risulta inammissibile come gente che
all'epoca non era nemmeno nata si permetta di mettere in dubbio
o di speculare sull'esistenza dei campi di sterminio, i quali
sono stati il crimine più orribile compiuto dai nazisti, anche
perché molti campi non erano neppure in Germania ma nei
territori occupati.
L'orrore di Auschwitz (ovvero Oswiecin, in
Polonia), dove sono morti anche molti italiani, - tra l'altro
ampiamente documentato in un famoso documentario girato
dall'Armata Rossa il giorno dopo la scoperta del campo -, non
può essere messo in dubbio. La storia non è filosofia, non si fa
con i se e con i ma.
Anche in Italia abbiamo avuto i nostri campi
della vergogna: Ferramonti, a noi noto, ma soprattutto Fossoli
in Piemonte, dove scomparvero molti ebrei italiani e patrioti, e
la risiera di San Sabba in Friuli, dove furono uccise migliaia
di persone nei famigerati forni crematori.
Nel nostro paese i campi di concentramento
allestiti dal regime fascista erano alcune decine, appena sotto
il centinaio, mentre non si contano le località adibite al
confino coatto di singoli oppositori del regime, prigionieri di
guerra - tra i quali molti etiopi ed eritrei -, e di cospicue
comunità come, ad es., quella rom.
Eppure la 'forza' del revisionismo sta proprio
nel fatto che, col trascorrere del tempo, i testimoni oculari
dell'abominio e i protagonisti di tali eventi scompariranno. E a
quel punto il campo sarà libero per ogni riscrittura della
storia da parte delle classi dominanti il cui interesse é
condannare la Resistenza all'oblio della glorificazione. Tutto
ciò non solo è assurdo ma dannoso, e stanno già provando a
farlo. Noi siamo qui per tentare di impedirlo e per portare
avanti gli ideali che i partigiani ci ha consegnato. |