SPECIALE 25 APRILE

ORA E SEMPRE RESISTENZA

La terza tappa del viaggio a puntate attraverso l'Italia partigiana in occasione del 60° anniversario della liberazione dell'Italia dal fascismo 

di: Capitan Chaos

 

ROMA CITTA' APERTA

4 giugno 1944: le truppe tedesche in ritirata lasciano Roma che é dichiarata 'città aperta'. La Città Eterna viene miracolosamente risparmiata ma i nazifascisti si lasciano dietro una scia di sangue e di lutti che pagheranno cari ma mai abbastanza per i crimini commessi.

Le formazioni partigiane capitoline si mobilitano attaccando le retroguardie nemiche in rotta. Alcuni patrioti cadono negli scontri a fuoco che si susseguono in diverse zone della città, ma i tedeschi sono sconfitti e lasciano sul campo notevoli perdite.

La Capitale non é insorta a livello popolare ma ugualmente la Resistenza romana ha inflitto duri colpi al nemico attraverso una guerriglia urbana incessante. Il cuore nevralgico delle operazioni é il Quadraro, il quartiere che venne definito il 'nido di vespe', la spina nel fianco delle truppe di occupazione e del complice repubblichino. Il tributo di sangue pagato dai cittadini romani alla causa della libertà é tra i più alti.

La 'banda Koch' e le SS di Kappler hanno spadroneggiato in città. La caserma di via Tasso, dove gli antifascisti sono stati imprigionati e torturati, è divenuta tristemente famosa per le atrocità ivi commesse. Il Ghetto di Roma è stato rastrellato e centinaia di cittadini ebrei italiani sono stati avviati ai campi di concentramento e alla morte.

La storia dei patrioti romani rimarrà per sempre scolpita nella gloria e nel ricordo. A via Rasella, con un legittimo atto di guerra nei confronti dell'occupante, i Gruppi d'Azione Patriottica si sono coperti d'onore colpendo duramente il nemico e i suoi complici. Il battaglione di polizia militare altoatesina Bozen ha avuto quello che si meritava, essendo inquadrato nella polizia militare tedesca, lasciando sul campo 33 morti.

Questo evento ha scatenato la reazione germanica che si é attuata nell'infame strage delle Fosse Ardeatine, nella quale 335 persone - molte delle quali pescate a caso con incredibile sprezzo della vita da parte del comando tedesco - sono state barbaramente uccise, e nel meno conosciuto episodio del rastrellamento del Quadraro durante il quale centinaia di persone sono state tratte in arresto e deportate, con una vera e propria operazione di guerra che ha coinvolto numerosi reparti delle SS. Solo pochi sopravvissuti ritorneranno a casa alla fine della guerra.

Durante i lunghi mesi dell'occupazione Roma si é trovata in uno stato preinsurrezionale, una situazione simile a quella determinatasi in molte altre località italiane schiacciate dal tallone nazista. In questo periodo la Resistenza infligge colpi pesantissimi alle truppe occupanti che per un intero mese non mettono piede a Centocelle.

Il quartiere viene costantemente pattugliato da reparti irregolari, che operano nella zona a sud-est della città. Importanti vie di comunicazione, come la via Prenestina e la via Casilina, sono controllate dalla guerriglia che appoggia l'avanzata degli alleati verso la Capitale.

Roma si era distinta già all'indomani dell'8 di settembre quando esercito e popolo, trovatisi per la prima volta insieme dopo molti anni, avevano difeso vanamente la città dall'occupazione tedesca. Alle porte della Capitale, alcune centinaia di uomini, tra civili e militari, affrontarono migliaia di paracadutisti tedeschi.

Nei mesi della cospirazione sono nate bande e comitati spontanei di supporto alle attività insurrezionali. Tra gli altri compiti recuperare armi e munizioni, tentare di riunire i reparti sbandati dell'esercito per reinquadrarli nella guerriglia partigiana, fornire aiuto e ricovero agli ex-prigionieri di guerra, entrati in clandestinità dopo la fuga, e alle famiglie dei deportati.

Alla luce del sacrificio di tanti nostri connazionali, spesso ancora ragazzi, ai quali la libertà era stata negata per troppo tempo, dobbiamo far sì che il 25 aprile diventi la vera festa nazionale italiana, condivisa perché non si possono non condividere e tradire gli ideali della Resistenza.

L'intero popolo italiano, con l'eccezione di poche centinaia di migliaia di complici e assassini prezzolati, si é sollevato nella lotta finale contro il nazifascismo, che aveva portato la nazione, l'Europa e lo stesso mondo nel baratro.

La Resistenza italiana é stata movimento popolare spontaneo, come nella troppo dimenticata 'resistenza del sud' all'indomani dell'8 settembre 1943, e movimento organizzato, sulle montagne e nelle valli dove spirò il 'vento del nord', che nell'aprile del 1945 spazzò via definitivamente l'invasore dal suolo patrio.

Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Milano, tutte le grandi città d'Italia hanno risposto alla chiamata della Patria, seppure in momenti diversi e in modo diverso l'una dall'altra.

Ottobre 1943: a Napoli, dopo quattro giorni di duri scontri, la popolazione volge in fuga i reparti d'elité di SS e di paracadutisti della divisione corazzata Hermann Goering schierati in città. Il colonnello Scholl, comandante di piazza tedesco, é costretto a negoziare la resa con i cittadini partenopei. All'entrata degli alleati nel capoluogo campano non sono presenti unità tedesche.

Settembre 1943 - Giugno 1944: a Roma, durante i lunghi mesi dell'occupazione, la guerriglia partigiana si compatta, si organizza e si fortifica nel fuoco della battaglia, incalzando il nemico senza concedergli un attimo di tregua.

Agosto 1944: Firenze si solleva e caccia i tedeschi senza l'apporto rilevante di unità alleate. Le avanguardie britanniche e neozelandesi rimangono prudentemente schierate oltrarno, isolate, tra l'altro, a causa della distruzione dei ponti sull'Arno effettuata dai tedeschi.

Novembre 1944: a Bologna i partigiani, appoggiati da avanguardie polacche entrate in città, affrontano il nemico in campo aperto, a Porta Lame, battendolo duramente.

Aprile 1945: Genova, Torino e Milano rispondono con perfetto tempismo all'ordine di insurrezione generale emanato dal CLNAI.

L'elemento unificante fa splendere di una luce epica il ricordo di quella lotta, riagganciandolo alla tradizione garibaldina dei volontari del tutto scomparsa durante il 'ventennio'.

Boves, Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, alcuni tra i maggiori crimini di guerra perpetrati dai nazifascisti nel nostro paese. Migliaia di italiani immolati sull'altare della libertà, spesso traditi o addirittura uccisi da connazionali. Preciso compito delle Brigate Nere, alle dirette dipendenze del segretario del PNF Pavolini, è la lotta antipartigiana. 

Questo il lascito del fascismo per la Patria da esso vergognosamente tradita.

Non ci può essere nessuna rilettura diversa dal supremo giudizio di condanna, impugnato dal CLNAI e già pronunciato dalla Storia, verso un'ideologia, quella fascista, che il popolo italiano, insieme a tutti i popoli del mondo libero, ha condannato ad un'ingloriosa fine.

E' giunto il momento di contrapporsi, con la forza della ragione, al revisionismo che vorrebbe far passare come un crimine le legittime azioni partigiane assolvendo i carnefici nazifascisti, ora divenuti vittime, secondo una perversa interpretazione di fatti invece inconfutabili.

Forse certe idee oggi fanno breccia nell'opinione pubblica perché sono state create condizioni di ricettività, attraverso l'opera demolitrice attuata dalle menzogne revisioniste nei confronti di fatti comprovati da decine di migliaia di documenti, che certificano l'esatto contrario di certe tesi deliranti.

Per es. risulta inammissibile come gente che all'epoca non era nemmeno nata si permetta di mettere in dubbio o di speculare sull'esistenza dei campi di sterminio, i quali sono stati il crimine più orribile compiuto dai nazisti, anche perché molti campi non erano neppure in Germania ma nei territori occupati.

L'orrore di Auschwitz (ovvero Oswiecin, in Polonia), dove sono morti anche molti italiani, - tra l'altro ampiamente documentato in un famoso documentario girato dall'Armata Rossa il giorno dopo la scoperta del campo -, non può essere messo in dubbio. La storia non è filosofia, non si fa con i se e con i ma.

Anche in Italia abbiamo avuto i nostri campi della vergogna: Ferramonti, a noi noto, ma soprattutto Fossoli in Piemonte, dove scomparvero molti ebrei italiani e patrioti, e la risiera di San Sabba in Friuli, dove furono uccise migliaia di persone nei famigerati forni crematori.

Nel nostro paese i campi di concentramento allestiti dal regime fascista erano alcune decine, appena sotto il centinaio, mentre non si contano le località adibite al confino coatto di singoli oppositori del regime, prigionieri di guerra - tra i quali molti etiopi ed eritrei -, e di cospicue comunità come, ad es., quella rom.

Eppure la 'forza' del revisionismo sta proprio nel fatto che, col trascorrere del tempo, i testimoni oculari dell'abominio e i protagonisti di tali eventi scompariranno. E a quel punto il campo sarà libero per ogni riscrittura della storia da parte delle classi dominanti il cui interesse é condannare la Resistenza all'oblio della glorificazione. Tutto ciò non solo è assurdo ma dannoso, e stanno già provando a farlo. Noi siamo qui per tentare di impedirlo e per portare avanti gli ideali che i partigiani ci ha consegnato.

Riferimenti bibliografici:

Walter De Cesari, La borgata ribelle, la resistenza popolare a Roma e il rastrellamento del Quadraro

Armando Saitta, Dal fascismo alla Resistenza

 
 
 
 
   
   
   

 

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